
India. Dovrebbe tenersi oggi una nuova udienza nell’ambito del processo indiano che vede sul banco degli imputati Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, albenganese lui e torinese lei, accusati di aver ucciso l’amico Francesco Montis nella camera d’albergo che i tre condividevano in un viaggio a Varanasi. Il condizionale è d’obbligo in questo caso, visti i numerosi rinvii e intoppi che hanno caratterizzato fino adesso il processo.
Il procedimento ha comunque registrato un’accelerata dopo che la Corte Suprema indiana ha dato disposizioni al Tribunale di Varanasi di arrivare ad una sentenza entro gennaio 2011 e di non ammettere rinvii se non per casi eccezionali (nonostante questo, però, la scorsa settimana sono state rimandate tre udienze a causa di lutti e testimoni influenzati). Oggi, una nuova battaglia tra l’accusa che parla di un perverso triangolo amoroso come movente del presunto delitto, e la difesa che sostiene che la morte di Francesco sia sopraggiunta per cause naturali. Tesi, quest’ultima, avvalorata anche dalle parole della famiglia della vittima che ha sempre confermato i problemi di salute del ragazzo.