
Savona. Gli interventi di restauro nel Palazzo Della Rovere di Savona sono al centro di un volume che sarà presentato mercoledì, 17 novembre, alle ore 16,30, nella sede dell’Unione Industriali. L’incontro sarà preceduto da due visite guidate al Palazzo alle ore 11,30 e alle ore 15,30.
Il volume, curato da Maria Di Dio in collaborazione con lo Studio di Architettura AB di Alessandra Bonanni, illustra le indagini tecnico-scientifiche, gli studi, e gli interventi di adeguamento funzionale e di restauro realizzati dal 1994 ad oggi, con fondi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nel monumentale Palazzo savonese progettato nel 1493 da Giuliano da San Gallo per il cardinale Giuliano della Rovere, futuro Papa Giulio II, e poi rimaneggiato più volte nel corso dei secoli.
Proprio grazie agli interventi illustrati sono state effettuate importanti scoperte, che hanno consentito di formulare nuove interessanti ipotesi sull’aspetto originario del Palazzo e sulle sue trasformazioni successive, a volte decisamente radicali, tanto da poterlo considerare come vero e proprio palinsesto della storia di Savona e dei suoi protagonisti più illustri: dal committente Cardinale Giuliano al conte Gilbert Chabrol de Volvic, che lo aprì alla Città adibendolo a sede della sua Prefettura napoleonica, attraverso le gesta internazionali della Famiglia Spinola che lo possedette dal 1532 al 1638 o le intime vicende delle Clarisse locali che dal 1676 al 1797 lo utilizzarono come loro convento.
Tra le scoperte più interessanti si possono ricordare: i resti di due delle quattro volte affrescate nel 1567 da Andrea Semino e Matteo Campora, adiacenti all’unica conosciuta (se pure nascosta da un controsoffitto incongruo); gli indizi di una decorazione del porticato interno più estesa di quella oggi visibile in corrispondenza dell’immagine dell’Angelo che affianca lo scalone ottocentesco; le tracce di un porticato rivolto verso l’attuale piazza del Duomo, più antico di quello interno attuale, che ha aperto nuove prospettive alla ricostruzione dell’aspetto sangallesco dell’intero Palazzo.
Purtroppo, a causa della perdurante incertezza sull’uso futuro dell’edificio, i lavori sono ben lungi dall’essere completati, tuttavia sono stati restaurati i suoi elementi artistici più significativi: l’unico affresco di Andrea Semino e Matteo Campora ancora integro, raffigurante Venere e Adone, al piano del cortile d’onore; il Salone decorato dai fratelli Paolo Gerolamo e Stefano Angelo Brusco, al piano superiore; le facciate principali, tra cui quella su via Pia, la cui parte inferiore è stata coraggiosamente ricomposta nel suo assetto originario; come pure le due Sale sangallesche, già tramezzate e soppalcate, che affiancano la preziosissima volta dell’atrio, vera e propria firma di Giuliano da San Gallo, che la fece “gettare” alla maniera romana, secondo insegnamenti verosimilmente appresi direttamente da Leon Battista Alberti.
L’inquadramento delle vicende storiche e le descrizioni dei restauri dovute a Maria Di Dio sono accompagnate da approfondimenti scientifici di natura archeologica, dovuti a Francesca Bulgarelli e a Lucia Maria Bertino, e di natura tecnica, elaborati da Paola Parodi, Stefano Vassallo e Alessandra Bonanni, mentre Lauro Magnani e Andrea Leonardi illustrano sagacemente i presupposti storici e i contenuti artistici degli affreschi di Andrea Semino e Matteo Campora.