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Le vetrerie di Altare: una realtà dimenticata

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Le vetrerie di Altare: una realtà dimenticata
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La costruzione delle ex vetrerie di Altare ti impressiona per le dimensioni, gigantesche, e per il silenzio che vi regna, oltre che per le tonnellate di detriti sparsi ovunque. E’ la ex vetreria Savam, ancora in piedi ma in completo abbandono.

Entrando nel fabbricato abbandonato della ex vetreria di Altare e salendo le scale, fra le altre cose, si può vedere il soffitto della sala degli stemmi, dove alzando lo sguardo si possono ammirare gli stemmi delle famiglie che avevano fondato la S.A.V. Società Artistico Vetraria – la più antica cooperativa italiana (è stato scritto anche un libro), ovviamente con cautela e senza impegnare il pavimento al centro perché è pericolante.

Questa sala veniva usata per le assemblee anche dalla nuova proprietà la Savam Soc. Art. Vetr. di Angelo Masserini – l’industriale milanese che aveva rilevato la Sav dal fallimento e negli anni ’70 l’aveva riaperta. Dopo aver effettuato ingenti investimenti per il trasferimento nella nuova zona industriale di Li Piani, la Savam è fallita nel 1992 in attesa dei fondi Pim, Piani Integrati del Mediterraneo, mai arrivati! Quando la ditta era allo stremo ricevette 400 milioni di lire, che erano appena sufficienti a pagare i netti dei salari di un mese (pagati in contante ai dipendenti in quanto non era più possibile usufruire della banca).

La vetreria occupava 350 posti di lavoro ora sono a mala pena 80-100. Tutte le amministrazioni, da quella Comunale a quella Regionale, non hanno avuto nessun interesse e nessun potere per salvare una realtà così importante per il nostro territorio. Questo territorio oggi è senz’altro più povero, anche di conoscenze tecniche (i tecnici vengono da fuori, tranne alcune realtà di nicchia), i lavoratori e conseguentemente le loro famiglie sono economicamente più poveri e il territorio dimostra chiaramente i segni della decadenza.

Qualcuno spingeva e insisteva perchè la Savam si spostasse nel nuovo insediamento, arrivavano lettere dei cittadini infastiditi dal rumore e dal passaggio dei camion in via Paleologo (in realtà poche persone).

L’alternativa è tristissima: un enorme fabbricato, con le grandi finestre prive di serramenti che sembrano orbite di un teschio, una costruzione gigantesca abbandonata da tutti, sporca e fatiscente, circondato dalle transenne e comunque immerso nel centro abitato, a stretto contatto con le case di civile abitazione, con i giardini delle villette, adiacente alla strada che attraversa Altare.

Forse anche pericolante e probabilmente dannoso alla salute (cosa che si dovrebbe accertare), problema reale? Io rifletto con un senso di inquietudine, quando vedo le mamme che passano con il passeggino sotto quei tetti in amianto (ma non solo il tetto della vetreria… Altare ne è piena nel vecchio nel nuovo ovunque) ignare del possibile pericolo. E se anche non sei ignaro cosa fai? non ci porti i bambini a giocare, ma ci devi passare per forza.

E ancora, sulle maestranze della vetreria, non è mai stata fatta una indagine epidemiologica a livello statistico, e non solo sugli operai ma anche sulle mogli che provvedevano al lavaggio degli indumenti usati dai mariti sul lavoro.

All’epoca della vetreria c’era il rumore, c’erano i camion, c’era il traffico, ma d’altra parte c’era il lavoro per centinaia di famiglie. Ora non c’è rumore ma non c’è lavoro, nessuno dopo la chiusura ha mai pensato all’alternativa. A cosa sarebbe rimasto di un insediamento produttivo, forse unico nel suo genere. Chi o cosa avrebbe occupato lo spazio ma soprattutto chi se ne sarebbe preso l’onere? Dal 1992 al 2010, alcuni anni sono passati, senza che nessuno abbia fatto nulla.

Coloro che hanno acquisito forse non si aspettavano certe problematiche (Asl, Arpal, locali da bonificare, amianto da smaltire). Si è dovuto demolire l’avancorpo dove si trovavano la portineria i nuovi uffici e l’officina, perché era pericolante, da allora tutto è fermo, un monumento all?immobilismo. La realtà sembra essere vetrificata, per usare un termine caro ad Altare e nulla si muove in nessuna direzione.

Anche per quanto riguarda i trasporti e i collegamenti con il capoluogo e la Valle Bormida, delegati all’Acts oppure alle auto dei privati, nessuno ne parla. Cosa fanno gli eletti nelle Istituzioni a Roma o in Regione? Hanno forse dimenticato la loro identità locale? Quella ferrovia, che da tempo immemorabile, poteva diventare metropolitana (8 minuti per raggiungere Savona), è una grossa opportunità a cui nessuno pensa.

Ma la cosa peggiore è l’ignoranza e la rassegnazione, la pigrizia mentale e il pensare che tutto debba venirci dall’alto! Altare è divenuta una cittadina la cui attività principale sono i bar, frequentatissimi, da decine di persone di tutte le età, che stazionano in essi dentro o fuori, con il bicchiere in mano e la sigaretta fra le labbra, guardando chi passa. In alcuni locali il barista fuma dietro il banco. Le auto degli avventori sono posteggiate ovunque, il comune dispone di un vigile urbano e di un ausiliario del traffico, i carabinieri fanno orario di ufficio. Dopo le 21, sembra di essere in un film di Romero, in una città fantasma.

Roberto Nicolick

Red.
13 Ottobre 2010 alle 15:30
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