
Provincia. “La richiesta di mobilità per 220 lavoratori di Ferrania è un campanello di allarme pesantissimo che richiede alle istituzioni locali una reazione molto forte. Mettere in mobilità la metà dei lavoratori del sistema Ferrania vuol dire decretare la morte dell’accordo di programma, cioè di quello strumento che ha consentito di salvare l’azienda dal fallimento e di indicare non solo per Ferrania ma per la Valle Bormida una via di uscita dalla crisi mantenendo aperta una prospettiva industriale. Non ci possiamo permettere di far cadere questa prospettiva e, di fatto, di svuotare l’accordo di programma”. E’ il monito lanciato dal Pd provinciale appresa la notizia dello sciopero dei lavoratori di venerdì prossimo.
“La strada della mobilità significa tarare il sistema Ferrania su numeri bassissimi: resterebbero 140 lavoratori nelle produzioni tradizionali e 75 sul fotovoltaico. C’è in questa vicenda innanzitutto una totale assenza del Governo nazionale, aggravata certo dall’assenza del Ministro allo Sviluppo economico per cinque lunghi mesi, ma che comunque la dice lunga sull’incapacità di sostenere un qualsivoglia disegno di politica industriale e nello specifico di fare su Ferrania un investimento di tipo nazionale come del resto prevedeva un accordo sottoscritto anche dal Governo centrale”.
Per il Pd la mancanza di una risposta alla richiesta di convocazione di un incontro urgente avanzata dai sindacati al Governo coinvolgendo più Ministeri rappresenta un ulteriore e grave elemento di preoccupazione. “La Provincia in passato è stata uno dei motori dell’accordo di programma e un punto di riferimento forte per i lavoratori, i sindacati, la proprietà, i Comuni della Valle e i livelli istituzionali superiori. Ora con Vaccarezza se ne sono perse le tracce, a tal punto che nessuno si perita neanche di chiederne l’intervento” prosegue la nota.
“Come consiglieri di minoranza abbiamo sentito il dovere di chiedere la convocazione urgente della Commissione sviluppo economico per sollecitare un ruolo da parte dell’Ente e per capire esattamente quale è la sua posizione. La cassa in deroga scade il 30 novembre ed entro quella data l’azienda chiede ai sindacati di concludere un accordo. In mezzo la politica, anche quella locale deve battere un colpo, facendo di tutto per non perdere una prospettiva occupazionale e industriale cui non vogliamo e non possiamo rinunciare se non intendiamo adagiarci su un lento ma inesorabile declino” conclude la nota.