
Cengio. “Le popolazioni della Valle Bormida, i veri danneggiati dall’inquinamento secolare derivante dagli stabilimenti di Cengio, sono state progressivamente escluse da ogni informativa e reale partecipazione ai procedimenti amministrativi”. Inizia così la lettera del Coordinamento delle associazioni ambientaliste della Val Bormida indirizzata al ministro Stefania Prestigiacomo in visita domani al sito dell’ex Acna di Cengio.
“Sappiamo che la provincia di Savona avrebbe rilasciato una certificazione di conformità dei lavori eseguiti ai progetti di bonifica approvati per un’area della Zona A2, con provvedimento dirigenziale del 15 gennaio 2010. Con questo vorrebbero far credere che tutto oramai è a posto – prosegue la lettera -. E’ opportuno ricordare, invece, che la certificazione di avvenuta bonifica può essere rilasciata solo dopo aver constatato che non esista più un rischio per l’ambiente e le persone. Aver eseguito i lavori in conformità, dunque, non prova null’altro che l’ordinaria conduzione di un cantiere.
“Qualche mese fa, quando dopo 11 anni, è finalmente cessata la gestione commissariale emergenziale, abbiamo provato per l’ennesima volta ad ottenere delle risposte chiedendo alla Provincia di Savona di poter prendere visione di tutta la documentazione inerente alle attività di bonifica, ma anche questa richiesta è stata rigettata” aggiunge ancora il Coordinamento.
Nel mirino del Coordinamento l’accordo con la Syndial, secondo il quale dopo quattro anni dalla conclusione dei cantieri la stessa non risponderebbe più per le eventuali fuoriuscite dal sito di Cengio; le spese assunte per la realizzazione di opere secondarie e di non provata utilità rispetto alle attività di bonifica delle aree pubbliche; la “dimenticanza” della Valutazione di impatto ambientale riguardo al progetto definitivo di bonifica, che ha portato all’apertura di un procedimento di infrazione nei confronti dell’Italia; la continua dilazione dei tempi per la conclusione delle attività di bonifica, annunciata in modo altisonante più volte negli scorsi anni, ma che, dopo quasi 12 anni, sarebbe in verità ancora lontana, come riportato dal quotidiano “Sole 24 Ore” in un accurato dossier pubblicato lo scorso mese di settembre; i ritardi nell’azione risarcitoria del danno ambientale, con modalità di determinazione dello stesso alquanto oscure, visto che non si è mai proceduto alla nomina dei tre esperti che avrebbero dovuto occuparsene.
“Prima di operare qualsiasi svincolo dell’area si debba innanzitutto attendere l’esito della VIA. E che questa venga condotta in sede nazionale, in piena trasparenza e con il coinvolgimento delle parti interessate. Inoltre chiediamo un riconoscimento per le sofferenze patite, vogliamo essere ascoltati. Un segno tangibile sarebbe quello di consentire una consultazione trasparente degli archivi dell’ufficio commissariale, sopratutto per quanto riguarda la gestione degli ultimi anni. Le Arpal piemontesi inoltre devono essere nuovamente coinvolte nelle attività di monitoraggio e controllo del sito ex Acna, dalle quali sono state progressivamente escluse e tutti i dati rilevati devono essere resi facilmente accessibili per la cittadinanza. E’ infine necessario un monitoraggio sanitario della popolazione e un coinvolgimento effettivo della Valle Bormida piemontese nella procedura per la determinazione del danno ambientale” conclude la lettera.