L’infanticidio di Andrea, il bimbo di tre anni, ucciso oggi, a San Bartolomeo del Bosco, dalla sua mamma ad appena dieci giorni dalla nascita del secondogenito, ancora una volta richiama lo stato di emergenza in cui versa la maternità in italia. Ogni volta che si verificano simili tragedie si scopre come Istituzioni e ASL siano realmente lontane dalle necessità psico-fisiche di una donna che, in gravidanza come a parto avvenuto, ha bisogno di tutela e assistenza per prevenire o curare possibili stati depressivi. In questa situazione, per altro, l’infanticidio del bimbo di tre anni rivela come lo stress familiare fosse già molto elevato, ancora prima della seconda gravidanza, e soprattutto come nessuno, all’interno dell’ASL savonese, fosse stato capace a coglierne i segnali.
Se per qualcuno dentro ai Consultori familiari pubblici l’aborto resta un’alternativa per rimuovere problematiche legate ad una garvidanza difficile, per noi di Federvita Liguria la donna in maternità non può essere considerata come un numero in macelleria. L’Assessore regionale alla Sanità, Claudio Montaldo, anzichè porsi
l’obiettivo di ridurre in Liguria i reparti di Ostetricia, per fare numero, come accade ad Albenga, dovrebbe preoccuparsi di potenziare, in accordo con i direttori delle ASL liguri, i centri delle maternità, implementando le figure professionali, assistenti sociali e psicologi, che possano assitere realmente la donna prima, durante e dopo il parto. Anche successivamente al ritorno a casa. Le pareti domestiche non possono essere dimenticate, poichè talvolta sono meno siucure delle strade
Eraldo Ciangherotti
presidente di FEDERVITA Liguria