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Economia

L’opinione di una cittadina sull’ampliamento di Tirreno Power

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“I cittadini di Vado Ligure e Savona stanno assistendo ormai da tempo ad un conflitto che vede contrapposta la fazione a favore dell’ampliamento della centrale di Tirreno Power e la fazione di tutti quelli che non si sono ancora stancati di difendere la salute dei cittadini ed il proprio territorio. Molta parte di coloro che stanno assistendo a questo scontro ritengo però che non sia messa nella condizione di decidere perché gli interlocutori del caso non hanno ancora chiarito le alternative possibili. Un messaggio esplicito arriva invece da chi è a favore dell’ampliamento: i combustibili fossili sono una fonte di energia irrinunciabile. Le centrali elettriche a carbone al contrario vanno chiuse, ora e per sempre, sta già succedendo nel mondo: che si inizi anche in Italia”.

Vorrei quindi portare all’attenzione dei lettori quanto dice Jeremy Rifkin, un economista, attivista e saggista statunitense che ha fatto del tema pacifista ed ambientalista l’oggetto di molti dei suoi lavori. Rifkin descrive l’Italia come un grande giacimento open air di energie: l”Arabia Saudita delle energie rinnovabili”, dal solare, all’eolico, al geotermico. Ed il nostro paese potrebbe essere l’apripista per una nuova rivoluzione industriale, la Terza Rivoluzione Industriale, quella sostenuta non più dalle energie derivanti dai combustibili fossili del XIX e XX secolo, ma dallo sfruttamento e la distribuzione delle energie rinnovabili del XXI secolo. Rifkin ha contribuito a sviluppare il progetto della Terza Rivoluzione Industriale per l’UE, realizzando un piano di sviluppo basato su 5 pilastri fondamentali. La base per una transizione verso un’era di energia rinnovabile e di economia all’idrogeno è stata istituita dall’Unione europea nel corso di un seduta del Consiglio europeo a Bruxelles, presieduto dal Cancelliere Angela Merkel, già
nell’anno 2006.

Il primo pilastro vede l’UE impegnata a trasformare il 20% delle energie in rinnovabili entro il 2020 ed ogni Stato membro deve raggiungere questo risultato entro dieci anni. Il secondo pilastro prevede che tutti gli edifici esistenti debbano essere convertiti in centrali energetiche che raccolgono l’energia che arriva dall’esterno: il sole, il vento, il calore del sottosuolo. Il terzo pilastro vede protagonista il metodo di raccolta dell’energia prodotta, impegnando tutta la UE all’uso dell’idrogeno per stoccare le energie rinnovabili. Dato che il sole non sempre splende, e il vento non sempre soffia, l’idrogeno come mezzo di stoccaggio permette di raccogliere queste energie e usarle per l’elettricità quando effettivamente servono.

A proposito di idrogeno, in Puglia, Rifkin, insieme al ministero dell’Ambiente, alla Regione Puglia e all’Università dell’idrogeno, ha fatto nascere nel 2008 un progetto triennale del costo di 5 milioni di euro per la costruzione di distributori di idrogeno, metano e idrometano. L’idrogeno viene ottenuto da fonti rinnovabili in loco e renderà attivo un servizio taxi in tutta la regione basato sull’idrogeno, celle a combustibile e motori elettrici.

Il quarto pilastro vedrà costruire con le stesse identiche tecnologie sia in Italia che in Europa una rete di distribuzione con milioni di persone che producono la propria energia, energia “verde”, nelle proprie case, uffici ed edifici in genere. Tale energia verrà immagazzinata con l’idrogeno e l’energia che non verrà usata, potrà essere condivisa attraverso una rete di distribuzione intelligente.

Il quinto ed ultimo pilastro sarà dedicato ai veicoli a motore: i primi veicoli elettrici sono comparsi quest’anno, i primi ad idrogeno saranno disponibili nei prossimi due anni. E le persone saranno in grado di attaccare o staccare dalla rete intelligente le proprie auto, camion, autobus per poi connetterli alla rete di distribuzione del Paese per prelevare elettricità oppure restituirla alla rete. Questo progetto ci proietta nel futuro, un futuro ecosostenibile e ci illustra in modo chiaro e realizzabile come possiamo voltare pagina. Sarebbe importante per la nostra comunità cogliere l’opportunità di dire no all’ampliamento di Tirreno Power perché un mondo nuovo è ancora possibile, sfruttando opportunità che ancora non si conoscono abbastanza, ma che da sole sono in grado di trasportarci in una nuova epoca industriale nel rispetto del pianeta.

Claudia Rossi

Redazione
6 Ottobre 2010 alle 14:34
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