
Sanremo. Prende spunto da un articolo apparso l’11 agosto scorso sui giornali – e che racconta di una violenza sessuale denunciata e smentita dai fatti – don Luciano Massaferro, che vuole così dimostrare come il destino di un accusato “senza prove certe” sia appeso a quelle che definisce “casualità”. Il presunto stupratore del fatto narrato è stato infatti assolto grazie alla presenza di telecamere nel luogo in cui si sarebbe consumata la violenza, e le cui immagini “parlano” di fatti mai avvenuti.
Di qui le domande che torturano “don Lu”, nelle giornate trascorse nel carcere che, da 8 mesi, cioè da quando gli è piombata addosso la gravissima accusa di pedofilia, è diventato la sua casa: “Rileggendo quell’articolo continuo a chiedermi: cosa sarebbe successo se la telecamera fosse stata spenta? Siamo certi che in tale malaugurata ipotesi le parole dell’uomo sarebbero state credute? Senza il filmato quella persona che futuro giudiziario avrebbe avuto? Quanti articoli avrebbero gridato al ‘mostro’? Le risposte sono purtroppo scontate ed allora comprendo che la vita di quella persona è dipesa esclusivamente da una ‘coincidenza’”. Coincidenza favorevole che, però, non è toccata in sorte a don Luciano che, dal 29 dicembre scorso, deve fare i conti con l’accusa di aver abusato di una minorenne, sua parrocchiana.
“Ma davvero – si chiede ancora il parroco alassino – è possibile che la dichiarazione di un’accusatrice possa determinare una condanna, distruggendo irrimediabilmente una o più vite? Questo però, non significa che eviti di pensare all’immane dolore di chi realmente ha subito una violenza sessuale, al senso di nausea, di impotenza, di rabbia che lacera nel profondo”.
“Anch’io grido, come molti, la frase ‘Che sia fatta giustizia – precisa ancora don Luciano -, ma è davanti agli occhi di tutti che i fatti di cronaca raccontano palesi lacune, faurici di danni indicibili e anche questo deve essere oggetto di attenta riflessione. Mi pare necessario che tutti quanti riflettessero su quale ‘certezza’ sia preferibile: nessun colpevole libero o nessun innocente in carcere?”. Sarà il processo a dire a quale delle due categorie appartenga il sacerdote.