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Revoca cittadinanza a Mussolini, da Adelmo Cervi e associazioni-partiti: “Finale rispetti la Costituzione”

In vista del prossimo Consiglio comunale si alzano le voci contro il sindaco finalese

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Revoca cittadinanza a Mussolini, da Adelmo Cervi e associazioni-partiti: “Finale rispetti la Costituzione”
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Finale Ligure. “Sono particolarmente coinvolto e mi sono sentito in dovere di mettermi in contatto con la sezione Anpi di Finale Ligure a cui esprimo la mia solidarietà e vicinanza in questa vicenda molto amara che, inevitabilmente, mi tocca da vicino perché accade proprio nella “mia” seconda regione dove ho molti amici e compagni.

Anche Adelmo Cervi, figlio di Verina Castagnetti e Aldo, terzogenito dei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti al poligono di tiro di Reggio Emilia il 28 dicembre del 1943 quando Adelmo aveva appena compiuto quattro mesi, interviene sulla revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini in discussione a Finale Ligure, con un ordine del giorno previsto per il Consiglio comunale di domani, lunedì 11 ottobre.

“E’ una vergogna scoprire che Mussolini abbia ancora la cittadinanza onoraria ed è vergognosa l’intenzione di chi rappresenta le istituzioni (di una Repubblica antifascista nata dalla Resistenza) di non revocare la cittadinanza al capo del fascismo e massimo responsabile della morte di miglia di persone. Questo è un fatto storico”.

“I nostri nonni si rivoltano nella tomba a sentire certe parole, proprio loro che si sono sacrificati per la nostra libertà e la nostra democrazia”.

“Anche io avevo un nonno, un nonno che ha visto uccidere sette figli per colpa di un dittatore criminale”.

“Altri nonni, altre nonne, altri padri, altre madri, altri fratelli ed altre sorelle hanno pagato con la vita i crimini del nazifascismo il cui massimo esponente nessun onore può avere”.

“Sono convintamente al fianco di chi protesta e si oppone ad ogni forma di revisionismo. Non ci dev’essere più spazio, dopo 76 anni dalla liberazione, per nessun tentativo di riabilitazione e le istituzioni non devono esserne complici. Certe schifezze non possono passare in silenzio, non revocare la cittadinanza non è un falso storico ma un’offesa ai partigiani e civili, come Marzabotto e Stazzema insegnano, che pagarono con il sangue del nostro sangue e i nervi dei nostri nervi” conclude.

Il coordinamento savonese di Articolo1 esprime profonda preoccupazione e sconcerto dinanzi alla decisione del sindaco di Finale Ligure, Ugo Frascherelli, di preservare la cittadinanza onoraria di Benito Mussolini conferita nel Ventennio, nonostante i reiterati solleciti da parte delle forze democratiche e dell’Anpi locale di istituire una commissione per tale revoca: “Reputiamo che questa presa di posizione, in contrasto con i valori fondanti della nostra Costituzione, tragga le sue origini da chiare posizioni politiche”.

“Purtroppo non è un caso isolato e pertanto riteniamo che vadano fatti passi in avanti in termini di volontà politica per riconoscere e condannare chi tenta quotidianamente di infangare la memoria di migliaia di cittadini che, con il loro sacrificio, hanno contribuito alla nascita della nostra Costituzione e che quei valori, così attuali, innervano e guidano ancora l’azione politica progressista”.

“Per noi la parola fascismo ad oggi si traduce con violenza, conformismo, rifiuto della democrazia, principi che senza interruzioni di sorta hanno attraversato, con parte della popolazione connivente, oltre un secolo di storia italiana. Auspichiamo che venga fatta luce al più presto su questo episodio così increscioso, continuando a costituire quell’argine imprescindibile nei confronti di una Destra conservatrice e antidemocratica”.

“La sezione Aned di Savona e Imperia ritiene inaccettabile quanto sta avvenendo nella città di Finale Ligure, dove nel 2019 furono poste le “Pietre d’Inciampo” per ricordare gli antifascisti locali deportati nel campo nazista di Mauthausen, da cui fecero ritorno solo Antonio Arnaldi e Giovanni Frattini – aggiunge il presidente provinciale Aned Simone Falco -. A Finale, già dimora dell’avvocato Renato Wuillermin, uno dei sette martiri assassinati dai nazifascisti il 27 dicembre 1943 al Forte della Madonna degli Angeli, il primo cittadino ha infatti espresso l’intenzione di non procedere con la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, richiesta dalla Sezione Anpi locale, con cui solidarizziamo pienamente”.

“Le dichiarazioni del Sindaco Frascarelli, il quale afferma che la revoca costituirebbe un “falso storico”, costituiscono un gravissimo errore politico e istituzionale: “falso storico” sarebbe piuttosto non ribadire la natura dispotica, aberrante e criminale del regime fascista; e non ricordare come sul capo del Duce pesino le responsabilità del delitto Matteotti, della devastazione delle Camere del Lavoro, della distruzione del Parlamento, dell’annientamento delle libertà costituzionali nel nostro Paese, della persecuzione violenta degli oppositori politici, dell’infamante legislazione razziale che, tristemente avallata da Re Vittorio Emanuele III, spalancò agli ebrei italiani i cancelli dei campi nazisti dai quali pochissimi fecero ritorno, nonché della guerra di aggressione combattuta accanto alla Germania hitleriana e della tragica morte di tanti patrioti combattenti nella Guerra di Liberazione”.

“Se lunedì 11 ottobre il Consiglio comunale di Finale Ligure non revocherà la cittadinanza a Mussolini rischierà di cancellare la Memoria di chi si è battuto, compresi tanti finalesi, contro la dittatura fascista: sarebbe un atto grave e incomprensibile, specie da parte di una amministrazione con cui spesso l’Aned ha collaborato in anni passati, in particolare nell’organizzazione dei Viaggi della Memoria ai campi nazisti”.

“Gianfranco Maris, storico presidente dell’Aned nazionale, scriveva che non basta definirsi democratici, ma è necessario dirsi apertamente anche antifascisti, richiamando all’articolo 54 della Carta costituzionale, che impegna coloro cui tocca di ricoprire funzioni pubbliche a farlo con disciplina e onore”.

“Ecco perché l’Aned chiede al Sindaco di Finale Ligure di ripensare la propria posizione e di avviare immediatamente la procedura di revoca della cittadinanza al Duce, senza indugi e senza ambiguità” conclude Falco.

“Nelle parole del sindaco di Finale Ligure si evidenzia, in primo luogo, la confusione che viene fatta troppo spesso fra storia e memoria: le memorie del fascismo e dell’antifascismo sono due cose diverse e non sono conciliabili; la storia, invece, sul fascismo si è pronunciata chiaramente e in modo negativo. La repubblica italiana è fondata sull’antifascismo (e così la sua Costituzione) e su quel giudizio negativo, sul giudizio che appunto viene dalla storia” evidenzia Maria Teresa Ferrando, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza della provincia di Savona “Umberto Scardaoni”.

“Ma poi, di quale storia parla il sindaco di Finale? Forse della storia del Comune che sta amministrando? Quale storia qualcuno vorrebbe falsificare? Si falsificherebbe la storia dissociandosi dall’atto compiuto di conferire la cittadinanza onoraria a Mussolini?”.

“Di questo infatti si tratta quando si chiede la revoca di quell’antica delibera: di dissociarsi, non di negare che quell’atto sia stato compiuto, ma semplicemente di dire, proprio alla luce della storia, che quello fu un atto sbagliato”.

“Conferire la cittadinanza onoraria è anche più che intitolare una strada (pensiamo al significato di tutte le cittadinanze onorarie conferite negli ultimi tempi a Liliana Segre): è un modo per onorare (lo dice l’aggettivo stesso) quella determinata persona”.

“Non si tratta di ridare una verginità a nessuno né di correggere un errore del passato (errore che resta tale), ma semplicemente di rimarcare che quell’atto fu un errore (del resto, non tutti i Comuni italiani conferirono la cittadinanza onoraria a Mussolini), e lo diciamo proprio dal punto di vista storico.

“Non si tratta neppure di esprimere vergogna, ma appunto di dare un giudizio, revocando quell’atto sbagliato, dal quale riteniamo di doverci dissociare proprio per ragioni storiche”.

“Quanto all’ultima domanda che si fa il sindaco rivolgendola anche ai suoi interlocutori (siamo sicuri di quello che avremmo fatto noi in quella situazione al posto dei nostri nonni?), gli vogliamo ricordare che anche allora c’erano gli antifascisti e che in quegli uomini e donne noi ci riconosciamo, ben consapevoli dei rischi che correvano e dei sacrifici che dovettero subire (carcere, confino, persecuzioni e morte), non in coloro che si piegarono alla dittatura e che ritennero di dare la cittadinanza onoraria a personaggi che la storia ha condannato come appunto Benito Mussolini” conclude.

Federico De Rossi
10 Ottobre 2021 alle 7:51
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