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Calcio, Genoa. La parabola ascendente del “Cuchu” Cambiaso: “Sto vivendo un sogno”

Le parole di Andrea Cambiaso sul suo particolare momento nel calcio che conta

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Calcio, Genoa. La parabola ascendente del “Cuchu” Cambiaso: “Sto vivendo un sogno”
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“Per me indossare questa maglia prestigiosa è un sogno che si avvera. Mi sono sempre allenato tutti i giorni per realizzarlo: fin da piccolino ho sempre desiderato giocare nel Genoa e, ora che sono qui, non riesco ancora a realizzare del tutto”.  

L’affascinante avvio del percorso di Andrea Cambiaso, nato il 20 febbraio 2000 a Genova, si riassume in questa frase.

Il cuore del “Cochu”, come è stato soprannominato sin dai tempi di Albisola, è sempre stato rossoblù: da quando ha tirato i suoi primi calci, fino al suo approdo nel calcio che conta, proprio col grifone sul petto.

Un tifoso-giocatore, partito dal basso e scalando ogni serie, anche passando dal calcio dilettantistico ligure, fino ad arrivare a segnare sotto la Gradinata Nord contro il Napoli: qualcosa di speciale.

E così Andrea si è raccontato come un ragazzo che è conscio di dove si trova, ma che sa anche di star vivendo una favola:

Andrea, puoi descriverci il tuo Genoa Napoli?

“Il mio Genoa Napoli è stata una partita giocata molto bene contro una squadra che, anche con l’andare del campionato, si è rivelata essere la più in forma. Ero un po’ agitato all’inizio: era la mia seconda partita in Serie A, ad Empoli l’anno scorso avevo giocato poco, e dovevo marcare uno come Politano, un avversario tosto. Ma ero già contento di aver avuto la fortuna di poter giocare, poi nel secondo tempo è arrivata questa palla in mezzo e sono riuscito a metterla dentro, lasciandomi andare in quell’esultanza dove non stavo capendo ciò che stava succedendo”.

Facciamo un piccolo passo verso ovest, spostiamoci nel savonese. Cosa ti porti dietro dell’esperienza di Albisola e che stagione ricordi? E a Savona?

“Due stagioni positive e fondamentali per la mia crescita, sia calcistica e sia caratteriale: avevo solo 17/18 anni e mi sono ritrovato con persone molto più grandi di me, con tanta esperienza alle spalle. Quindi in Serie D ho avuto a che fare con il calcio vero, dove i punti contano veramente tanto, perché nel settore giovanile non riesci ad accorgertene. Su questo ho avuto la fortuna di capirlo molto prima rispetto ai miei coetanei e, ripeto, le reputo due esperienze chiave che ricordo con grande fierezza: sia ad Albisola, con una stagione pazzesca dove abbiamo vinto il campionato contro ogni pronostico, e sia a Savona da titolare e arrivando ai playoff”.

Dopo l’esperienza all’Empoli sei tornato a casa. È stato sicuramente un ritiro particolare, visto poi il tuo ingresso in squadra. Come lo hai vissuto e c’è stato un momento dove hai pensato che forse eri riuscito a convincere del tutto mister Ballardini?

“Io ci credevo poco, se devo essere sincero, essendo l’ultimo arrivato dal settore giovanile non avrei mai pensato che, dopo aver giocato solo 7 partite in Serie B, potessi stare in una rosa di Serie A. Però ho avuto la fortuna di fare il ritiro e, grazie al direttore Marroccu e a mister Ballardini, sono stato integrato in squadra. Quando ho ricevuto questa notizia è stato molto emozionante perché neanche lontanamente mi sarei immaginato tutto questo: per me è un sogno giocare nel Genoa e mi auguro di poter continuare a lungo a indossare questa maglia”.

Ora sei impegnato anche in nazionale Under 21, convocato da Nicolato. Descrivi il momento della chiamata e, soprattutto, te lo saresti aspettato dopo appena così poche partite?

“Era il giorno dopo di Genoa Napoli:  la mattina stavo per andare al mare, visti i due giorni liberi a disposizione, e mi ha chiamato il team manager, Christian Vecchia, dicendomi che sarei dovuto andare in Under 21. Anche questa notizia mi ha fatto molto effetto, non avendo mai fatto neanche uno stage, e reputo già una fortuna indossare questa maglia anche solo in allenamento. Cercherò di dare il massimo per rendere abitudinario tutto questo”.

Ho saputo che inizio carriera giocavi da mediano. Cambiando ruolo, cosa pensi ti faccia rendere di più e per quale motivo c’è stato questo cambiamento? Vuoi rivelarcelo?

“Fin ai 15 anni ho sempre fatto l’esterno d’attacco/trequartista, poi sono scalato a mezzala negli Allievi Nazionali e, ad Albisola, ho anche dovuto fare l’attaccante per varie esigenze. Insomma, dietro non avevo mai giocato. Poi però l’anno a Savona ho cominciato a giocare terzino, su entrambe le fasce, e devo essere onesto: il mio procuratore, Luca Dell’Amico, ci aveva visto lungo già dalle giovanili del Genoa, dicendomi che quello sarebbe stato il ruolo giusto per me.

Ad Alessandria c’è stata la consacrazione come quinto a destra, dove feci molto bene fino a dicembre quando mi ruppi il crociato. Questo cambiamento di ruolo è stato dovuto alla mia crescita nel corso degli anni e, in quella zona di campo, so di poter rendere al meglio”.

Andrea, probabilmente stai vivendo un sogno e sei ancora molto giovane. Tre anni fa avresti mai pensato di poter arrivare a questi livelli? Cosa ti senti di consigliare a chi ha le tue stesse ambizioni?

“Hai detto bene te: io sto vivendo un sogno e mi reputo molto fortunato, essendoci la presenza di milioni di ragazzi che farebbero carte false per essere al mio posto; quindi questa fortuna me la tengo stretta, cercando di allenarmi tutti i giorni per migliorare sempre.

Tre anni fa non ci avrei mai pensato, ma io ogni anno ho scalato una categoria: 4 anni fa giocavo in Serie D, 3 anni fa in Serie C, 2 anni fa in Serie B e quest’anno in Serie A. Oltre alla fortuna sono stato bravo a crederci perché, quando sei in Serie D e dici che vuoi fare il calciatore, tanti ti prendono per pazzo per la grande difficoltà.

Proprio questo voglio consigliare a chi ha il mio stesso sogno: credeteci sempre per il vostro bene. I miei genitori, specialmente mio papà, quando giocavo veramente poco nel settore giovanile, mi hanno consigliato più volte di lasciare il calcio per studiare di più, facendo il mio bene. Alla fine sono qui ma, per dire di avercela fatta, aspetto ancora una quindicina d’anni per cercare di migliorare tutti i giorni”.

Davide Firpo
14 Ottobre 2021 alle 10:46
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