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Allarme degli esperti: “Pioggia record in Liguria? È la nuova normalità e dobbiamo accettarla”

Il vicepresidente di Limet Vittorio Scrivo: "Eventi estremi non più eccezionali, dobbiamo prenderne atto e costruire un sistema di prevenzione efficace"

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Allarme degli esperti: “Pioggia record in Liguria? È la nuova normalità e dobbiamo accettarla”
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Liguria. Gli 883 millimetri di pioggia caduti in 24 ore a Rossiglione, ma soprattutto i 495 millimetri in 6 ore a Cairo Montenotte, non sono un evento eccezionale ma “la nuova normalità” alla quale i liguri dovranno abituarsi il prima possibile per prendere le necessarie contromisure. È quanto sostengono in questi giorni esperti di meteorologia come quelli radunati dall’associazione Limet che da anni in Liguria pone l’attenzione sui cambiamenti climatici. Un tema che ormai è urgente declinare al presente piuttosto che al futuro, come tutti hanno potuto constatare qualche giorno fa.

“I dati ci dicono chiaramente che, a parte la zona tropicale, siamo la regione dell’Italia, dell’Europa e del mondo dove piove più violentemente – spiega Vittorio Scrivo, vicepresidente di Limet -. C’è una tendenza a sminuire il problema, a dire che succede anche altrove. Certo, non è un problema esclusivamente ligure ma è soprattutto ligure”. E in fondo non è nemmeno una grande novità, visto che i record precedenti, in parte polverizzati lunedì scorso, appartenevano comunque alla Liguria.

“Una volta – prosegue Scrivo – questi eventi avevano una cadenza centennale o cinquantennale. Ma dopo il 1970 abbiamo avuto alluvioni nel 2011, nel 2014, l’anno scorso nell’estremo Ponente sono state stravolte intere vallate. Non sono più fenomeni straordinari, è innegabile che la loro frequenza stia aumentando. Il concetto di normalità è relativo e assume rilevanza in base al periodo di cui si parla. Questa sta diventando la nuova normalità: prima se ne prende atto e prima si arriverà a creare un sistema di prevenzione davvero efficace”.

Alla radice di tutto c’è il surriscaldamento globale e quindi la maggior quantità di energia disponibile. In Liguria questa energia, oltre che dall’atmosfera, viene pescata dal mare, la cui temperatura media a fine estate si è alzata ormai stabilmente di 2-4 gradi negli ultimi anni. Il meccanismo è ormai ben noto e gli schemi sono sempre gli stessi: “In queste situazioni abbiamo bassa pressione a Ovest e alta pressione a Est. Questo calore viene solleticato da venti di scirocco che pescano direttamente l’aria calda dall’Africa, che lungo il percorso si umidifica e arriva pregna di energia termo-convettiva, quella utilizzata dall’atmosfera per costruire i temporali. Il sollevamento della masse d’aria avviene sfruttando i pendii delle montagne”, spiega Scrivo.

La Liguria, si sa, è particolare per un’altra ragione: non ha solo il mare davanti, ma anche la Pianura Padana alle spalle con modesti valichi montani che lasciano passare l’aria fredda, cioè la tramontana. “Il travaso che avviene per ragioni bariche fa sì che i sistemi temporaleschi stazionino nello stesso punto per ore e ore. Finché uno dei due antagonisti, tramontana e scirocco, non molla la presa, il sistema rimane ancorato nella stessa zona”. Sono i famosi temporali auto-rigeneranti V-Shaped che si formano alla convergenza dei venti e che scaricano enormi quantità di pioggia in aree circoscritte.

C’è poi un altro fenomeno di rilievo: “L’aumento di calore che stiamo osservando tende a favorire i venti caldi di scirocco che sono sempre più protagonisti – continua Scrivo -. E infatti osserviamo sempre più difficoltà a far raffreddare la Pianura Padana e a creare il cosiddetto cuscino freddo che genera la tramontana scura. Lo scirocco in questo modo ha sempre più campo libero”. Ed è il motivo per cui il settore centrale della Liguria è quello più bersagliato, visto che in altre condizioni i temporali si spostano verso Levante.

Quindi, come comportarsi? “Il rischio idrogeologico è una priorità – conclude il vicepresidente di Limet – quindi pensiamo che per gli enti preposti, chi ci governa e per gli stessi cittadini sapere che si vive in territorio estremamente fragile possa portare alla costruzione di un modus operandi, un modo di vivere che punti alla prevenzione di questi disastri. È un discorso molto ampio, non è che inizia e finisce con la pulizia dei fiumi. Partiamo dal cambiamento climatico: se i grandi del mondo possono fermare il riscaldamento globale, noi possiamo fare comunque la nostra parte. Ma bisogna essere consapevoli che c’è un problema”.

Fabio Canessa
7 Ottobre 2021 alle 15:41
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