
“…Ma la più commovente fase che si è verificata è quella di El Alamein, una battaglia che ha deciso le sorti del fronte africano, una battaglia perduta da tutti, non certo dal soldato italiano, che ne risulta moralmente il vincitore.
“I Ragazzi”, così chiamati perché tutti giovani, seppero resistere all’artiglieria e agli attacchi di aerei, mezzi corazzati equivalenti al tipo di quelli dei nostri soldati (…) i ragazzi italiani presidiarono El Alamein nonostante la scarsità di armi e mezzi, d’acqua e le condizioni fisiche del soldato erano per la maggior parte minate da febbri anemiche. Come dimenticare queste cose…? Generale Harold Rupert Leofric George Alexander, I conte Alexander di Tunisi.
Benedici, Signore, nel canto del Deserto e dell’Onda, gli Italiani riuniti sopra la Quota lontana. Essi conobbero, prima del supremo mortale spasimo, tormento insonne di attesa, sete, sozzura, fatica. Seppero vicende disperate di battaglia e talora, indifesi al facile insulto straniero, squallore di libertà perduta. Perché condotti non da vanità o bramosia di ventura, ma da obbedienza alla Patria, benedicili, Signore. Con tutti i Caduti d’Africa e del mondo, fratelli soldati d’ogni Bandiera, purificati nell’ultima fiammata”.
El Alamein, Sacrario Quota 313
Angelo Vaccarezza