
PALERMO, 13 GIUGNO 1983.
Il Capitano Mario D’Aleo, 29 anni, l’Appuntato Giuseppe Bommarito, 38 anni, e il Carabiniere Pietro Morici, 26 anni sono vittime di un agguato mafioso che ha lo scopo di eliminare il nucleo investigativo della Compagnia dei Carabinieri di Monreale, di cui il Capitano D’Aleo è Comandante.
Tre anni prima, anche il suo predecessore, il Capitano Emanuele Basile, era stato ucciso.
Fin dai primi giorni del suo insediamento, il Capitano D’Aleo, uomo rigoroso e rispettoso delle regole, aveva proseguito con zelo, le indagini del suo predecessore, avvalendosi anche della collaborazione dei colleghi con i quali si era instaurato un rapporto di fiducia e fedeltà.
Con questo omicidio la mafia ha provato a fermare il lavoro di chi, con coraggio, altissimo senso del dovere e attaccamento alle istituzioni, avrebbe potuto ledere gli interessi del mandamento di San Giuseppe Jato, uno dei più importanti di cosa nostra di quel periodo.
Tre Servitori dello Stato, che hanno continuato ad operare incessantemente, perché quella Divisa rappresentava il loro unico modo di essere: l’onestà e l’assiduita’ del lavoro, ad ogni costo.
È importante ricordare, sempre, le donne e gli uomini che sono impegnati ogni giorno, a difendere il valore della legalità, della giustizia a rischio delle propria vita.
Angelo Vaccarezza