
Liguria. Nel 2020 in Liguria si è verificata una non erogazione “di circa il 30% dell’offerta relativa al 2019” in tema di servizi sanitari come visite e attività ambulatoriali cancellate dalla pandemia.
Sono le ripercussioni del Covid-19 sul servizio sanitario regionale in Liguria, emerse dai dati forniti questa mattina in Consiglio Regionale dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti in risposta a due interrogazioni presentate dal Gruppo Partito Democratico-Articolo Uno in materia di liste d’attesa e riduzione delle prestazioni sanitarie in seguito all’emergenza.
“Già a febbraio – spiega Davide Natale, consigliere Pd e primo firmatario del primo documento – avevamo chiesto un piano straordinario sulle malattie non Covid e proposto di individuare strutture ad hoc, una per ogni Asl ligure, dove poter ricominciare con le visite ambulatoriali e gli screening. Le regioni vicine sono partite, in Liguria invece Toti ci dice oggi che si ricomincerà solo dopo la chiusura dell’emergenza. Noi non siamo d’accordo. Capiamo le problematiche ma bisogna partire subito o la situazione sarà devastante”.
“Scopriamo anche – sottolinea Natale – che Alisa sul recupero delle liste d’attesa sta ancora verificando la situazione e ad oggi non prevede ancora la soluzione delle principali problematiche poste dalla ripresa delle attività ambulatoriali, prima tra tutte reperire i professionisti sanitari. Quindi, di fatto, il piano annunciato da Alisa mesi fa è vuoto”.
“Siamo tutti consapevoli che l’emergenza vera riguarderà questo tema – aggiunge Roberto Arboscello, primo firmatario della seconda interrogazione – Non facendo prevenzione oggi ci troveremo a curare domani. Io credo che questo provocherà conseguenze tragiche per le persone e cittadini e per il sistema sanitario regionale. Il dato che preoccupa è quello che si trova all’interno di uno studio dell’Agenas di alcuni mesi fa in cui la Regione Liguria viene definita ‘maglia nera’ per la cura e prevenzione di una serie di patologie tra cui i tumori all’utero, ai polmoni, alla tiroide e per i ricoveri per patologie cardiologiche”.
Sul tema è intervenuto il capogruppo del Pd in Regione Liguria Luca Garibaldi.
“Superata la fase acuta della pandemia – ha concluso – bisognava iniziare ad organizzarsi per un grande piano di recupero delle liste di attesa e degli esami mancati perché c’è un buco di 2 anni che riguarda sia gli esami diagnostici sia gli esami di screening e prevenzione. Come dicono da Alisa adesso il buco è del 30% ma in realtà a causa della mancata prevenzione rischiamo che diventi molto più ampio”.
Il presidente della giunta Giovanni Toti con delega alla sanità ha precisato: “Ancora oggi lo ‘screening’ esatto delle prestazioni perse sull’intero territorio nazionale è tutto da verificare” e ha spiegato che il recupero delle liste d’attesa fa parte anche del Piano nazionale, che va al di là dei Piani regionali.
“È chiaro che abbiamo perso prestazioni, questo vale per tutta Italia, ma nella terza ondata la Liguria è stata sicuramente una delle Regioni che ha avuto il minore fermo delle attività di elezione medica”. Toti ha aggiunto: “Il tema delle liste d’attesa non è banale perché si scontra con una capacità produttiva del Sistema Socio Sanitario nazionale”.
Il presidente ha sottolineato la necessità di una adeguata programmazione sanitaria, una volta superata l’emergenza Covid: “Ripartire con un incremento per smaltire le liste d’attesa, comporterà leggi, organizzazioni e risorse straordinarie, ma se penseremo semplicemente di smontare il sistema Covid per ritornare all’ordinarietà, ci porteremo uno “stock” accumulato di questo anno e mezzo che difficilmente verrà smaltito in un tempo ragionevole”.