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Economia

Aumentano i prezzi dei metalli: quale impatto sull’industria meccanica?

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Aumentano i prezzi dei metalli: quale impatto sull’industria meccanica?
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La scarsa disponibilità di materie prime e il relativo aumento dei prezzi rischia di mettere in ginocchio l’industria meccanica. I rincari infatti, sono davvero notevoli, e riguardano metalli non ferrosi, l’acciaio, ma anche plastica e altri materiali chimici. La situazione sta generando una grande incertezza e non poche difficoltà nell’intero comparto. La salita è cominciata ad ottobre 2020, ma il tutto si è acuito in maniera particolare negli ultimi mesi. Facciamo insieme il punto della situazione.

Aumento dei prezzi dei metalli: l’impatto sull’industria meccanica

Nel corso del webinar del 20 aprile 2021 tenuto da Anima Confindustria “Oscillazione dei prezzi delle materie prime e impatto sulle produzioni industriali” è stata presentata la relazione sulle cause della crisi, possibili scenari futuri e analisi economica del mercato delle materie prime, polimeri, gas e petrolio. I dati sono stati elaborati dall’Ufficio Studi Anima che si è avvalso della collaborazione del professore di “Analisi Tecnica” dei mercati finanziari Achille Fornasini, dell’Università degli Studi di Brescia.

Le elaborazioni hanno portato alla luce come il mercato stia attualmente vivendo un momento di profondo disequilibrio. La causa risiede nella crescita molto forte della domanda, non soddisfatta dall’offerta. Le previsioni sul prossimo futuro sono positive e vedono una generalizzata ripresa economica, ma il prezzo delle materie prime continuerà a destare problemi. Già nei prossimi mesi, ad esempio, il rame potrebbe raggiungere il suo massimo storico.

A preoccupare in maniera particolare il mondo della meccanica sono soprattutto alluminio e acciaio. Difficilmente i due metalli saranno protagonisti di ribassi significativi durante il corso di tutto il 2021. Per comprendere meglio la gravità della situazione, basti pensare che solamente nel primo trimestre di quest’anno, gli aumenti sono stati del 18% per l’alluminio e del 40% per l’acciaio. Ma non finisce qui, perché come già avvenuto per i metalli in campo industriale e per molte materie prime, il mercato asiatico è stato in grado di fare scorte di diverse commodity durante il 2020, grazie ad una ripresa economica anticipata dalla pandemia.

Anche quest’ultimo fattore dunque, ha generato un forte contrazione dell’offerta e non poca sofferenza in questi mesi per le nostre imprese, ma anche per quelle europee in generale. Ad incidere negativamente è anche il mercato americano, con dinamiche molto simili a quello cinese. Tutto questo ha portato ad una condizione differente rispetto al passato, dove storicamente i prezzi di molte materie prime erano strettamente correlati a quelli del petrolio.

Manovre di “cartello” e logiche di speculazione finanziaria dunque, sono i motivi alla base di questo repentino aumento dei prezzi. Tuttavia anche l’aumento del costo della logistica ha fatto la sua parte. Basti pensare che, rispetto a solamente un anno fa, le tariffe per il noleggio di un container hanno subito un incremento di quasi il 190%. Nel dettaglio, dalla Cina verso l’Europa +142% e da Suez verso il Mediterraneo +103%. Inoltre, persino il reperimento dei container è diventato più difficoltoso.

Industria meccanica italiana: la situazione

L’impatto delle dinamiche descritte in precedenza sull’industria italiana è stato piuttosto devastante, e chiaramente rimane il tema del giorno di qualsiasi riunione delle associazioni territoriali. E la situazione non sembra destinata a risolversi nell’immediato. Questo ovviamente ha messo in crisi numerosi settori industriali, in cima quello meccanico e la filiera ad esso collegato.

Non soltanto le grandi industrie, ma anche le piccole officine o pmi che si occupano di lavorazioni meccaniche stanno risentendo dell’aumento dei prezzi dei metalli, alluminio e acciaio in primis. Il comparto meccanico del nostro paese è infatti costituito da moltissime realtà che lavorano queste materie prime per la realizzazione di componenti, particolari finiti o parti meccaniche tramite, per esempio, lavorazioni di fresatura e tornitura dei metalli, di cui abbiamo trovato diversi esempi di video ed immagini sul sito www.arcostruzionimeccaniche.it. Basta dare un’occhiata ai settori serviti da aziende come questa per capire quanto le tensioni, attualmente vissute dal settore, possano impattare anche su altre aree produttive: dall’alimentare, all’agricoltura, dallo stampaggio all’industria medicale. Si tratta di quei comparti che fanno maggiormente utilizzo delle commodity che hanno subito i rincari maggiori.

La situazione generale dunque, merita davvero la massima attenzione, dal momento che una scarsa domanda come quella attuale rende davvero molto difficile per le imprese trasferire a “valle” tutti i rincari sostenuti a monte. Ma non finisce qui, perché una pressione eccessiva al ribasso sulla marginalità, legata ad un onere di indebitamento emergenziale crescente, rischia di avere effetti ancora più catastrofici su investimenti e cash flow. In altre parole, ci troviamo al centro di una tempesta perfetta.

Ma quali sono le soluzioni per queste enormi problematiche? In cima alla lista è necessario evitare che l’import di acciaio possa essere assoggettato ai vari dazi, ma anche e soprattutto supportare la produzione siderurgica nel nostro Paese. Questo permetterebbe all’Italia di conservare un minimo di indipendenza dalle forniture estere. Al contrario, in presenza di un’eccessiva dipendenza, il rischio è quello di veder minata la competitività dell’intera industria meccanica italiana, che non può reggere il colpo a lungo.

Per comprendere meglio, è necessario sapere che nei primi 10 mesi del 2020, i fatturati dei prodotti in metallo e della metallurgia sono scesi di oltre il 15%. Inutile sottolineare come a risentirne maggiormente siano state le piccole e medie imprese del comparto. Uno stress da prezzi alti, in un momento di debolezza del mercato, rappresenta sostanzialmente un mix velenoso per le aziende, in grado di rallentare ulteriormente la ripresa.

Gli effetti sui bilanci di questo cluster del Made in Italy sono rilevanti, anche alla luce del fatto che gli acquisti di materie prime pesano per quasi il 45% del fatturato. In conclusione, tali aumenti rappresentano un problema davvero molto serio per tutto il settore meccanico del nostro Paese, che come risaputo rappresenta la spina dorsale dell’intero sistema economico. L’aumento dei costi dei metalli e delle relative leghe, unito alle dinamiche internazionali, sta impattando fortemente sulle imprese italiane.

L’unica vera speranza al momento, e che la situazione pandemica volga davvero al termine, non solo per l’industria meccanica, ma per le imprese di moltissimi altri settori, sia in Italia che nel resto d’Europa. La progressiva uscita da questo stallo economico senza precedenti, unita ad una vera prospettiva di ripresa, può far sperare in un periodo futuro di crescita. Solamente in quel momento si potrà sperare in un riallineamento dei prezzi dei metalli e in un ritorno alla situazione pre-Covid 19.

Redazione
20 Maggio 2021 alle 1:32
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