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Festa della Liberazione, Medusei: “Sempre possibile rialzare la testa per disegnare un domani migliore”

Dopo il saluto del presidente del Consiglio regionale, l'analisi dello storico Amedeo Osti Guerrazzi

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Festa della Liberazione, Medusei: “Sempre possibile rialzare la testa per disegnare un domani migliore”
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Liguria. Questa mattina si è svolta, in videoconferenza, la Seduta solenne del Consiglio regionale per celebrare il 76simo anniversario della Liberazione Nazionale.

Il presidente dell’Assemblea legislativa Gianmarco Medusei ha salutato i colleghi consiglieri e assessori, subito dopo ha preso la parola Amedeo Osti Guerrazzi, ricercatore presso la Fondazione Museo della Shoah di Roma e storico del fascismo e della Shoah in Italia

IL SALUTO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE MEDUSEI

“Fin dalla sua istituzione come giorno di festa, il 25 aprile del 1945 fu, nei fatti, vissuto in modo assai diverso nei singoli territori” sottolinea Medusei ricordando che, in quello stesso giorno, le truppe tedesche si ritiravano da Imperia, l’esercito Alleato faceva il suo ingresso alla Spezia, furiosi e sanguinosi combattimenti avvenivano a Savona mentre a Genova solo in serata il generale Meinhold firmò la resa di fronte alle formazioni partigiane.

Generico aprile 2021

“I giorni della Liberazione – prosegue – furono giorni frenetici e convulsi in cui i dolorosi epigoni di una guerra, anche civile, si intrecciarono con uno slancio, un’energia, un entusiasmo mai vissuti prima”. Il presidente poi si sofferma su un aspetto particolare: “Un sentimento unanime di gioia e di sollievo prese il posto dell’incredulità dei primi momenti. Eppure tra quel popolo in festa molti portavano in cuor proprio il dolore di lutti che non si sarebbero mai cancellati: tanti erano quelli ancora in ansia per i propri cari lontani o dispersi e sul volto di tutti traspariva la sofferenza di un  vivere quotidiano, fatto fino a quel momento di  paura e incertezza”.

Secondo Medusei, infine, “ricordare quel giorno è ricordare che è sempre possibile trovare la forza di rialzare la testa per disegnare un domani migliore. Un insegnamento questo – concludo – che non deve andare perduto. Ricordare quel giorno è  non dimenticarne il prezzo,  onorando il sacrificio di quanti questo giorno  resero possibile”.

ORAZIONE UFFICIALE DI AMEDEO OSTI GUERRAZZI

Generico aprile 2021

Lo storico esordisce ricordando il trauma del 25 luglio e poi dell’8 settembre e, soprattutto, i bombardamenti che insanguinarono il Paese in quei mesi. «Per la popolazione quei bombardamenti ebbero un significato molto profondo. Il terrore generalizzato, la sensazione di essere in totale balia del nemico, il sentimento comune di incertezza scossero in maniera profondissima le coscienze degli italiani».

E ha aggiunto: “E’ stato questo il dolore, l’umiliazione, la disperazione di un’intera generazione, nata e cresciuta all’ombra del fascio littorio, per questa serie di umiliazioni che avevano portato l’Italia imperiale di Mussolini ad essere sconfitta dagli anglo-americani e poi dai tedeschi. Ma non fu un sentimento che colpì soltanto i fascisti: anche intellettuali apolitici, anche antifascisti irriducibili, videro nell’8 settembre un’umiliazione insopportabile”.

“Il passaggio successivo – spiega Guerrazzi – fu la rabbia, una rabbia feroce, provata da fascisti ed antifascisti” e “nel giro di pochissime settimane, a volte nell’arco di pochi giorni, praticamente tutti gli italiani dovettero compiere una scelta, decidere da che parte stare. Scelte che furono difficili, sofferte, a volte confuse, ma sempre rischiose”.

Lo storico ricorda poi nel dettaglio la resistenza di molti militari italiani alle truppe tedesche: “Sono questi i primi nuclei di quella parte della Resistenza che volle dare un senso fondamentalmente patriottico e apolitico alla propria scelta” mentre “la politicizzazione, in senso antifascista, fu un passaggio successivo”, motivato soprattutto dalla rinascita del fascismo nella Repubblica di Salò e lo scatenarsi della violenza fascista.

“La violenza fascista costrinse i partigiani a fare una scelta precisa. Non vi era alcuna possibilità di evitarla e – evidenzia – dall’estate del 1944 la guerra civile divenne più cruenta”.

L’attenzione si sposta poi su alcuni sanguinoso episodi avvenuti in Liguria: le stragi di partigiani alla Benedicta e al Turchino, lo sciopero degli operai delle più importanti fabbriche genovesi e l’impegno del cardinale Boetto per salvare tanti cittadini. Lo storico quindi analizza le circostanze e le ragioni anche storiche che determinarono, da una parte e dall’altra, l’esasperazione dei toni fino alla creazione delle Brigate Nere nel 1944 e all’epurazione di circa 10 mila fascisti alla fine della guerra.

“Sono state queste le scelte degli italiani fra 1943 e 1945. Non tutti imbracciarono le armi, non tutti scelsero consapevolmente, ma tutti, o almeno quasi tutti – conclude – furono costretti a prendere una decisione e a schierarsi, da una parte o dall’altra” rilevando come, grazie alla guerra di Liberazione, l’Europa ricostituì una società democratica e antirazzista.

Giorgia Scalise
22 Aprile 2021 alle 12:08
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