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La mano e la zampa

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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La mano e la zampa
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“E guardati anche dagli assalti del tuo amore! Troppo facilmente il solitario tende la mano a chi incontra. A certuni non devi dare la mano, ma soltanto la zampa: e io voglio che la tua zampa abbia anche gli artigli” Questo scrive F. W Nietzsche nel primo libro di “Così parlò Zarathustra” nel passo titolato Del cammino del creatore. Il viaggio, intrapreso da chi è descritto dal filosofo, è verso se stesso e incontro alla libertà. Il primo passo verso una vita piena e degna di un essere umano è l’ascolto di sé, ascolto che ha urgenza di silenzio, di solitudine. Ma la solitudine è terribile e meravigliosa, ti rende valle dell’eco nella quale risuona la voce dell’assoluto che assume le note delle tue sonorità, ed ecco che in quella infinita libertà dove tutto è non ancora ed attende la tua volontà, diviene tuo diritto e dovere inventare nuovi valori che saranno la più vera espressione del tuo divenire te stesso. A questo proposito, però, Nietzsche è categorico e ti mette in guardia sui pericoli che incontrerai lungo un simile tragitto: ““Chi cerca va facilmente perduto. Ogni isolamento è colpa”: così parla il gregge. E tu lungo tempo appartenesti al gregge”. Il filosofo sa per esperienza personale quanto sia rancoroso il gregge, sa che ti accuserà di aver tradito i valori, di averli annichiliti, non può accettare che tu abbia avuto il coraggio di crearne di nuovi, di più veri, di non funzionali ad un gregge ma a degli umani.

Finalmente solo, avrai modo di prendere coscienza di tanta solitudine, meravigliosa, certo, ma disperata. Ascolterai crescere in te il desiderio di condividere quell’infinita bellezza, non potrà esserti bastante il goderne da solo, libertà e bellezza sono due volti dell’amore e l’amore è per sua natura dono e condivisione. Ecco allora sorgere in te il bisogno di “dare la mano”, ma non sei più quello che eri, il tuo viaggio ti ha trasformato, l’unica compagna di lunghi silenzi è stata la solitudine, ti sei creato ed incontrato, conosciuto osservando il crescere della tua sovrabbondanza che richiede di essere donata, ma ogni dono necessita di chi lo riceva e, si spera, lo sappia amare. Questo è il pericolo del solitario e del suo disperato bisogno di amare, osservare sul viso di chi incontri il riverbero della bellezza che ti abita ed è in questo modo che l’inganno si compie, credi di essere condiviso e ancora non hai abbandonato la tua solitudine così che corri il grave pericolo di essere deluso, di soffrire le più terribili pene d’amore, tu che ti sei dato abbassando la guardia e che ricevi incomprensione. Ma sei certo che la responsabilità sia di chi non ti ha saputo o voluto condividere?

“Solitario, tu vai per la strada di colui che ama: te stesso ami e per questo ti disprezzi, come solo chi ama sa disprezzare”, così scrive poco più oltre il nostro filosofo. Un amore così assoluto ed indifeso, così definitivo da essere violento, non è un amore che si possa condividere, è un amore destinato alla sofferenza. E solo chi ama può conoscere il dolore puro di una sofferenza inflitta dall’amato, solo l’aver dato una mano priva di artigli può apparire come l’assurdo ricatto di pretendere dall’altro altrettanta totale vulnerabilità, ma questo non è umano e nemmeno divino, forse è addirittura diabolico. Rinunciare alla propria capacità di offendere e, surrettiziamente, pretenderlo dall’altro, è rinunciare alla vera espressione di sé come scelta. Se la mia mano è priva di artigli io non posso amarti. Amare è sempre scegliere, se la mia mano non ha artigli non posso scegliere di non graffiare quindi, non potrò mai amarti davvero. Amare è necessariamente un atto di libertà, implica, pertanto, la scelta. Piace l’idea, piuttosto adolescenziale, che sia l’amore a decidere per noi, ma se così fosse non sarebbe una nostra intima espressione, diverrebbe gesto di una volontà che ci trascende, annullerebbe la peculiarità dell’essere umano, ciò che ci rende esseri umani, il diritto ed il dovere alla scelta.

La libertà che è a fondamento della possibilità d’amore non è “libertà da” o “libertà di” ma “libertà a che scopo”; è una libertà che non nasce come reazione ad una sua assenza. La “libertà da” è originata dalla presa di coscienza di essere condizionati o limitati da qualcosa di cui vogliamo liberarci; la “libertà di” è figlia di un bisogno, presunto o reale che sia, di un gesto o un pensiero che ci è impedito, ancora una volta conseguenza di una causa a noi esterna che suscita la nostra ribellione, il nostro desiderio di “polemos”. La “libertà a che scopo” può essere ben altro se correttamente intesa, tento di chiarire e qui si parrà la mia nobilitate. Provo necessariamente a semplificare e abbreviare una argomentazione che potrebbe impegnare ben altri ambiti: se per scopo intendo il conseguimento di un obiettivo a me estraneo, ricado necessariamente nei primi due casi, se, al contrario, lo scopo è il divenire me stesso in un perenne andare lungo il quale “ogni approdo è un nuovo cominciare”, ecco che ho intrapreso il percorso nella mia solitudine di cui parla il filosofo. Ed è in quella tenebrosa solitudine, nella quale incontro la Lichtung heideggeriana che mi rivela a me stesso, dove mi conosco come capace e desideroso d’amore.

Ora è chiaro che devo imparare a saper dare la mano che sia anche zampa capace di artigli! Allora sopravviverà la possibilità di scelta, potrò scegliere a chi dare la zampa ed a chi, pur potendo ferire, offrirò la mano, aperta, accogliente, sincera ma capace, quando tanta disponibilità dovesse essere abusata o comunque non rispettata, di sguainare temibili artigli. Affila i tuoi artigli, viaggiatore della tua solitudine, ed impara la carezza più dolce.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
Clicca qui per leggere tutti gli articoli

Ferruccio Masci
10 Marzo 2021 alle 8:00
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