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Il viandante e la sua ombra II

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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Il viandante e la sua ombra II
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“È bene esprimere subito una cosa doppiamente e darle un piede destro e uno sinistro. Su una sola gamba la verità può stare, è vero, ma con due camminerà e girerà il mondo”. Si tratta dell’aforisma 13 collocato tra gli altri 350, come oramai sappiamo, nell’intervallo tra il prologo e l’epilogo de Il viandante e la sua ombra di Friedrich Nietzsche. Come non riconoscere il doppio che è in ognuno di noi, il conscio e l’inconscio, le due gambe che ci permetteranno di girare il mondo scoprendo che siamo non l’una o l’altra gamba ma la coscienza che indica loro il cammino e che lo rivive inverandolo. Chiosa se stesso in Aurora il nostro filosofo: “Tutta la nostra cosiddetta coscienza è un più o meno fantastico commento di un testo inconscio, forse inconoscibile, e tuttavia sentito”. Non è certo un caso se già a soli otto anni dalla sua scomparsa la Società Psicoanalitica di Vienna dedicò a Nietzsche e ad Ecce homo due delle sue discussioni periodiche e che ancora Jung nella sua Psicologia dell’inconscio affermi: “Io ho avuto, rispetto a Freud e ad Adler, il grande vantaggio di non essere cresciuto nell’ambito della psicologia delle nevrosi con tutta la sua unilateralità. Io provengo invece dalla psichiatria, e la conoscenza di Nietzsche mi ha ben preparato ai fini della psicologia moderna”

Dopo questa ulteriore necessaria premessa, torniamo alla riflessione sul testo nietzscheano che abbiamo sospeso al termine del prologo accennando agli aforismi centrali. Inevitabilmente sarà possibile una marginalissima analisi vista la mole delle provocazioni proposte da Nietzsche e solo nella prospettiva specifica. Nell’aforisma 21 ci parla della nascita della morale, elemento cruciale nel futuro sviluppo del concetto di inconscio, in relazione al sopravvenire della consapevolezza de “L’uomo come misuratore”; “la parola uomo significa infatti colui che misura, egli si è voluto chiamare dalla sua scoperta più grande”. Ma è la misura, la bilancia a due bracci, che induce alla ricerca di un equilibrio nella dialettica conscio-inconscio, viandante-ombra; ora, a mio vedere, il tema della libertà si inserisce a questo punto innervandosi lungo tutto lo svolgimento del pensiero del filosofo. Quanto è possibile l’equilibrio? Quanto questo bisogno ha confinato l’ombra nel silenzio in realtà sbilanciando la coppia verso ciò che è più facilmente misurabile, controllabile, moralizzabile? Gli aforismi 221 e 222, suggeriscono affascinanti prospettive circa il rapporto dualistico tra ragione ed istinto, d’altra parte il meraviglioso percorso del pensiero nietzscheano affonda le proprie radici nel archetipo dialettico di Dioniso ed Apollo. Credo sia interessante accostare a questo itinerario alcune riflessioni trasversali che trovano particolare esemplificazione negli aforismi 175, La mediocrità come maschera; 218, La macchina come maestra; 278, Premesse dell’età delle macchine.

Se il testo di questi ultimi aforismi è rivolto fondamentalmente ad una caustica e anticipatoria riflessione sulla società contemporanea, è possibile riconoscervi il concetto di omologazione non solo in senso sistemico ma al riguardo del singolo individuo. Il percorso dell’umanità si è indirizzato verso la celebrazione dell’omogeneità, della massificazione omologante e rassicurante, forse agli inizi per scopo di sopravvivenza fisica ma, nel tempo, l’uniformità del gesto è divenuta un valore etico ed ha generato censure nei confronti di tutto ciò che non fosse funzionale al sistema negando, inevitabilmente, la particolarità del singolo. Divieti, tabù e censure hanno fatto sì che si venisse a creare una “maschera comportamentale” da esibire nelle relazioni quotidiane, quelle che esprime il viandante nel suo percorso “alla luce”, confinando nell’ombra tutto quello che, pulsionale, passionale, istintuale, avrebbe potuto rendere il singolo più prossimo a se stesso ma assai poco funzionale agli interessi della collettività. Certo sarebbe utile una riflessione sul fatto che una collettività dovrebbe essere un insieme nel quale ogni unità conserva se stessa nella cooperazione vantaggiosa per tutti poiché oramai l’individuo, ovviamente precedente al sistema e sua causa, ne è divenuto ostaggio e servo. Ancor più inquietante comprendere che il sistema ha diversi nomi: denaro, mercato, stato, religione, morale, metafisica ma questo ci condurrebbe troppo lontano. Limitiamoci ad una considerazione molto prossima all’aforisma 175, forse è proprio la coscienza di questo aspetto che, presente in modo molto chiaro nella coscienza dello “spirito superiore”, lo induce ad indossare “la mediocrità come maschera […] per compassione e bontà”.

Arriviamo così all’aforisma 350 nel quale Nietzsche esorta a liberarsi dalla “malattia delle catene”, cioè tutte le censure morali, religiose e metafisiche che impediscono all’uomo il raggiungimento dell’unico vero scopo della sua esistenza: la libertà dello spirito. Conclude, infatti, con ciò che definisce Il motto aureo che deriva significativamente dal vangelo di Luca ma nella traduzione di Lutero che modifica le parole degli angeli da “Pace in terra agli uomini di buona volontà” in “Pace in terra e agli uomini un prender piacere gli uni agli altri”. È così che nell’epilogo il viandante comprende che “voi ombre siete “uomini migliori” di noi”, l’ombra si rivela come la componente più libera ma così “innamorata” dell’uomo che accompagna silenziosa e “calunniata”, eppure ancora tanto disponibile da affermare che “pur di possedere una totale conoscenza dell’uomo, sarei volentieri la tua schiava”. Ma il viandante, che finalmente ha compreso il valore centrale della sua ombra, replica in maniera che reputo illuminante e definitiva: “Lo sai tu, lo so io, se tu da schiava non diventeresti improvvisamente padrona? Oppure se tu rimarresti schiava disprezzando il tuo padrone, condurresti una vita di umiliazione, di disgusto? Accontentiamoci ambedue della libertà, così come è rimasta a te e a me! Giacché la vista di un essere non libero amareggerebbe le mie gioie più grandi; le migliori cose mi ripugnerebbero, se qualcuno dovesse dividerle con me – non voglio sapere di schiavi intorno a me”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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Ferruccio Masci
31 Marzo 2021 alle 8:00
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