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Breve storia del serial killer Diogo Alves. Tutta questione di… testa

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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Breve storia del serial killer Diogo Alves. Tutta questione di… testa
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Ormai Halloween è passato da un pezzo. E no, quella in foto non è una maschera horror o uno scherzo un po’ macabro, bensì una testa vera e propria. La testa di Diogo Alves, considerato il primo serial killer del Portogallo, che nel 1837, a Lisbona, avrebbe ucciso più di settanta persone.
Diogo nacque nel 1810 in Spagna. Trasferitosi in gioventù nella capitale portoghese, si rese presto conto che, trovando solo lavoretti saltuari, non avrebbe potuto permettersi lo stile di vita da lui desiderato. E così, all’età di ventisei anni, cominciò a delinquere.

I suoi crimini avevano tutti lo stesso scenario: si svolgevano presso “l’Aqueduto das Aguas Livres”, il principale acquedotto della città. Esso si distingueva per essere uno dei collegamenti principali attraverso Lisbona, ed era alto ben 213 metri sopra il livello dell’acqua.
Il giovane Alves attendeva qui le sue vittime, le rapinava ed infine le gettava nell’acquedotto. In questo modo la polizia fu portata a pensare che si trattasse “semplicemente” di una serie di suicidi, anche se, appunto, nel corso di un solo anno, persero la vita più di settanta persone.
Poi però l’acquedotto fu chiuso e il giovane criminale si dedicò alle rapine in abitazioni private. Solo a quel punto la polizia riuscì ad arrivare a lui e a venire a conoscenza del suo operato precedente.

L’uomo fu condannato a morte nel 1841 tramite impiccagione.
Dalla cattura fino al momento di essere giustiziato non mostrò mai alcun pentimento per i suoi delitti, eccetto che per quello di una bambina, che dichiarò di “aver dovuto uccidere affinchè non parlasse”.

Aqueduto das Aguas Livres
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In quel periodo, e fino alla fine del XIX secolo, era molto diffusa una disciplina scientifica, oggi abbandonata, secondo cui dalla conformazione del cranio è possibile risalire allo sviluppo di certe zone del cervello, sedi di particolari funzioni psichiche: la frenologia. Per questo motivo gli scienziati desideravano “conservare” le teste di assassini e personaggi particolarmente problematici: per poterne studiare la psiche.

Questo è il motivo per cui il cranio intatto di Diogo Alves si conserva ancora oggi in un contenitore di vetro, immerso in un liquido giallo, chiamato formalina, che ne impedisce la decomposizione.
Così, ancora oggi, all’interno della facoltà di medicina dell’Università di Lisbona, in bella vista su uno scaffale, appare la testa di questo personaggio brutalmente leggendario.

E nonostante siano passati ben 180 anni, non solo i suoi occhi sembrano ancora vivi, ma paiono fissarci con uno sguardo vivace ed inquietante.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

Alice Benvegnù
27 Marzo 2021 alle 14:00
  • 0 Copertina
  • Magazine
  • Nera-Mente

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