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Cronaca

Tirreno Power, Burlando in aula: “Scelte difficili ma fatte ascoltando i tecnici, mai interferenze politiche”

L'ex presidente ligure sentito nell'ambito del processo per disastro ambientale: "Tutti vorremmo mondo senza carbone, un popolo si sviluppa facendo errori"

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Tirreno Power, Burlando in aula: “Scelte difficili ma fatte ascoltando i tecnici, mai interferenze politiche”
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Savona. “Accolsi con favore la copertura dei parchi carbone, mentre ero contrario all’ampliamento della centrale. Sono scelte difficili per un amministratore: deve fare scelte equilibrate conciliando lavoro, salute e ambiente. E le decisioni sono sempre state prese sulla base delle valutazioni dei tecnici, senza interferenze politiche. Noi non abbiamo mai pensato di agevolare nessuno. Tutti vorrebbero un mondo senza carbone, ma poi avremmo un problema con la produzione energia. E il progresso di un popolo passa anche dai suoi errori”.

A dirlo è stato Claudio Burlando, ex presidente della Regione Liguria, che ha testimoniato questa mattina nell’ambito del processo a carico di Tirreno Power per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.

Nel corso dell’udienza i legali delle parti civili sono partiti analizzando una intervista rilasciata proprio a IVG.it da Burlando il 14 luglio 2011 sulla copertura dei depositi di carbone, in cui l’ex governatore parlò di “scelta più difficile del suo mandato” e definì i depositi scoperti un “danno colossale”. “E’ il classico caso in cui un amministratore pubblico deve conciliare due esigenze, i posti di lavoro e le vicende ambientali e della salute – ha spiegato oggi Burlando – Il problema è fare, nell’ambito della legge, delle scelte che siano le più equilibrate possibile. Le centrali a carbone erano consentite, ed era meglio avere i parchi carbone coperti che scoperti. Poi se mi chiede se sarebbe meglio non averli per nulla rispondo di sì, ma a quel punto avremmo un problema con la produzione di energia. Sicuramente a Sant’Ilario si sta meglio che a Vado Ligure, ma senza Vado a Sant’Ilario non avrebbero la luce…”.

“I più convinti del lavoro fatto su Tirreno Power sono stati i dirigenti del settore ambientale – ha aggiunto – Con nuove turbine e caldaie dai parametri è emerso subito, evidente, il salto di qualità. Se poi aggiungiamo la copertura dei parchi carbone, l’operazione appariva come necessaria nell’ottica di salvaguardare l’ambiente e l’occupazione. La copertura dei parchi era un ‘must’, e fin da subito abbiamo chiesto che fosse un intervento radicale e non un ‘tapullo’: doveva essere fatta seguendo le migliori pratiche disponibili”.

Un altro degli aspetti analizzati durante l’udienza è stata la sequenza di delibere della giunta Burlando inerenti Tirreno Power: in particolare una del giugno 2011 che decuplicava i valori consentiti per le emissioni. “Non c’è mai stata una interferenza politica ‘incongrua’ – ha risposto l’ex governatore – Queste decisioni sono sempre frutto di valutazioni tecniche, che coinvolgono diverse figure. Di sicuro non abbiamo mai autorizzato limiti non conformi alla legge, e posso confermare di non aver mai interferito con queste decisioni. Non fu una decisione politica: l’atto è giuridicamente politico ma la giunta prende atto di valutazioni tecniche di altri”.

Una spiegazione che non ha convinto i legali: “La Regione passò dal considerare accettabili alcuni valori a considerarne accettabili altri 10 volte più elevati…“. “Mi fidai della dirigente Gabriella Minervini, persona competente e cristallina – la replica di Burlando – oltre che nota proprio per la propria attenzione sui temi ambientali. Un conto è se avesse autorizzato dei limiti fuorilegge, un altro se quei valori sono legali. Ci saranno state delle ragioni tecniche. Mi fidavo di lei e non ho motivo di pentirmi. Minervini mi disse che c’erano in Italia centrali attive peggiori di quella di Vado. Il nostro non fu un comportamento criminogeno, anzi fu di buona amministrazione: non dimentichiamo che senza il sequestro della Procura probabilmente quei gruppi sarebbero ancora attivi…”.

In un’altra intervista, sempre del 2011, Burlando si disse invece contrario alla costruzione del nuovo gruppo VL6: “Per quanto riguarda i nuovi impianti la situazione è diversa, hanno ottenuto l’autorizzazione nazionale ma serve anche quella regionale e noi non siamo d’accordo”. Una posizione che Burlando ha confermato oggi in aula. “Ho sempre cercato di non avere posizioni ideologiche – ha proseguito – Poi è chiaro che vorremmo tutti un mondo senza carbone. Ma bisognava valutare se quanto proposto, secondo noi, era coerente con la normativa vigente oppure no. Il carbone è il modo più semplice e meno costoso di produrre energia, oltre che più remunerativo per chi lo fa. E ogni popolo si sviluppa facendo anche errori, come accade oggi con il surriscaldamento e i ghiacciai che si ritirano”.

Il nome di Burlando era già stato tirato in ballo nel corso dell’ultima udienza, 10 giorni fa, quando Emilia Piccardo, presidente dell’associazione Uniti per la Salute, aveva riferito un episodio avvenuto il 21 novembre 2009 a Cairo Montenotte. In quell’occasione alcuni attivisti dell’associazione avevano incontrato Burlando durante l’inaugurazione del parco eolico “Valbormida”: “Gli sottoposero le nostre perplessità e lui li rassicurò. Disse che l’ampliamento della centrale di Vado Ligure non si sarebbe fatto, e di averlo saputo parlando con Carlo De Benedetti“. La società elettrica del suo gruppo industriale, Sorgenia, all’epoca deteneva una quota di minoranza dello stabilimento vadese (oggi è al 50%, con il resto in mano alla francese Engie).

Oggi, chiamato a confermare la circostanza, Burlando ha smentito in parte quanto riferito: “Io interloquivo con Rodolfo De Benedetti, non con Carlo. Nella mia vita mi è capitato di parlare con Carlo, ma non di Tirreno Power. E la mia risposta all’epoca, per quel che ricordo, fu abbastanza standard: dissi che non sarebbero stati approvati progetti non conformi alle nostre linee, mentre progetti che secondo gli uffici fossero stati conformi sarebbero stati approvati”.

La lente si è poi spostata su una conferenza stampa del 14 marzo 2014, pochi giorni dopo il sequestro della centrale, nella quale Burlando (qui l’articolo di IVG) avrebbe detto: “Prima del 2010 la Tirreno Power presentò un progetto di ampliamento che prevedeva un terzo gruppo mantenendo quelli già presenti. Noi dicemmo no mentre invece il ministero concesse il permesso. Io spiegai a De Benedetti che avrebbero avuto problemi se fossero andati avanti solo con l’autorizzazione del Governo. A quel punto cambiarono idea”. Una ricostruzione corretta da Burlando: “All’epoca sembrava diffondersi la convinzione che il progetto si potesse fare anche solo con l’approvazione nazionale: io dissi solo che sarebbe stato complicato portarlo avanti contro il parere della Regione. E ribadisco che parlai con Rodolfo De Benedetti, non parlai mai di questa vicenda con Carlo”.

Oltre all’ex governatore ligure Claudio Burlando è stato sentito anche un tecnico, Stefano Maggi, che ha riferito di alcuni rilevamenti sulla qualità dell’aria negli anni 2010 e 2011. Maggi avrebbe dovuto testimoniare nella scorsa udienza ma, in seguito a una discussione (per le parti civili sarebbe un teste sia d’opinione che tecnico, per la difesa solamente tecnico), era stato deciso il rinvio.

Andrea Chiovelli
15 Dicembre 2020 alle 12:55
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