
Savona. Appare più chiara, ora, con la definizione dei nuovi collegi elettorali, la portata del taglio ai parlamentari, passati da 945 a 600 (la Liguria perderà 6 deputati e 3 senatori) e chissà che qualcuno cominci a cambiare idea dopo aver applaudito alla lezione impartita alla casta.
Considerazioni che valgono per tutti i territori ma in modo particolare per Savona, che già conta poco nella politica nazionale e che ora conterà ancora meno.
Il governo ha approvato nei giorni scorsi il decreto legislativo che ridefinisce i collegi in caso di ritorno alle urne dopo l’ok arrivato dal referendum appunto alla legge sul taglio dei parlamentari.
Per quanto riguarda la Camera, la provincia di Savina è stata divisa in due. La parte più a Ponente finirà nel collegio uninominale 1, con tutta la provincia di Imperia, fino a Savona città e Valbormida, mentre gli altri Comuni saranno compresi nel collegio 2 con una parte della Città metropolitana di Genova.
Ancora più semplice la suddivisione per il Senato, visto che tutta la provincia di Savona finirà con quella di Imperia e una parte di Genova. Risulta evidente come i vari territori risulteranno poco rappresentati e – anzi – spesso il deputato eletto si troverà a gestire problemi e situazioni in contrasto tra loro.
È nota la divisione spesso ideologica tra i due ‘partiti’. I favorevoli al taglio sostengono che i parlamentari meno sono e meglio è a prescindere da ogni altra considerazione. I contrari affermano invece che sarebbe stato meglio mantenere lo statu quo perché la democrazia ha un prezzo e i risparmi incidono ben poco sul bilancio dello Stato.
La nuova geografia elettorale può essere materia di riflessione per tutti.