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Uscire dal proprio Comune, la confusione regna sovrana: chiariamo i dubbi

Molti non hanno chiaro di poterlo fare per fruire di servizi "non disponibili" nel proprio Comune, in altri casi è difficile stabilire se sia così

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Uscire dal proprio Comune, la confusione regna sovrana: chiariamo i dubbi
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Savona. “Posso uscire dal Comune per andare dal mio parrucchiere?”. “Posso andare in un supermercato più distante ma con prezzi migliori?”. “Posso portare mio figlio in ludoteca a Savona?”. “Cosa succede se ‘sconfino’ per sbaglio mentre faccio trekking?”. “Posso raggiungere la mia barca in un Comune diverso, per andare a pescare o per manutenzione?”. Sono tante, tantissime le domande che ci state inviando in queste ore in merito al nuovo Dpcm che, inserendo la Liguria in zona arancione, limita gli spostamenti tra i Comuni. Un provvedimento che ha generato tantissima confusione, dato che le linee generali sono chiare ma l’applicazione in una miriade di casi particolari non è altrettanto ovvia. E se a creare caos ci si mettono anche alcune istituzioni locali, allora la situazione diventa davvero complessa.

Cerchiamo innanzitutto di fare ordine con una precisazione chiave. Il Dpcm non permette di uscire dal Comune solo per il “classico” set di ragioni (scuola, salute, lavoro, necessità) ma aggiunge un ulteriore, fondamentale distinguo: fino alle 22 si può fare anche per usufruire di servizi “non sospesi” che siano “non disponibili nel proprio Comune”. Autocertificando la propria intenzione, ovviamente.

Lo precisiamo perché più di un lettore, in queste ore, ci ha segnalato che (soprattutto nei Comuni più piccoli e meno strutturati) di fronte a richieste di chiarimento alcuni vigili risponderebbero che non è possibile farlo. Che, appunto, si può lasciare il Comune solo per “estrema necessità”. Non è così. Potete andare ad Albenga dall’estetista, se nel vostro Comune quel servizio non è presente. Potete raggiungere Savona per portare vostro figlio a frequentare una attività ludica o ricreativa (concessa dal Comma 9 punto C del Dpcm) di una tipologia non presente dove abitate. Potete andare nella vostra banca, se dovete parlare con il vostro consulente o comunque fruire di un servizio che non possono darvi altre filiali. Se chi vi controlla vi dice di no, sbaglia: stampate questo articolo e mostrateglielo. Qui sotto il testo esatto dell’Art. 2, Comma 4, punto B.

Generica

AGGIORNAMENTO: La stessa cosa, invece, non sarebbe possibile per l’acquisto di beni. E’ questa l’interpretazione che ci arriva in serata dalle forze dell’ordine. Il dpcm, infatti, parla di “svolgere attività o usufruire di servizi“, senza citare l’acquisto di beni (che devono invece rientrare nella “necessità”). Per fare un esempio pratico, quindi, è possibile uscire dal Comune per andare in un circolo di tennis ma non per comprare una nuova cover per il cellulare (eventualità sicuramente non classificabile come “necessità”). Anche se nel nostro Comune nessun negozio vende quegli articoli.

Una volta chiarito questo primo, fondamentale dubbio, l’unico punto ulteriore di discussione diventa proprio il concetto di “non presente nel proprio Comune”. E’ qui che la norma generale si scontra con una moltitudine di casi specifici in cui la risposta non è per niente intuitiva. Se devo comprare un televisore, posso andare a Savona in una grande catena o sono costretto a comprarlo nell’unico negozio che li vende nella mia città? Se devo fare la spesa, posso andare nell’ipermercato dove sono in corso le offerte, o devo rassegnarmi ai prezzi e ai prodotti di quello nel mio Comune? Tendenzialmente crediamo che la risposta sia legata al buonsenso. Pane e pasta posso obiettivamente comprarli ovunque senza troppi rimpianti, un computer è un’altra cosa. Non solo per i prezzi, ma anche per i modelli. Avere certezze, però, pare complicato.

E il parrucchiere? Ci sono professioni in cui il rapporto fiduciario diventa fondamentale. C’è gente che a volte fa 25 chilometri per andare sempre da uno specifico barbiere. Ora può farlo? Una risposta certa, ad ora, non c’è, ma ci sono un paio di pareri che a livello nazionale potrebbero fare da linea guida. Secondo il Prefetto di Sondrio dovrebbe essere possibile andare da un parrucchiere fuori Comune, dato che “i suddetti professionisti assicurano l’afflusso contingentato“. Dello stesso avviso anche la Confartigianato di Milano, Monza e Brianza, secondo cui dovrebbe essere possibile riportando sull’autocertificazione data e ora dell’appuntamento: “Tuttavia – avverte il segretario generale Enrico Brambilla – in questo momento questa nostra interpretazione non viene consentita dalle prefetture locali, compresa quella di Monza”. Per altri, infatti, con questo tipo di concessione si rischia di creare un precedente che renderebbe vana ogni misura: se posso andare dal mio parrucchiere preferito e non da uno qualsiasi, allora dovrei poter anche andare a comprare la focaccia di Recco in una specifica panetteria a 20 km da casa mia perché è “la mia preferita”.

E poi c’è l’enorme filone dello “stato di necessità”, un tormentone già vissuto in primavera. La raccolta delle olive, la barca ormeggiata: i casi particolari sono davvero moltissimi. Solo su uno ci sentiamo di rispondervi già in questa sede: sì, i nonni possono andare a prendere i nipoti a scuola o a casa dei genitori fuori Comune, se questi ultimi devono lavorare. Rientra nelle necessità, come è stato già chiarito alcuni mesi fa.

Per il resto, per provare a diradare la nebbia, abbiamo sottoposto tutte le domande arrivate in questi giorni al comandante della polizia municipale di Savona, Igor Aloi: nelle prossime ore pubblicheremo un nuovo articolo con le sue risposte.

Andrea Chiovelli
11 Novembre 2020 alle 13:30
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