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Politica

Il siluro di Vaccarezza a Caprioglio: il gioco elettorale si fa duro sui resti di una città che sta morendo

L'improponibile paragone del consigliere regionale con Genova e i troppi silenzi della sindaca

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Il siluro di Vaccarezza a Caprioglio: il gioco elettorale si fa duro sui resti di una città che sta morendo
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Savona. Tiene banco nel mondo politico savonese il duro attacco del consigliere regionale Angelo Vaccarezza alla sindaca di Savona Ilaria Caprioglio (leggi qui). Quando parla un politico che ha ottenuto il consenso di Vaccarezza occorre ascoltare con attenzione, ma proprio quel vasto consenso può rappresentare un’arma a doppio taglio, nel senso che non è un lasciapassare per non essere contraddetti (cambiando di mondo e di livello, insegna il caso di Trump).

L’intervento di Vaccarezza arriva inaspettato dopo il suo controverso percorso pre e post elettorale. Alla vigilia della consultazione per le Regionali si è in pratica autocandidato a diventare assessore alla Sanità. Fatto fuori senza tanti complimenti da Toti (che ha così privato Savona di una rappresentanza in giunta), ha spiegato che alle poltrone preferisce stare tra la gente. Infine, riappare con questo inaspettato siluro a Caprioglio occupandosi proprio di poltrone.

Pensiamo che Angelo Vaccarezza abbia dimostrato di avere notevoli capacità amministrative (lo preferiamo quando rivendica assessorati), ma certamente la coerenza non è la sua dote principale, tant’è vero che lasciò Forza Italia per Cambiamo, la formazione di Toti, al momento della massima convenienza elettorale.

L’attacco a Caprioglio è un attacco anche a tutta la giunta e ai suoi partiti, inclusa la Lega: chissà come l’ha presa, dibattuta magari tra scaricare tutte le colpe sulla sindaca (cosa che fa da tempo) o rivendicare un moto di orgoglio.

Caprioglio tace, almeno per ora. I suoi più stretti collaboratori affermano “che non vuole abbassarsi a quel livello”. Può starci. Ma è troppo tempo che la sindaca non parla ai suoi cittadini, non spiega perché la città è nelle condizioni facilmente descritte da Vaccarezza, sembra non fare nulla per ovviare almeno alle cose più semplici e che costano poco o nulla (ce ne sono). Non cerca di governare come sarebbe suo dovere le partecipate del Comune (nettezza urbana e bus), non chiarisce quali siano – secondo lei – le ragioni che le impediscono di fare di più e meglio.

C’è poi il caso, squisitamente politico, della sua possibile ricandidatura, su cui si basa buona parte delle argomentazioni di Vaccarezza. Caprioglio, dopo l’apprezzabile idea di non partecipare alla corsa per la Regione per mantenere la parola data ai savonesi, non è più tornata sull’argomento, cosa che invece avrebbe dovuto fare, confermando o meno questa sua intenzione.

Il paragone di Vaccarezza tra Savona e Genova sembra comunque fuori luogo, tante sono le differenze tra una grande città metropolitana e un centro come il nostro per caratteristiche, problemi e risorse, accesso ai finanziamenti compresi. Ci preoccupa di più quando si chiedono o si accettano, i finanziamenti, solo perché ci sono, come nel caso del progetto di via Nizza, destinato a strangolare definitivamente il traffico cittadino.

A proposito di Savona e Genova: si impegni piuttosto, Vaccarezza, a fare in modo che il nostro porto non sia trattato dai genovesi come uno zerbino.

Il dato certo è comunque che il gioco attorno al futuro sindaco di Savona si fa duro, sui resti di una città che sta morendo, e che occorre massima responsabilità da parte di tutti. Questo impedirà intanto all’amministrazione di fare ancora ciò che è suo dovere fare sino a fine mandato.

Si apre poi un’inquietante campagna elettorale che si preannuncia piena di promesse e infarcita di massimi sistemi anziché di programmi concreti, cosa che vale anche per il centrosinistra, che si cimenterà presumibilmente nel non facile tentativo di perdere anche questa volta.

Ci siamo già permessi di dirlo e lo ribadiamo. Ci spieghino, i Signori Candidati, con che mezzi economici provvederanno a risolvere i problemi di Savona. Non vorremmo che scoprissero solo dopo aver vinto che non ci sono soldi per colpa di “quelli di prima”.

Insomma, più chiarezza c’è è meglio è. Ilaria Caprioglio pensava di avere a lungo il consenso dei savonesi. Si è voltata dall’altra parte un attimo e ha scoperto di essere il bersaglio di tutti.

Sandro Chiaramonti
1 Novembre 2020 alle 12:23
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