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Perplessità in tutte le categorie per i dilettanti a porte chiuse

Iniziare senza il pubblico, dopo aver disputato le partite di coppa con i tifosi sulle tribune, non convince gli addetti ai lavori

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Perplessità in tutte le categorie per i dilettanti a porte chiuse
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L’inizio dei campionati dilettantistici senza la possibilità di avere il pubblico sugli spalti ha lasciato perplessi numerosi addetti ai lavori. Dopo le gare di coppa, nel corso delle quali è stato possibile far accedere un massimo di mille spettatori (numero, tra l’altro, difficilmente raggiungibile nelle categorie minori), ci si aspettava che anche per le gare di campionato si seguisse il medesimo principio. Tuttavia, non vi sono state novità a riguardo e almeno la prima giornata andrà in scena in impianti deserti. Il protocollo sarà in vigore fino al 7 ottobre. 

Un protocollo rigido in una pandemia non è ovviamente attaccabile, ma indubbiamente la questione delle porte chiuse nelle gare dei dilettanti ha fatto sorgere qualche interrogativo circa la coerenza dell’insieme delle norme da seguire. Sono due le domande che sorgono nella testa di buona parte degli addetti ai lavori. In primis, si chiedono se davvero c’è così tanta differenza tra partite di coppa e partite di campionato a livello di gestione della sicurezza  e, in secondo luogo, se ha senso consentire a ventidue giocatori più varie riserve di praticare uno sport di contatto quando non si reputa sicuro far assistere agli eventi un numero limitato di persone opportunamente distanziate. Molte società, inoltre, per le quali gli introiti delle gare casalinghe rappresentano un’importante fonte di sostentamento anche per controbilanciare gli oneri delle trasferte, sostengono che si sarebbe potuta mettere in atto una soluzione intermedia: una riduzione del numero di spettatori rispetto ai mille o l’introduzione della prenotazione per assistere alla partita. La speranza generale, comunque, è che si tratti di un unicum e che dalla seconda giornata si ritorni a una situazione analoga alla coppa.

Le società savonesi di Prima Categoria sono state chiare su questo punto. Nella lettera attraverso la quale chiedevano uno slittamento del torneo visto il poco preavviso (poi negato dalla Federazione), affermano: “Riguardo al fatto che non sia ancora stata permesse l’apertura degli impianti sportivi, l’eventuale partenza con impianti sportivi chiusi porterebbe ad un mancato guadagno societario e visto il poco preavviso sarebbe difficile prevedere eventuali azioni di sicurezza in caso di assembramento di tifosi all’esterno dell’impianto. Ed alcune società sottolineano come non abbiano ancora potuto emettere abbonamenti, non sapendo quante partite sarebbero state disputate internamente, non potendo così quantificare il valore delle tessere”.

Dello stesso tenore, il commento di Andrea Traverso del Celle Ligure, squadra impegnata nel torneo di Promozione. “In merito alla questione delle porte chiuse – afferma il ds delle civette – non possiamo nascondere la nostra perplessità. Avremmo potuto mettere in campo tutte le misure di distanziamento e prevenzione su cui abbiamo lavorato prima di iniziare la coppa. Se la cosa si protraesse nel tempo, la perdita sarebbe non di poco conto, in un periodo nel quale risulta difficile trovare sponsorizzazioni. Tra l’altro, non facendo grandi numeri si potrebbe garantire senza eccessivi problemi la sicurezza sulle tribune”.

Anche il presidente del Pietra Ligure (Eccellenza) Claudio Faggiano si unisce al coro: “Penso che avremmo dovuto aspettare ancora un po’ prima di iniziare la stagione – spiega – visto che vi sono ancora troppe incognite. Dato che è consentito giocare, non vediamo perché non potremmo far occupare anche in campionato 369 posti su 1028 totali del nostro impianto come fatto in precedenza“.

Situazione che a lungo andare rappresenterebbe uno spauracchio anche per le società di Seconda Categoria. “Per una società come la nostra – racconta Simone Ferrero della Rocchettese – sarebbe un duro colpo sotto diversi punti di vista. Sia perché ci priverebbe di piccoli ma importanti introiti sia perché verrebbe a mancare quell’elemento di aggregazione che è l’anima del calcio dei dilettanti. In ogni caso, viste le problematiche che ci sono ancora riguardo al virus posso dire che è comunque comprensibile questa scelta”.

Michael Traman
1 Ottobre 2020 alle 21:28
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