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Lettere

Scuola, la storia di Matteo: “Dallo scientifico all’artistico, costretto a ripetere l’anno per una sola insufficienza”

Il padre: "Ci sono più dottorandi volenterosi e capaci su YouTube che insegnanti che amano insegnare e non solo giudicare"

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Scuola, la storia di Matteo: “Dallo scientifico all’artistico, costretto a ripetere l’anno per una sola insufficienza”
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Provincia. Matteo ha 16 anni e frequenta la seconda classe del liceo scientifico. Se la cava discretamente, bene in alcune materie un po’ meno in altre. Non è sicuramente un “secchione” ma si sa, la scuola è fatta soprattutto degli insegnanti e molto è demandato alla loro voglia di trasmettere la passione nello studio della propria materia. Un buon allenatore è colui che trasforma un ragazzo in un atleta; facile vantarsi di atleti cresciuti da altri allenatori o nati campioni. È così che Matteo, ragazzo un po’ introverso, trova difficile rapportarsi con alcuni insegnanti. Ma questo è normale. È sempre successo e sempre succederà. Ma arriva il Covid e con esso la formazione a distanza.

Matteo non ha un legame particolare con i compagni, la classe è molto orientata al motto “ognun per sé” e la fama dei licei di un certo indirizzo come luoghi di aggregazione snob non si smentisce. Quindi a Matteo non dispiace terminare l’anno scolastico tra le mura domestiche e conclude con successo l’anno portando a casa la media del sette. Nel frattempo, come passione personale, cura quella della grafica e del videomaking denotando un discreto talento. Quindi l’idea di cominciare la terza, con insegnanti che non stima e con una classe decimata dalla migrazione di molti compagni verso altri istituti, lo porta a cambiare orientamento. Decide così di chiedere il passaggio al liceo artistico sezione design.

Il liceo artistico non ha certo le dimensioni numeriche del liceo scientifico o dell’ITIS e quindi è auspicabile non ci siano problemi di capienza. Matteo, ottenuto il nulla osta da parte del liceo scientifico, deve superare un esame integrativo per poter accedere alla terza classe. Alcune materie, come discipline Plastiche e Pittoriche, non le ha mai affrontate. Anche nel disegno geometrico vi sono delle parti da integrare come le proiezioni e i vari tipi di visione prospettica.

Matteo ha circa quattro settimane di tempo per prepararsi su queste materie relativamente al programma di prima e seconda. “È una pura formalità, soprattutto in questo periodo, state tranquilli” ci ripetono molti amici che operano nel settore scolastico. Comunque ci sembra corretto che Matteo si prepari adeguatamente. A fronte di una specifica richiesta concernente su quali testi reperire le informazioni per esercitarsi al meglio, il professore risponde con una frase molto ampia nei significati: “Leggere, leggere, leggere…. Tenere la mente aperta”.

Matteo si prepara anzitutto sulle materie pittoriche e plastiche perché la manualità non la si può inventare, ci vuole pratica. Parte del disegno geometrico, le proiezioni, Matteo le conosce già. Gli manca la prospettiva. Realizza qualche disegno in prospettiva nei vari tipi, i più semplici. Ci comunicano che le prove saranno su tre giorni, quattro ore al giorno, i primi di settembre. Quindici giorni dopo, in un modo o nell’altro, la scuola sarebbe cominciata.

Matteo partecipa alle sessioni di esame. Il primo giorno, martedì primo settembre, il professore di disegno geometrico compare, assegna il compito e scompare. Matteo effettua senza problemi il compito relativo al primo anno. Ha qualche difficoltà nel realizzare la parte del secondo anno, una disegno in prospettiva un po’ più impegnativo di quanto previsto. Prova più volte ma a quanto pare “va in palla”. Una delle docenti che seguono la prova, non particolarmente ferrata sulla materia, gli dice “non fa niente”. Il professore che ha assegnato il disegno è completamente disinteressato. Il secondo e terzo giorno, nelle prove manuali, a Matteo viene riferito che ha una mano migliore di tanti studenti ammessi alla classe terza…. E questo lo rassicura.

Venerdì cinque settembre una mail asettica ci comunica che Matteo non è idoneo alla classe terza avendo ottenuto, su sei prove complessive, tutti sette e un quattro, proprio sulla parte della prospettiva. Ci viene comunicato che è comunque idoneo alla classe seconda. Trasaliamo. Tra una settimana comincia la scuola e Matteo ha il privilegio di poter mettersi in pari all’artistico ripetendo un anno che lui ha superato al liceo scientifico a pieni voti. C’è qualcosa che stride in tutto ciò.

Nel frattempo scopriamo che alunni di seconda, come indicato da circolare ministeriale, verranno ammessi in terza con quattro o cinque insufficienze. Chiediamo un colloquio al Dirigente scolastico del liceo artistico. Ci spiega che le regole sono queste e se non si hanno i sei decimi su tutte le prove il candidato non è idoneo. E quindi ci rinnova l’invito a iscriverlo alla seconda per rafforzare quell’unico argomento su cui Matteo è stato carente.

Ci viene anche detto che potrebbe studiare anche contemporaneamente (da solo) il programma di terza e dare a fine anno gli esami integrativi per accedere alla quarta. Dovendo sottostare ad un professore che ha già un pregiudizio sul suo operato ed è l’artefice della sua esclusione? Sbigottimento.

Facciamo notare al dirigente che Matteo tutte le materie del secondo anno le ha già studiate e, giudicando dall’esito allo scientifico, imparate. Abbiamo cercato di proporre delle soluzioni ragionevoli per salvare l’anno a Matteo ma abbiamo trovato solo burocrazia e accanimento.

A questo punto, dopo aver scaricato una buona dose di frustrazione, ci siamo congedati dal dirigente declinando chiaramente la “generosissima” offerta propostaci e sottolineando di essere felici che Matteo non debba più mettere piede in un circo simile.

Come si sarebbe potuta risolvere la cosa? Semplicemente, come è stato fatto per tutti gli alunni in Italia in questo triste periodo, dando un sei invece che un quattro alla prova di Matteo, con l’incentivo a mettersi in pari durante la prima parte dell’anno. E magari bocciandolo alla fine della terza, se lo avesse meritato. Si tratta di concedere un’opportunità.

Il disegno prospettico è sicuramente importante e si impara. Non è un arte, non è una lingua. Sono solo metodi e regole con cui si effettua un disegno geometrico. Come le proiezioni ortogonali. Non c’è talento, non serve l’estro. E nell’era digitale non serve neanche più una matita, tanto più che dalla terza quella materia Matteo non l’avrebbe più incontrata. A Matteo era stato dato il programma dei due anni sul quale prepararsi, se avesse potuto imparare sei materie in quattro settimane in piena autonomia, compresa la ricerca dei materiali di studio, vuol dire che allora la scuola non serve.

Basta navigare su Internet. Sicuramente ci sono più dottorandi volenterosi e capaci di insegnare su YouTube che insegnanti che amano insegnare e non solo giudicare. Ci è stato anche detto che questi sono esami di sbarramento…. Come a Medicina. Il fatto che Matteo abbia buone doti di manualità e attitudine con i vari software di grafica 2D/3D, cosa volete che importi in un liceo artistico? L’importante è dare l’opportunità al professore di disegno geometrico di farsi valere.

Il dirigente scolastico, in quanto tale, potrebbe anche discutere con la commissione se prendere un certo tipo di decisione così netta, così vuota di quella parte umana di cui la scuola ha molto bisogno. D’altra parte, apponendo la sua firma sull’esito, risulta concorde con questa linea. Sono vicende come queste che minano l’autostima dei ragazzi e che incrinano la fiducia nell’istituzione. Il sentirsi a disagio in un istituto ed essere respinti da un altro. La dispersione scolastica, cioè l’abbandono della scuola da parte di molti studenti, è causata da fatti come questo. Matteo è sicuramente fortunato perché ha due genitori che lo seguono ma non per tutti è così.

Alla fine Matteo ha trovato un istituto che lo ha accolto e gli ha dato un’opportunità. Ha passato l’esame integrativo ed è pronto ad affrontare una meritata terza.

“Leggere, leggere, leggere, avere una mente aperta…”. Avremmo voluto che questo concetto fosse preso alla lettera anche dal professore di disegno geometrico e dal dirigente dell’artistico, il quale dovrebbero considerare di vedere le cose più… in prospettiva.

Lettera firmata 

 

Giorgia Scalise
11 Settembre 2020 alle 11:36
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