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Caos scuola, il pediatra Gaiero: “Sì mascherine piuttosto che stare a casa, ma per i bimbi impossibile portarle a lungo”

Giorgia Scalise
25 Agosto 2020 alle 19:00
25 Agosto 2020
Caos scuola, il pediatra Gaiero: “Sì mascherine piuttosto che stare a casa, ma per i bimbi impossibile portarle a lungo”
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Il primario del San Paolo: "Meglio tamponi a tappeto, mantenere regole ferree con i bambini molto difficile"

Savona. Mascherina sì o mascherina no? Al ritorno sui banchi di scuola, è giusto che i bambini la indossino? Ecco due delle domande più gettonate dell’ultimo mese, soprattutto dopo l’annuncio della possibile obbligatorietà della mascherina una volta che suonerà (finalmente) la campanella. Ne abbiamo parlato con il dott. Alberto Gaiero, primario di Pediatria e Neonatologia del San Paolo di Savona.

Argomento molto discusso, diverse sono le posizioni. Dottore, lei da che parte sta? Mascherina sì o mascherina no?

“È difficile rispondere a questa domanda, dobbiamo imparare a convivere con questo virus, ma se l’alternativa è stare a casa, allora assolutamente mascherina sì. I bambini devono riprendere ad andare a scuola, perché ha un grandissimo valore sociale e formativo. Non si deve demonizzare la mascherina, meno male che esistono! È stato dimostrato che non ha alcun effetto dannoso, anche sui bambini. È vero anche, però, che non si può pretende che un bambino di 6 anni abbia la maturità di capire la sua importanza…”.

Il dibattito è acceso soprattutto sui più piccoli, la mascherina dovrà essere indossata dai bambini a partire dai 6 anni di età

“Assodato che un suo utilizzo protratto per più ore non rappresenti un pericolo per la salute, bisogna ragionare anche su altri aspetti. Non so quanto la mascherina venga tollerata dai bambini e per quanto tempo riescano ad indossarla correttamente coprendo naso e bocca. L’idea è molto ambiziosa. Soprattutto pensando che sono gli stessi bambini che il giorno prima sono sul materassino al mare o all’aperto a giocare insieme senza mascherina e il giorno dopo con la mascherina sui banchi di scuola. Non è semplice farglielo capire. In Europa, infatti, per quanto riguarda la scuola primaria, ma anche secondaria, non esiste una linea condivisa, molte nazioni non la richiedono”.

Quali possono essere le alternative all’obbligo della mascherina?

“Sicuramente potenziare il distanziamento, ma stiamo parlando sempre di posizioni ipotetiche, perché i bambini più piccoli sono molto istintivi, cercano il gruppo, cercano gli amici, tendono a socializzare, a giocare tra di loro, è tutto molto complicato. Mantenere delle regole ferree con bambini molto piccoli è difficile, lo è anche con i meno piccoli. Poi occorre una grande attenzione anche nella promozione dell’igiene delle mani e ovviamente una prova di maturità e serietà da parte delle famiglie. I genitori dovranno avere l’accortezza di non mandare a scuola i bambini che hanno dei sintomi che potenzialmente sono correlati al Covid-19, anche se non gravi come tosse, raffreddore, febbricola che devono essere considerati come motivo di valutazione clinica e non presi sotto gamba. Il bambino che non ha sintomi potenzialmente potrebbe essere un portatore asintomatico, è vero, ma lo manderei a scuola. Serve la maturità delle famiglie di pensare agli altri ed essere cauti. Sarebbe, inoltre, molto utile un maggior controllo con tamponi a tappeto ripetuti, sicuramente meglio delle mascherine”.

Per quanto riguarda i più piccoli, qual è e qual è stata la situazione nel savonese?

“In questi mesi ci sono state due fasi. Nella prima i bambini per essere considerati a rischio Covid dovevano avere un famigliare o un contatto stretto positivo, soprattutto durante il lockdown. Ovviamente non avendo contatti esterni alla famiglia, non avrebbero potuto essere contagiati altrove. Ci sono stati pochi casi, spesso in bambini fragili. Quando il lockdown è terminato, le cose sono cambiate. Attualmente capire se il bambino possa essere positivo o meno diventa più difficile, perché il dato domestico non esiste più. Si sono riscontrare delle positività in dei bambini che avevano solo la febbre. In Liguria i casi da ospedalizzare venivano e vengono tutti convogliati al Gaslini, i bambini positivi con sintomi lievi sono stati, invece, seguiti a casa e non mi risulta che abbiamo mai riscontrato gravi problemi e conseguenze”.

In tanti lamentano troppo allarmismo…

“È un argomento che ci mette sempre alla prova con la quale convivere non è semplice, ma bisogna cercare di trovare le risorse per non cadere nel terrorismo e nemmeno nella banalizzazione. È necessario trovare un equilibrio, è vero che adesso i casi gravi sono diminuiti in maniera drammatica, le terapie intensive non hanno pazienti gravi, ma è innegabile che tre mesi fa era completamente il contrario. Spingersi a dare delle risposte estreme è rischioso, perché nelle forme virali possono esserci varianti, ma bisogna sempre essere equilibrati”.

In attesa del vaccino…

“Questa pandemia ci ha dimostrato quanto sia importante vaccinare i bambini, bisogna farlo! Purtroppo non è ancora possibile per il Covid-19, ma gli altri vaccini sono importantissimi. La mia speranza è che questa situazione abbia accresciuto la cultura pro vaccino”.

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