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Gli angeli della morte

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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Gli angeli della morte
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“Angeli della morte”. Questo è l’appellativo con cui vengono chiamati medici e infermieri accusati di essere i carnefici dei propri pazienti. Si tratta di una delle realtà più inquietanti di interesse criminologico.

Questa definizione deriva dal soprannome con il quale era tristemente noto il medico nazista Josef Mengele, famoso per la sua freddezza e per il potere di vita e di morte che aveva sugli internati del campo di concentramento di Auschwitz, nonostante egli non fosse un serial killer.

È importante sottolineare che, per quanto i mass media molto spesso parlino di questi casi fomentando paure (giustificate) nelle persone, i dati statistici sono rassicuranti: questi episodi sono effettivamente pochi per frequenza di accadimento.
È inevitabile però che l’accadere di questi susciti un senso di terrore ed insicurezza nei confronti delle strutture paradossalmente preposte alla cura e alla salute.

Ma chi è l’angelo della morte?
Questo individuo, che può essere di entrambi i sessi, inizia di solito la sua carriera poco dopo i vent’anni, in scenari circoscritti come case di cura, ospedali e altri luoghi in cui la morte è un evento regolare. Luoghi dove gli omicidi possono essere facilmente dissimulati e in cui l’omicida gode del potere di decidere chi vivrà e chi morirà (oltre che della stima di colleghi e familiari), e ha facile accesso a ogni genere di attrezzatura adibita a mantenere in vita o a dare la morte. In tali contesti è facile procurarsi l’arma per uccidere: interrompere il flusso di ossigeno, raddoppiare la dose, aggiungere un farmaco (Lucarelli e Picozzi, 2003).
Questo rende gli omicidi particolarmente difficili da scoprire, in quanto ad un esame poco approfondito le morti possono essere archiviate come incidenti o avvenute per cause naturali. Nell’eventualità di un’autopsia, inoltre, la presenza di alcune sostanze può essere facilmente giustificata.

La motivazione ufficiale per cui questi individui agiscono è di tipo compassionevole (definita in criminologia mercy killing), legata ad una loro presunta intolleranza nel rapportarsi con la sofferenza umana intensa e di lunga durata.
L’origine reale, in realtà, è legata ad una sensazione delirante di onnipotenza che pervade determinati soggetti disturbati e predisposti, scatenando il desiderio perverso e malvagio di disporre della vita e della morte degli altri esseri umani.

Una categoria particolare di angeli della morte comprende i medici e le infermiere che creano una situazione di emergenza, mettendo volontariamente a repentaglio la vita del paziente di cui si stanno occupando invece di ucciderlo, unicamente per attirare l’attenzione su di sé. (Questo comportamento è spesso collegato ad una particolare manifestazione della Sindrome di Münchhausen
per Procura.)

Un caso esemplare in Italia è stato quello di Sonya Caleffi, ex infermiera del Comasco, arrestata nel 2004 per aver dato la morte ad alcuni dei pazienti terminali che gli erano stati affidati. Condannata a vent’ anni di carcere, è tornata libera nell’ottobre 2018. La sua ultima vittima è morta dopo quattordici anni passati da invalido a causa dell’iniezione.
La Caleffi, infatti, provocava delle embolie gassose alle sue vittime iniettando loro dell’aria, pratica che si rivelò fatale per almeno cinque pazienti.
Un altro nome divenuto tristemente famoso in questo contesto è quello di Fausta Bonino, “l’infermiera killer di Piombino”. Questa uccideva le sue vittime iniettando dosi massicce di un anticoagulante, l’eparina. Agì negli anni 2014 e 2015.

Nel 2016, a Saronno, vengono arrestati Leonardo Cazzaniga, medico, e Laura Taroni, infermiera, tra cui intercorreva una relazione clandestina. Inizialmente sono accusati di aver ucciso quattro pazienti anziani ed il marito di lei. Successivamente, le accuse si ampliano,  fino a ipotizzare quindici omicidi: dodici di pazienti in corsia e tre di familiari (il marito, la madre, il suocero) della donna. Tutti uccisi con vari mix di farmaci. Per dodici di queste morti Cazzaniga è stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario e condannato all’ergastolo, più tre anni di isolamento diurno.

Questo genere di omicidi avvengono, ovviamente, anche fuori dall’Italia: ricordiamo Niels Höge, infermiere in Germania, reo confesso di ben ottantacinque uccisioni avvenute tra il 2011 e il 2013, condannato all’ergastolo.

Edson Izidoro Guimaraes, accusato di aver ucciso 132 pazienti ricoverati all’ospedale Salgado Filho di Rio per rincassare le «commissioni» di una agenzia di pompe funebri. Affermò che la sua intenzione era solo di alleviare le sofferenze di malati di Aids e di altre gravi affezioni in stadio terminale togliendo loro le maschere d’ossigeno oppure procedendo con una inziezione letale.

Più indietro nel tempo si colloca l’operato di Arnflinn Nessett (1981-1983): tramite avvelenamento con sovraddosaggio di succinilcolina (un bloccante neuromuscolare, utilizzato in anestesia generale), fece ben ventidue vittime accertate, che secondo la sua confessione sarebbero invece ben 138.

Spesso questi serial killer finiscono col tradirsi, in quanto la loro sicurezza aumenta ad ogni omicidio e la cosa li porta a trascurare dei dettagli importanti della vittima (ad esempio, il suo stato di salute e le terapie che seguiva).Il più delle volte la loro attività giunge al termine dopo la morte di uno o più pazienti in buone condizioni di salute, oppure perché il comportamento del killer si fa sempre più sospetto, quando non addirittura evidente.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

Alice Benvegnù
4 Luglio 2020 alle 14:00
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