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Le nove figlie di Mnemosine

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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Le nove figlie di Mnemosine
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“Cominciamo il canto dalle Muse eliconie/ che di Elicone possiedono il monte grande e divino [ … ] Le partorì nella Pieria, unitasi al padre Cronide,/ Mnemosine, dei clivi Eleutere regina,/ che fossero oblio dei mali e tregua alle cure” Sono i versi 1 e 2; 52 – 55 tratti dal proemio della Teogonia di Esiodo. Come auspicio che finalmente l’estate si decida a tornare sulle nostre spiagge, riprendo un’abitudine consolidata negli anni di questa rubrica che, appunto, con la bella stagione si presenta con la particolarità di una breve serie di articoli relativi ad una specifica narrazione. Per questa estate post pandemica abbiamo iniziato il viaggio nella creazione esiodea antica di 2700 anni in cui si narra la nascita degli dei, la Teogonia, appunto. Per chi è un lettore abituale di questo appuntamento filosofico rimando con la memoria allo scritto del 21 agosto 2019, “La voce dell’assoluto”, così come per i neofiti ne suggerisco la lettura; in esso si accennava a quanto ora andiamo più dettagliatamente a leggere con l’intento di riconoscervi quel “pensiero altro” che l’amico Federico (Nietzsche) celebrava come peculiare dell’età tragica dei Greci e che noi andiamo a rivitalizzare, almeno ci proviamo, in questi nostri incontri.

Non credo sia ermeneuticamente corretto utilizzare categorie antropologiche e sociologiche contemporanee per riflettere su quello che, del pensiero greco arcaico, oggi potremmo definire un’ottica maschilista, anzi, vorrei sottolineare, come ho fatto nel titolo, la centralità del femminile in quanto andiamo analizzando. Un passo indietro: le nove Muse, le protettrici ed ispiratrici delle arti nel Pantheon greco, intanto sono tutte donne, ma soprattutto mi piace rimarcare che sono figlie di Zeus, il dio dell’assoluto e dell’eterno, unitosi per nove notti consecutive, fecondandola ogni notte per generare una nuova Musa, con la dea Mnemosine: la memoria. Ne nacquero “Clio e Euterpe e Talia e Melpomene,/ Tersicore e Erato e Polimnia e Urania,/ e Calliope, che è la più illustre di tutte”. Il ruolo del padre degli dei, come è norma anche tra i mortali, è marginale rispetto a quello femminile nell’atto procreativo; Zeus feconda e se ne va, inconsapevole, per sua scelta e natura, e non protagonista, in quanto maschio, della gestazione successiva. Le Muse, inevitabilmente, sono intimamente connesse alla madre, fisicamente e psichicamente, con lei condividono la gravidanza, la preparazione a ciò che saranno, al compito meravigliosamente umano che è il generare arte, ciò che, nella prospettiva greca, è “oblio dei mali e tregua alle cure”. In questa azione svolgono il ruolo di “anghelos”, messaggero, portavoce dell’eterno che sussurra al mortale, senza di loro non sarebbe possibile l’atto creativo che nasce dall’incontro di due universi tanto differenti quanto urgenti l’uno all’altro, sia per l’esistenza reciproca sia come atto d’amore.

Cosa esiste di più umano della memoria? È proprio la peculiarità dell’umanità quella di ricordare, è proprio in questo atto che trova radice il tempo, solo grazie al ricordo è possibile pensare al passato, solo nella coscienza del passato è riconoscibile l’esistenza del presente che, nel suo “fluire coscienziale” subito diviene passato, ed è in questa consapevolezza che ci è consentito ipotizzare il prossimo presente, cioè il futuro. Non esiste il tempo senza la coscienza di chi lo pensa così come non esiste arte senza l’umano che si offre alla voce dell’anghelos. Mnemosine, donna e memoria, consente al mortale di condividere l’eterno, in qualche misura è rimandabile al ruolo di Maria nella teologia cristiana, rappresenta la possibilità di un rapporto assurdo ed assoluto tra contingente e per sempre, un rapporto che richiede un atto di fede come ripropone un meraviglioso mito più o meno coevo alla Teogonia che è quello di Orfeo ed Euridice che, chissà, potrà divenire oggetto di analisi in una altra serie di appuntamenti col mito. Tornando alle Muse: esse incontrano un pensoso pastore col suo gregge, ma un pastore, Esiodo appunto, capace di sentirne ed ascoltarne il meraviglioso canto. Solo una breve notazione, allora non erano i titoli accademici a certificare la qualità della persona, ( anche oggi non lo possono garantire ma oramai ciò che conta è la forma, l’etichetta, ma torniamo a più alti pensieri ) i pastori sono i fondatori della filosofia, esseri umani che si consentivano alla riflessione, si davano tempo per coltivare ciò che ci rende umani, il pensiero, l’offrirsi all’ascolto di una voce che è musica di infinito, accessibile solo a chi le Muse amano. “[ … ] beato colui che le Muse/ amano; dolce dalla sua bocca scorre la voce” canta il verso di Esiodo il quale, come all’origine hanno fatto tutti i maggiori filosofi però rivolgendosi al logos, chiede alle Muse che gli narrino il principio, ciò che i suoi contemporanei chiamavano archè.

Possiamo definire Esiodo un filosofo? Non esattamente, la distinzione convenzionale tra filosofo e poeta sta proprio nell’interlocutore, il filosofo si rivolge alla ragione, il poeta all’ispirazione. Credo, però, che la risposta che ricevono entrambi sia la medesima, forse con due linguaggi differenti, il primo è un linguaggio “logos” il secondo “mithos” ma il contenuto non può essere che lo stesso, da qui il diritto di Esiodo di partecipare al nostro settimanale simposio. Mi piace, in chiusura di questo preludio alla Teogonia, citare un altro grande poeta-filosofo, il giovanissimo Giacomo Leopardi che, intorno ai venti anni, compose un idillio che lo ha reso immortale, mi riferisco ovviamente all’Infinito. In esso è rilevante sottolineare il verso “e mi sovvien l’eterno” che possiamo parafrasare come mi ricordo l’eternità. La domanda, evidentemente retorica, ovviamente è: possiamo ricordare qualcosa che non ci abita? Ma se siamo abitati dall’eterno ciò significa che, se ce lo consentiamo, possiamo averne memoria, presentificarlo, certo, con il rischio di destabilizzare il nostro presente ed ogni ordine temporale, ma non è, altra domanda retorica, proprio questo un percorso straordinario che ci è permesso per conseguire l’assoluto? Solo se sapremo scardinare la gabbia logica della convenzione, sole se, per dirla con le parole di Nietzsche, sapremo farci abitare dal Caos ci sarà consentito ascoltare la voce delle Muse, potremo generare una stella danzante e, una volta cancellati i limiti dello spazio e del tempo, quelli tanto cari al razionalismo kantiano, potremo affermare con la giovane voce del poeta : “e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
Clicca qui per leggere tutti gli articoli

Ferruccio Masci
17 Giugno 2020 alle 8:00
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