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Funzioni locali, il sindacato Usb Liguria: “È caos totale tra protocolli, disposizioni e l’irresponsabilità di molti dirigenti”

"Il 31 luglio scadono i sei mesi di emergenza: non sappiamo se verranno promulgati"

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Funzioni locali, il sindacato Usb Liguria: “È caos totale tra protocolli, disposizioni e l’irresponsabilità di molti dirigenti”
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Liguria. “Nel caos il virus ingrassa e si diffonde. Il 31 luglio scadono i sei mesi di emergenza Covid-19 che il Governo aveva previsto. Non sappiamo se verranno promulgati”. È il “j’accuse” rivolto dalla federazione regionale dell’Usb Funzioni Locali Liguria.

“In questi mesi ci sono stati oltre 37.000 morti ufficiali e 240.000 infettati dal Covid-19 e abbiamo visto il proliferare di norme, leggi, determine dirigenziali, atti, linee guida, protocolli, aggiornamenti dei DVR e dei DUVR. Norme che spesso sono incomprensibili e in contrasto tra di loro: mettere in ordine in questo caos non sarà facile”, accusa il sindacato.

“Un elemento è però emerso chiaro: i dirigenti delle pubbliche amministrazioni sono a tutti gli effetti i nostri ‘datori di lavoro’ e da oggi ricorreremo spesso a questo concetto per chiarire a tutti le responsabilità che loro hanno nei confronti dei/delle lavoratori/lavoratrici – prosegue la nota – È anche chiaro che per legge lo SW non è più una modalità di servizio sperimentale ma è diventato un obbligo per le pubbliche amministrazioni. Quindi, anche se attualmente costituisce una modalità ordinaria per il periodo dell’emergenza, i principi dello SW si estendono oltre l’emergenza”.

“I nostri datori di lavoro, a fatica, dopo il 9 marzo, applicando le norme dei decreti legge che si susseguivano, hanno mandato tutti i lavoratori possibili in SW tranne i lavoratori e le lavoratrici addetti/e alle ‘attività indifferibili’ da svolgersi in presenza – continuano i dirigenti sindacali – Tutti e tutte con grande abnegazione si sono adattati alle nuove disposizioni, spesso con DPI insufficienti o palesemente inadatti (ad esempio le migliaia di mascherine che la Protezione Civile ha fornito alle Amministrazioni, rivelatesi non adatte a proteggere i lavoratori).

“È evidente a tutti che chiudere tutti gli uffici è stato utile alla limitazione del contagio. Ma la Pandemia non è finita. Ci sono ancora troppi malati, morti, asintomatici – scrivono ancora i rappresentanti dei lavoratori – Ora che inizia una nuova fase, i datori di lavoro devono concordare le modalità di rientro scaglionato senza nessun pressappochismo. Sono chiamati a prevedere i rientri con atti ufficiali che ne stabiliscano le modalità (orari, giorni di rientro, etc.). Eppure ci sono Enti Locali che stanno facendo atti che annunciano un “rientro generalizzato”.

“Ricordiamo che di fronte a disposizioni di carattere sanitario la volontarietà del lavoratore/lavoratrice non è un criterio assumibile – dice ancora l’Usb – Tutte le sedi e tutti/e i/le lavoratori/lavoratrici devono essere dotati di tutti i dispositivi di sicurezza individuale e collettiva. Non è accettabile l’autocertificazione del proprio stato di salute. La legge non lo prevede, altrimenti anche l’assenza per malattia non necessiterebbe del certificato medico”.

“I protocolli firmati tra le parti sociali non sostituiscono le leggi sulla sicurezza del lavoro e le responsabilità del datore di lavoro – continuano i sindacalisti – I datori di lavoro non possono disporre il rientro dei lavoratori e delle lavoratrici immunodepressi/e o con gravi patologie, i lavoratori e le lavoratrici con figli in età scolastica o minori ai 12 anni. In ogni struttura fisica deve essere indicato chi è il dirigente responsabile delle azioni antiCovid-19 e del controllo del rispetto delle regole massima attenzione deve essere posta all’accesso di ‘terzi’ negli uffici pubblici”.

“Non vogliamo rischiare di diventare le ‘rsa’ della nuova fase, considerata anche l’età media dei lavoratori delle funzioni locali. Non vogliamo essere a rischio noi e mettere a rischio la comunità diventando vettori di contagio – dichiara il sindacato – Da parte nostra e dei lavoratori e delle lavoratrici ci sarà massima collaborazione e responsabilità, ma se accadesse qualcosa sarebbe ben chiaro di chi sono le responsabilità: dei ‘Datori di Lavoro’. Vale più la salute che il profitto”.

Simone D'Angelo
8 Giugno 2020 alle 10:02
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