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Cronaca

Dimessi gli ultimi pazienti, la clinica San Michele di Albenga ritorna “Covid free”

"Spariamo che la giunta regionale tenga conto delle ulteriori potenzialità della San Michele e voglia aiutare l'unico ospedale privato tra Genova e Ventimiglia”

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Dimessi gli ultimi pazienti, la clinica San Michele di Albenga ritorna “Covid free”
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Albenga. Dopo 92 giorni di attività dedicata all’emergenza Covid-19, ieri la clinica San Michele di Albenga ha dimesso gli ultimi pazienti, negativizzati e guariti. Lo comunica, in una nota Anna Maria Gentile, amministratore unico della casa di cura ingauna.

“L’emergenza clinica sta rapidamente calando. La circolazione del Sars Cov 2, se pur non terminata, è attenuata, vuoi biologicamente, vuoi dalle misure di barriera adottate. Il distanziamento sociale è agevolato dalla buona stagione, che tra l’altro espone il virus al potere disinfettante dei raggi solari ed alla diluizione degli aumentati ricambi d’aria. E’ anche aumentata l’efficacia delle terapie, che riduce la necessità di ricoveri ospedalieri”.

“Un primo accordo, siglato il 24 marzo scorso con l’Asl2 savonese prevedeva l’impegno di 24 letti (un piano della casa di cura), estesi a 48 nei giorni successivi; un secondo, di analoghi contenuti, siglato con l’Asl 1 imperiese il primo aprile, impegnava un ulteriore piano per accogliere pazienti dimessi dalle rianimazioni e dai reparti di malattie infettive, salvati dal rischio di morte incombente ma non ancora in grado di far rientro alle proprie abitazioni. L’intera nostra struttura era stata via via adattata ad isolamento ed il personale tutto adeguatamente formato dagli operatori esperti, solitamente dedicati a queste particolari situazioni.”.

In totale nel periodo che va dal 25 marzo al 27 giugno 2020 sono stati accolti presso la “San Michele” 139 pazienti (78 assistiti da Asl2 e 61 assistiti da Asl1). La degenza media in casa di cura è stata di 27,6 giorni. Sono stati seguiti portatori di cardiopatie, ischemie cerebrali, altri problemi circolatori, broncopneumopatie, diabete, insufficienza renale, gastroenteropatie e altre patologie: “Situazioni pregresse, ma certamente aggravate dall’infezione. Sono state curate, oltre ai postumi dell’infezione respiratoria virale, sindromi da allettamento, ipocinetiche, ansioso-depressive, stati di denutrizione e di disidratazione, piaghe da decubito, scompensi di circolo, problemi di alvo, urinari. Con le Asl committenti si era concordato, come obiettivo, la dimissione, nel più breve tempo possibile, di Pazienti portati alla negativizzazione del referto infettivologico e ad un livello di autonomia tale da poter rientrare a domicilio. Sono state da noi messe particolarmente a frutto le esperienze acquisite negli anni dai professionisti della casa di cura con la riabilitazione motoria dei pazienti ortopedici e con la riabilitazione respiratoria dei Pazienti inviati dalla Regione Valle D’Aosta”.

“Per rendere meno opprimente il regime di isolamento, abbiamo rifornito quotidianamente i Pazienti digiornali, riviste, giochi da tavolo e li ha messi in collegamento visivo con i parenti mediante smartphone. Poi, via via che progredivano, li abbiamo riabituati all’aria aperta, portandoli, a gruppi, nel parco attrezzato. Poiché le stanze di degenza della casa di cura sono tutte dotate di terrazzino prospettante sul parcheggio alberato, i parenti venivano a vedere ed a parlare direttamente con i pazienti che potevano affacciarsi, pur mantenendo, per vincolo strutturale, la debita distanza. Già a partire da inizio giugno, man mano che i pazienti diminuivano, erano scattate le operazioni di disinfezione terminale dei piani liberati. E’ in corso in questo momento la sanificazione del 2° piano, nel quale erano ridotti gli ultimi pazienti residui”.

Ora, dopo tre mesi di lavoro “dedicato” al Covid-19 “l’attività della casa di cura sta dunque riprendendo la sua abituale attività riabilitativa convenzionata con il servizio sanitario regionale e l’attività medico internistica dedicata ai pazienti solventi in proprio”.

“Desideriamo esprimere un sentito ringraziamento ai nostri operatori e professionisti, o meglio, a quanti di loro hanno accettato la sfida. Grazie alle precauzioni adottate ed ai DPI mai mancati (grazie anche alla puntuale fornitura da parte di Alisa), tra il nostro Personale, nel periodo in cui la struttura è stata interamente dedicata a pazienti Covid-19, non si è verificato alcun contagio: se il nemico si conosce, si può, dunque, prevenire. Vogliamo anche ringraziare i colleghi, sanitari ed amministrativi delle due Asl, con i quali da tempo collaboriamo, ma che questa emergenza ci ha ancor più avvicinato. Covid 19 ci ha reso giustizia morale, mostrando quanto per un servizio sanitario sia importante disporre del complemento di strutture ospedaliere private. In Liguria esse sono pochissime, a differenza delle Regioni limitrofe. La presenza di Case di Cura private sul territorio garantisce un ‘polmone’ di posti letto; abitualmente convenzionati per ricoveri chirurgici elettivi o internistici di media intensità o riabilitativi, questi letti sono prontamente riconvertibili; non disponendone, invece, il sistema manca di flessibilità e deve affrontare, in situazioni di stress, costi maggiori”.

“Riteniamo che Asl2 e Asl1 possano essere soddisfatte del servizio reso loro in questi giorni, così come Alisa del gran lavoro di recupero ‘fughe’ svolto in questi ultimi anni. Vogliamo sperare che la giunta regionale tenga conto delle ulteriori potenzialità della San Michele e voglia acquisire per sè il merito di aiutare ad esprimersi adeguatamente una azienda con pedigree ligure al 100%, unico ospedale privato ad oggi esistente tra Genova e Ventimiglia”.

Luca Berto
28 Giugno 2020 alle 8:41
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  • Cronaca
  • clinica san michele albenga
  • Albenga
  • anna maria gentile

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