
Savona. “Un giorno in più di lavoro (per le nostre aziende e per i nostri clienti) si rivela fondamentale come non mai. Lo diciamo dopo 50 giorni di fermo forzato nel rispetto delle norme anti-contagio. E lo confermiamo ancor più all’avvio della Fase 2, nella quale è giustamente prevista qualche ripresa delle attività industriali e commerciali. Una fase nella quale, tuttavia, il lavoro dei mobilieri, degli arredatori e similari è in gran parte dimenticato”. Lo afferma il mobiliere Emilio Bisi per conto degli oltre 150 suoi colleghi della provincia di Savona in una lettera aperta inviata al presidente della Regione Giovanni Toti e al sindaco della città della Torretta Ilaria Caprioglio.
“E ciò, nonostante i nostri portafogli-ordini ammontino ad oggi a diverse centinaia di migliaia di euro e le attese dei nostri clienti siano ormai al limite della sopportazione. Una situazione che consideriamo paradossale, in vista della normale ripresa della vita civile e commerciale. I mobilieri savonesi (una quindicina di aziende nel solo comprensorio del capoluogo) non chiedono né contributi pubblici, né favore alcuno per le proprie aziende, nonostante i propri redditi d’impresa ormai siano fermi al palo dei primi di marzo 2020. Noi chiediamo semplicemente, ma con forza, di riprendere rapidamente a lavorare, e a produrre reddito per noi e per i nostri dipendenti”.
“Naturalmente con tutte le garanzie per la salute nostra, degli installatori, dei clienti. Ma al momento ciò non è ancora possibile, in quanto il codice Ateco 47.59.10 nel quale siamo inseriti che indica il comparto del commercio al dettaglio di mobili per la casa, non è stato inserito tra il codici che potranno riprendere l’attività lavorativa il 4 maggio, bensì dopo il 18 maggio”.
“Una situazione che ci penalizza come mai è avvenuto, e che ci costringe a rivolgere al responsabili della cosa pubblica la nostra esortazione. La Regione Liguria, il Comune di Savona, nel pieno rispetto degli ordini governativi, consentano al nostro comparto di riprendere il lavoro in deroga al decreto della Fase 2. Un piccolo, grande segnale di civiltà, oltre che di giustizia amministrativa. Perché, per noi (lo diciamo con forza) un giorno in più di lavoro è fondamentale”.
Cristina Bonanomi, responsabile commerciale di un centro di arredamento di Valleggia, aggiunge: “Da sempre attori partecipi del settore economico della nostra regione, ci troviamo ora con le mani ed i piedi legati insieme a tutti i nostri colleghi, ben oltre 150 realtà in tutta la provincia. Non sono riusciti a fermarci i crolli dei ponti, non sono riusciti a fermarci le alluvioni, la forza di volontà, la determinazione, la voglia di lavorare è riuscita sempre a farci andare a testa alta senza fermarci, magari rallentare ma fermarci no. Fino ad ora”.
“Ben consapevoli che è un momento epocale, quello che stiamo vivendo, la prima guerra batteriologica, se vogliamo definirla così, ha segnato il passo. Siamo chiusi da oltre 50 giorni, da metà marzo, la nostra struttura ha una superficie di oltre 4000 metri quadri. Non possiamo aprire e non possiamo cercare di riprendere a fare quello che da sempre ci ha permesso di andare avanti, ossia lavorare. Quando abbiamo sentito che il 4 maggio ci è stata preclusa l’apertura, non vi nego che siamo rimasti sbigottiti, la nostra atività, è una delle poche che è possibile svolgere, anzi è consigliabile svolgere su appuntamento, è un’attività che consente di mantere le distanze di sicurezza, nessun problema quindi a regolare le entrate, nessun problema a sanificare gli ambienti, nessun problema a lavorare con tutti i presidi sanitari necessari, ma l’importante è poter riprendere”.
“La cura per la casa da sempre è stato considerato un bene primario, la casa come luogo sicuro, e lo ha dimostrato questa emergenza, in cui rifugiarsi. Sarà già complicato per il privato trovare la voglia di spostarsi per venire nelle nostre strutture, ma almeno a chi ha questa necessità, è giusto dargli la possibilità di farlo. Unisco quindi la mia voce a chi ha già esposto il suo pensiero, e a quanti miei colleghi la pensano come me, e con loro sono a chiedere di poter anticipare la possibilità di riprendere a lavorare. Sarebbe importante far arrivare la nostra voce a chi puo’ decidere di farci riaprire”.
Luca Malagamba, mobiliere di Altare, si associa ai colleghi savonesi “chiedendo una riapertura anticipata dei nostri negozi, facendo presente che anche in Val Bormida vorremmo ripartire il prima possibile, ogni giorno riceviamo richieste da clienti che da mesi continuano a vivere senza i loro arredamenti rimasti nei nostri magazzini. Non chiediamo agevolazioni di nessun tipo ma semplicemente la possibilità di riprendere la nostra attività al più presto, rispettando ovviamente tutte le precauzioni necessarie. I nostri clienti necessitano di ricevere rapidamente la loro merce ordinata nei mesi prima dell’emergenza sanitaria”.
“Questo blocco totale delle attività lavorative non solo sta penalizzando noi imprenditori ma anche i nostri clienti, alcuni di essi si sono trasferiti in nuove abitazioni nei tempi precedenti all’epidemia e ad oggi, essendo sprovvisti dell’arredamento necessario per poter abitare dignitosamente una nuova casa, si trovano a pagare un doppio affitto subendo così, un ulteriore danno economico. Vorrei sottolineare il fatto che mediamente un mobilificio ha una ampia metratura che consente di svolgere l’attività lavorativa nel modo più sicuro possibile. Viene servito un singolo cliente alla volta che riceve dal venditore le massime attenzioni ed essendo un luogo di lavoro ampio, spazioso e igienizzato ci permette di svolgere il nostro lavoro nel modo più sicuro possibile. Ci terrei a sottolineare che attualmente ci sono negozi che hanno la possibilità di svolgere la loro attività in locali nettamente più piccoli e saturi di prodotti dove in realtà vi è un maggiore rischio di contagio”.
“Chiediamo quindi alle autorità competenti e al presidente di darci la possibilità di riaprire i nostri negozi il prima possibile, potendo così tornare a svolgere il nostro lavoro nel pieno rispetto delle nuove norme sanitarie, garantendo così un servizio alla nostra clientela e facendo ripartire il prima possibile il nostro paese”.