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Politica

Rinvio rinnovo graduatorie scolastiche, Calcagno (Italia Viva): “Ingiustizia sociale”

"Potrebbe generare per i docenti precari il rischio di non essere chiamati in servizio nel prossimo anno scolastico"

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Rinvio rinnovo graduatorie scolastiche, Calcagno (Italia Viva): “Ingiustizia sociale”
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Provincia. “Tutti i giorni sentiamo appelli per la riapertura delle scuole o per il mantenimento della didattica a distanza. Tutti i giorni ascoltiamo dibattiti a favore del funesto ‘6 politico’ oppure a favore dello svolgimento di una seria maturità… Tutto corretto e giusto ma chi sta pensando ai problemi che il Decreto Scuola creerà ai 200.000 docenti precari che quest’anno sono in servizio?“. A sollevare la questione Matteo Calcagno, coordinatore territoriale di Italia Viva per la provincia di Savona.

“Nel decreto, infatti, è previsto il rinvio di un anno del rinnovo delle graduatorie d’istituto da cui le scuole attingono per coprire le cattedre vacanti e permettere ai nostri ragazzi di avere insegnati fin dai primi giorni di scuola. Sono graduatorie bloccate che vengono rinnovate, aggiornate e integrate con nuove iscrizioni, all’interno di una finestra di un mese (solitamente tra maggio e giugno) ogni 3 anni. L’ultimo aggiornamento risale al 2017 e nel 2020 si sarebbe dovuto provvedere alla ‘riapertura’ di suddette graduatorie” specifica Calcagno.

“Quest’anno prestano servizio circa 200.000 docenti precari che hanno svolto con impegno e attingendo a risorse economiche proprie (connessioni internet domestiche, acquisto di strumentazione e device) la didattica a distanza richiesta dal ministero pur non essendo prevista dal contratto di lavoro del comparto istruzione – riprende – Mi domando perché a loro, facendo leva sul senso del dovere, è stato chiesto di attivarsi per digitalizzare le lezioni ed invece il ministero dell’istruzione non abbia provveduto ad attivare procedure digitali per il rinnovo delle loro graduatorie?”.

“Si apre davanti a noi una grave ingiustizia sociale e credo che, di fronte a questo rischio, non si possa restare in silenzio! – ci tiene a dire il coordinatore territoriale di Italia Viva – Mi riferisco, ad esempio, ai tanti docenti ‘arruolati’ tramite le MAD (dichiarazioni di Messa a Disposizione) e che non sono, perciò, ancora iscritti nelle graduatorie, ma che avrebbero fatto iscrizione proprio nella finestra 2020″.

“Il rinvio della finestra al 2021 potrebbe generare per loro il rischio di non essere chiamati in servizio nel prossimo anno scolastico perché ‘scavalcati’, nella triste lotteria dell’arruolamento, dagli iscritti ‘dormienti’, cioè dai molti professionisti che sono invece nelle graduatorie ma solo come eventuale ‘paracadute’ in caso di crisi lavorativa”.

“L’aggiornamento delle graduatorie secondo la naturale scadenza del maggio 2020 oltre ad essere un atto dovuto, a questo punto, diventa un attestato di stima verso i 200.000 docenti che, nel corrente anno scolastico, hanno dimostrato forte senso di attaccamento alla loro professione, al bene dei ragazzi ed anche allo Stato. Altro che insegnamento come ripiego lavorativo!” prosegue Calcagno.

“Le motivazioni del rinvio sono legate alle procedure di consegna della documentazione che sono ancora cartacee e prevedono la presenza fisica del richiedente? Anche senza pretendere ora, in zona cesarini, una piattaforma web dedicata, ritengo che sia possibile attivare lo stesso le procedure utilizzando la PEC e lo SPID – aggiunge – Il resto del lavoro spetta, come già previsto, alle segreterie delle varie scuole che possono attivarsi tramite lo smart working. Soluzione, questa, che garantirebbe la sicurezza sanitaria e il corretto svolgimento delle procedure”.

“Un rinvio dettato dalla lentezza burocratica del ministero non può essere ‘pagato’, ancora una volta, dai lavoratori che sanno compiere il proprio dovere anche quando non è previsto! – conclude Matteo Calcagno – Mi auguro che la ministra Azzolina, già docente e dirigente sindacale, sappia attivarsi tempestivamente per evitare quella che si profila come una grave mancanza dello Stato nei confronti dei suoi lavoratori”.

Sara Erriu
23 Aprile 2020 alle 12:07
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