
Genova. Nessun tampone, nessuna dotazione specifica per evitare contagi interni, ma una autocertificazione da firmare per proseguire il lavoro, come se nulla fosse: “Ma se ci ammaliamo noi è finita”.
A dirlo sono gli stessi Vigili del Fuoco, attraverso un comunicato del sindacato di base, ma anche direttamente “ai microfoni” di Genova24, che ha raccolto diverse testimonianze del personale operativo nella nostra città.
“In questo momento, con meno persone in giro, c’è sicuramente meno lavoro – ci confermano – ma noi usciamo comunque tutti i giorni per aprire case, recuperare qualche cittadino, e mettere in sicurezza aree – ci raccontano – siamo sempre a contatto con persone, ma non abbiamo mai ricevuto una dotazione specifica per il Covid-19, usiamo le nostre per i gas”. Un particolare che però non può far rimaner tranquilli: “Il problema è anche la vicinanza inevitabile tra colleghi nelle caserme come nei mezzi, e li non abbiamo protezione di sorta”.
Una situazione che mette a rischio uno dei servizi fondamentali della nostra società: “Ognuno di noi è a rischio contagio, come tutti i cittadini, ma se ci ammaliamo noi è finita – ci spiegano – ed è per questo che riteniamo sia grave che non ci siano stati fatti i tamponi, oggi nessuno di noi sa se sta mettendo a rischio il collega o le persone che soccorre”.
A Padova sono già in ginocchio, con i primi contagiati conclamati che rischiano di far saltare un presidio di cui ci ricordiamo spesso solo durante la tragedie: “Al momento l’unico provvedimento è la dilatazione dei turni per farci fare meno uscite casa-lavoro – raccontano – facciamo un turno da 24 ore e poi tre giorni consecutivi di riposo, ma i rischi sono comunque alti”.
Il sindacato di base si è mosso in queste ore per denunciare la situazione, inviando una lettera di diffida ai dirigenti, responsabili secondo le maestranze di aver lasciato “i lavoratori nella completa mancanza di tutela preventiva che incide direttamente sul contesto lavorativo e viola le disposizione di cui ai DPCM, emanato per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 devono essere disposte specifiche misure anche all’interno delle nostre strutture operative”.
In particolare il punto di rottura sarebbe la richiesta di firmare di una autocertificazione che attesta lo stato di salute del singolo pompiere: “Noi non firmiamo, risultando impossibile procedere a dichiarazioni accertanti un fattore presunto e non oggettivo comprovabile in modo specifico”.
