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Cronaca

Convertito in “Covid Hospital”: il “viaggio” di IVG dentro l’ospedale di Albenga

La testimonianza del personale e il racconto del sindaco Tomatis: ecco il nuovo volto del Santa Maria

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Convertito in “Covid Hospital”: il “viaggio” di IVG dentro l’ospedale di Albenga
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Albenga. Dal “matrimonio” con i privati, poi saltato (o meglio congelato) a pochi passi dall’altare, alla conversione in “Covid Hospital”, unico ospedale della provincia interamente dedicato all’emergenza Coronavirus (gli altri casi sono gestiti all’ospedale San Paolo di Savona, dove sono però attivi anche altri reparti). 

È cambiato, o meglio è stato stravolto, quasi in un attimo, il destino del Santa Maria di Misericordia di Albenga dove, ormai da 2 settimane (il provvedimento dell’Asl2 riporta la data del 12 marzo), la conversione è diventata realtà, con una riorganizzazione pressoché totale dell’intero nosocomio. 

Da allora, come detto, sono passati “appena” 14 giorni, ma questa emergenza sembra dilatare il tempo e riesce quotidianamente, in un modo o nell’altro, ad alimentare le incertezze e i dubbi. Dal 12 marzo ad oggi, dentro l’ospedale medici e infermieri hanno lavorato e lavorano senza sosta, con turni che arrivano con grande facilità alle 12-13 ore consecutive in reparto, con tanto di tute di protezione e dpi. 

ospedale albenga generica

E gli albenganesi, ma non solo, possono unicamente vedere la struttura da fuori: una “scatola vuota” e per certi versi misteriosa, attorno alla quale, infatti, non mancano le domande, in particolare sui social, su quelle che sono la riorganizzazione e le pratiche che avvengono quotidianamente all’interno. 

Quante le persone ricoverate? Quanti e quali i posti ancora liberi? Quali sono le medicine e le terapie utilizzate? I ricoverati che età hanno? Sono più giovani o anziani? Chi è più esposto al virus? Sono solo alcuni dei quesiti più comuni. E IVG.it ha deciso di provare a rispondere, attraverso le testimonianze del personale medico e il racconto molto dettagliato del sindaco della città, e medico, Riccardo Tomatis. 

“Al momento abbiamo 4 reparti dedicati tutti al Covid-19, – ci hanno raccontato, in forma anonima, dall’interno dell’ospedale. – E bisogna dire le cose come stanno: l’ospedale di Albenga al momento risulta superpieno, con un ‘turnover’ garantito unicamente dai decessi e dalle eventuali dimissioni che da noi, almeno sino ad oggi, superano per fortuna il numero delle morti”. 

Ospedale di Albenga Coronavirus

“Lavoriamo circa 12-13 ore al giorno, ovviamente sotto forte stress e con tante difficoltà, ma rispetto ad altri presidi, quantomeno in termini di materiali e dpi, non siamo purtroppo messi bene, ma nemmeno così male e, per questo, dobbiamo ringraziare anche tante associazioni e privati cittadini di Albenga e dintorni”.

“Per quanto riguarda l’età dei pazienti, ad Albenga fortunatamente non sono molti i casi di persone giovani che sono state ricoverate (intese come under 60): si contano sulla punta delle dita e quasi tutti i casi di ricovero presentano anche comorbilità (coesistenza di più patologie diverse). Stando ai nostri dati, sembra che gli uomini siano, seppur leggermente, più esposti al virus e alle sue gravi conseguenze delle donne, ma va specificato che è basato sui dati in nostro possesso, non si tratta di scienza esatta applicabile ovunque”. 

“Per quanto riguarda le cure, poi, stiamo utilizzando l’ormai famoso Tocilizumab, esclusiva, però, degli infettivologi e secondo protocolli sperimentali. Discorso opposto, invece, per l’Avigan, che non viene utilizzato. Fino ad oggi, ci siamo anche serviti di antivirali, ma con scarsi risultati, e di farmaci per la cura dell’artrite reumatoide. La verità è che l’unica ‘cura’ certa al momento è l’ossigenoterapia e questa è la parte più sconfortante: ci troviamo impotenti e senza vere armi, se non appunto i protocolli che, man mano, concordiamo, valutiamo e attuiamo”, hanno concluso.

È stato poi il sindaco Riccardo Tomatis, come per altro già anticipato nel corso della diretta di IVG.it di ieri mattina (25 marzo) dedicata ad Albenga, a descrivere la riorganizzazione nel dettaglio. 

ospedale albenga

“L’ospedale di Albenga è stato interamente dedicato alla cura del Covid-19 e non esiste più per nessuno la possibilità di accedervi di propria iniziativa. L’unico servizio ‘extra Covid’ rimasto è la Dialisi, per la quale è stata predisposta un’area e un ingresso separati e in totale sicurezza”, ha esordito il primo cittadino. 

“Il Santa Maria di Misericordia è attualmente diviso in 3 grandi aree. Si tratta dell’area gialla, allestita nelle ex stanze della Day Surgery (15 posti letto modulabili sino a 20), della Medicina Interna e del Mici (25 posti letto modulabili sino a 42): in quest’area vengono accolti tutti i pazienti sospetti in attesa di riscontro, alcuni dei quali, se positivi, vengono poi trasferiti in Malattie Infettive al piano di sopra oppure, in caso di tampone negativo, dimessi, ma con obbligo di isolamento a casa”. 

“Al piano di sopra, come detto, si trova il reparto di Malattie Infettive, alias area arancione, dove vengono ricoverate le persone positive al Covid-19, con 26 letti dedicati e trattamenti specifici e all’avanguardia. Infine, si va alla cosiddetta area rossa, ovvero alla Rianimazione, dove sono presenti 5 posti letto, con la possibilità di essere implementati se l’emergenza dovesse richiederlo”.

Ospedale Albenga Coronavirus

“Inoltre, all’ingresso di ogni reparto sono state create delle camere asettiche con l’utilizzo di appositi pannelli, che potremmo definire di ‘decontaminazione’: qui entrano medici e infermieri, si svestono degli abiti comuni e indossano in sicurezza tute e dpi per poi iniziare il loro lungo turno di lavoro. A fine turno, poi, si ripete la procedura al contrario: si parte con la pulizia e igienizzazione della tuta e dei presidi, che poi vengono buttati in contenitori appositi e secondo rigide procedure, quindi ci si riveste e si fa ritorno a casa”. 

“Ci tengo a precisare, che anche i visitatori, ovvero i parenti dei pazienti, non possono accedere in ospedale. Possono però recarsi all’ingresso per lasciare eventuali effetti personali, che il personale si premurerà di recapitare, in sicurezza, ai propri congiunti. Infine, per spezzare un tabù, confermo che ai pazienti è consentito tenere ed utilizzare il cellulare per dialogare e rassicurare famigliari e amici, fatta eccezione, per ovvi motivi, per il reparto di Rianimazione”, ha concluso il sindaco. 

Daniele Strizioli
26 Marzo 2020 alle 15:53
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