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Varazze, nel convento dei Domenicani un convegno su Santa Caterina da Siena

Ad oggi sono noti 67 manoscritti contenenti lettere di Caterina, la maggior parte dei quali conservati in Italia

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Varazze, nel convento dei Domenicani un convegno su Santa Caterina da Siena
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Varazze. Sabato 16 novembre 2019 a Varazze, nella Sala Capitolare del convento dei Domenicani, con il titolo Dalle lettere di Caterina da Siena all’Epistolario di santa Caterina da Siena è stata presentata, a cura di Antonella Dejure, dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo di Roma, l’edizione dell’Epistolario di santa Caterina da Siena che l’Istituto stesso sta approntando.

Dopo una breve introduzione storica sulla figura di Caterina, compreso il suo particolare rapporto con Varazze, la relatrice ha illustrato in primo luogo il passaggio dalle singole lettere all’epistolario: le lettere dettate da Caterina nell’ultimo decennio della sua vita (1370-1380) erano redatte per essere inviate a destinatari reali, ma nello stesso tempo, in considerazione della fama di “santa viva” di cui godeva la Senese, venivano trascritte per essere conservate. Si formarono così diverse raccolte, alcune già durante la vita di Caterina, la maggior parte di esse dopo la sua morte: gli studi preliminari hanno permesso di raggrupparle in tre grandi ambiti che ruotano intorno a tre figure dell’entourage della futura Santa, Neri di Landoccio Pagliaresi, Stefano Maconi e Tommaso Caffarini.

Ad oggi sono note 386 lettere di Caterina, delle quali sono conservati soltanto otto “originali” effettivamente spediti ai destinatari, di cui uno presso i domenicani di Catania e sei a Siena; le altre lettere sono contenute nelle raccolte cui si accennava.

Ad oggi sono noti 67 manoscritti contenenti lettere di Caterina, la maggior parte dei quali conservati in Italia, mentre quello considerato più importante è a Vienna; nessuno di essi, però, contiene lo stesso numero di lettere nello stesso ordine e questa situazione rende più complesso il lavoro degli editori, che si sono orientati a prendere in esame lettera per lettera e non raccolta per raccolta.

Nella sua edizione del 1860 Nicolò Tommaseo aveva cercato di ordinare le lettere secondo un criterio cronologico, ma la quasi totalità di esse così come ci sono giunte non sono datate e moltissime non sono neppure databili, non contenendo elementi che permettano di stabilirne l’epoca e le circostanze di composizione.

Per quanto riguarda gli aspetti linguistici, il problema fondamentale è il senese di Caterina. La santa quasi certamente sapeva leggere (il sistema scolastico della Toscana del secondo Trecento era molto avanzato), e forse anche scrivere, ma conformemente alla sua condizione preferiva affidarsi a segretari: è attestato però che le lettere esprimevano il più fedelmente possibile il suo pensiero ed appare quindi molto probabile che Caterina esercitasse un controllo diretto su di esse prima che venissero spedite. Così come oggi le conosciamo, però, le lettere risultano sottoposte ad un pesante processo di fiorentinizzazione, probabilmente ad opera di chi le ha raccolte o addirittura degli editori successivi, Tommaseo compreso. Si pone quindi il problema di quale sia stato il rapporto tra l’autrice, i suoi collaboratori e quanti hanno trascritto le lettere organizzando le raccolte, sia per quanto riguarda la composizione delle lettere sia per quanto riguarda le fonti utilizzate più o meno direttamente nelle lettere stesse, che l’edizione segnalerà in uno specifico apparato.

Un altro problema che gli editori devono affrontare è costituito dalle varianti: confrontando i vari manoscritti, molto spesso si riscontrano diversità nel testo che non sono classificabili come veri e propri errori, ma che ne modificano più o meno lievemente il significato. L’apparato critico di cui l’edizione sarà corredata renderà conto di tutte le lezioni, cioè parole o frasi, non messe a testo e quindi “scartate”.

L’edizione è promossa dall’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo di Roma con la collaborazione della Provincia Romana di santa Caterina da Siena dell’Ordine dei Predicatori e con il coinvolgimento delle Università di Napoli, di Siena e di Torino: attualmente del gruppo di lavoro fanno parte una quindicina di persone, coordinate da Antonella Dejure.

I curatori hanno scelto di non proseguire l’edizione iniziata nel 1940 da Eugenio Dupré Theseider, di cui fu pubblicato soltanto il primo volume contenente 88 lettere, anche in considerazione del fatto che i manoscritti oggi noti sono più numerosi di quelli a suo tempo utilizzati in questa edizione.

L’uscita del primo volume, contenente la descrizione dei 67 codici e più in generale l’introduzione all’intero lavoro, è prevista prima dell’estate 2020; ad essa dovrebbe seguire nel 2021 il primo volume, contenente 70 lettere.

La dottoressa Dejure ha concluso ringraziando anche a nome dell’Istituto per l’interesse dimostrato nei confronti di questa impresa editoriale e proponendo nuovi incontri a Varazze per presentare i volumi pubblicati, prevedendo anche la possibile partecipazione del professor Massimo Miglio, direttore dell’edizione, presidente dell’Istituto stesso e accademico dei Lincei.

La risposta da parte della relatrice alle domande poste da alcuni presenti ha concluso la manifestazione.

Un particolare ringraziamento a TeleVarazze, la cui presenza ha assicurato anche a chi non era presente la possibilità di ascoltare la conferenza.

Nicola Seppone
22 Novembre 2019 alle 9:04
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