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Nera-mente

“Cranium 17”: il primo omicidio della storia

Alice Benvegnù
30 Novembre 2019 alle 9:41
30 Novembre 2019
“Cranium 17”: il primo omicidio della storia
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"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

Circa 430.000 anni fa, nei pressi della sierra di Atapuerca, nella Spagna settentrionale, fu commessa un’aggressione letale: la prima di cui abbiamo memoria, ad oggi.

La vittima, un giovane adulto di Neanderthal, fu colpita due volte in testa, sopra l’occhio sinistro. I colpi inflitti furono sferrati dallo stesso corpo contundente, ma da diverse angolazioni, suggerendo due attacchi distinti. Dall’analisi della traiettoria e del contorno delle lesioni, compiuta nel 2015 con le più moderne tecniche forensi, si è evinto che ciascuno degli impatti fu, singolarmente, letale. Inoltre, l’assenza di qualsiasi abrasione riconducibile a denti, esclude che la vittima sia stata oggetto delle attenzioni di qualche carnivoro, sia prima che dopo il decesso. E c’è di più: il fatto che i colpi siano stati due, entrambi abbastanza violenti da sfondare un osso molto robusto, fa escludere che si sia trattato di un incidente; quindi, l’autore del gesto aveva assolutamente l’intenzione di uccidere.

È interessante sapere che la localizzazione di queste lesioni è coerente con lo schema generale delle aggressioni documentato per gli esseri umani “recenti”: la maggior parte degli individui colpiti frontalmente da un oggetto contundente presentano lesioni sul lato sinistro del cranio, fatto che riflette la dominanza della mano destra in un conflitto “faccia a faccia”. Quindi, gli uomini in questione erano destrimani.

La presenza di fratture nei crani dei nostri più antichi antenati è tutt’altro che rara, ma stabilire con ragionevole certezza che la causa sia stato un conflitto interpersonale è invece molto difficile. Fino a prima di questa scoperta, i candidati al poco invidiabile titolo di prima vittima di un omicidio erano vissuti in tempi relativamente recenti, non più di 30.000 anni fa: Shanidar 3, un uomo di Neanderthal del Kurdistan iracheno, e Sunghir 1, un Homo sapiens moderno scoperto in Russia. Finchè non è stato scoperto questo “nuovo” reperto, che ha attirato a sè tutta l’attenzione degli studiosi.

Il cranio della vittima in questione, rinominato poi Cranium 17 e ricostruito assemblando 52 frammenti ossei, fu riportato alla luce da una grotta sotterranea chiamata Sima de los Huesos, in cui negli ultimi anni, a partire dal 1984, sono stati rinvenuti dagli archeologi i resti ossei di circa 28 individui, riconducibili probabilmente a una popolazione di Neanderthal, vissuta, appunto, intorno a 430.000 anni fa.

L’unico modo per accedere a questa grotta sotterranea è una sorta di ripida e stretta gola alta circa 14 metri. Difficilmente i colpi che uccisero Cranium 17 sono ascrivibili a una caduta. Sorge spontanea una domanda, dunque: come hanno fatto i corpi di questi uomini primitivi a finire lì in fondo? Forse questa gola poteva servire come luogo di sepoltura? Questo potrebbe suggerire che gli esseri umani cominciarono a seppellire (o perlomeno a raccogliere) le spoglie dei morti molto prima di quanto si credesse.

Quello che a questo punto è certo è che l’omicidio ha origini antichissime, aldilà di quanto narratoci dalla Bibbia su Caino e Abele, e oltre ogni aspettativa: l’omicidio è nato praticamente insieme all’uomo.

Chissà per quale motivo Cranium 17 (come chissà quanti altri) fu ucciso così irruentemente: per motivi di cibo, o di caccia? Per il territorio? A causa di battaglie che, come in tempi più recenti, potevano sorgere tra le diverse tribù? Oppure, magari, poteva trattarsi già allora di un delitto per motivi passionali? A queste domande, purtroppo, è difficile che avremo mai una risposta.

Fonte dei dati scientifici: Focus.it

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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