
Non lo so quanti scatoloni ho preparato, quante pareti ho dipinto, quante porte ho chiuso e quante chiavi nuove ho avuto tra le mani. Quanto odore di nuovo, quante lampadine avvitate, quanti jeans sporchi di vernice che non viene più via, quante volte il traguardo successivo è sembrato chiuso in scatole impossibili da aprire.
Mi muovo tra le foglie secche che scricchiolano in questo porticato di Savona. La porta del mio studio nuovo mi guarda spalancata, mi fa l’occhiolino, beffarda e invitante. Il fiume mi separa dalla Savona dei negozi, dalla Savona pulita, pulsante, commercialmente viva.
Qui, oltreletimbro, serrande abbassate, portici scricchiolanti di foglie secche, cartacce, bidoni straripanti. Eppure passeggio, e dalle finestre odori di soffritto al cumino mi chiamano, forse è curcuma, forse è aglio, forse entrambi.
Medioriente, Albania, Niger, Tunisia. Sorrisi e profumi di donne con rossetti sgargianti e veli colorati. Bimbi che mi passano sui piedi col monopattino, facce di neonati grinzose nelle fasce, Il fabbro barbuto con la sua armatura in vetrina, il cinese che cuce alacre con la testa bassa, la barista bionda che mi sorride.
“AUTOPRODUZIONE” un cartello a grosse lettere fluorescenti mi chiama su un cancello tra i palazzi.
“Venga giù che ci sono le caldarroste!”.
Tra i palazzi, tra i portici sporchi e le serrande chiuse arrugginite.
Tra le macchine, tra l’asfalto. Tra il grigio e lo smog.
Verde.
Verde. Azzurro e sorrisi.
Il Roseto dei Papi mi ha chiamato, e io non sapevo nemmeno della sua esistenza.
Scendo tra gli orti e mi ritrovo tra le persone che di questo progetto sono il cuore, scopro un mercatino di scambio di abiti, laboratori di produzione artigianale di cosmesi, impianti di riutilizzo e rigenerazione dell’acqua piovana.
Scopro torte al cioccolato, bambini che giocano a nascondino, biciclette e caldarroste.
E terra. Terra per chi desidera tornare alla terra.
Terra che avrebbe potuto diventare un parcheggio e fruttare tanto denaro.
E invece ora è pomodori, zucchine, cavoli, peperoni.
“Ora tu vedi solo spine, ma se vieni a primavera qui saranno rose”.
Torno verso il mio studio nuovo. Tra le dita un mazzetto di salvia, dono dei miei nuovi amici del Roseto dei Papi. Calpesto foglie secche e cartacce e tiro su le spalle e la testa.
Pronta anche stavolta a coltivare spine. In attesa delle rose.
“Rosso Pistacchio” è la rubrica di Marzia Pistacchio, che ama definirsi “una truccatrice struccata”. Ogni martedì uno spazio al femminile dal taglio volutamente “leggero” in cui parlare a 360 gradi di tutto ciò che ruota intorno alle donne. In salsa savonese, naturalmente. Clicca qui per leggere tutti gli articoli