
“Dio è morto, Marx pure, e anche io non mi sento molto bene”. Mi sembra una affermazione, nella sua caustica iconicità, che ben fotografa la realtà che stiamo vivendo. Resta aperto il dibattito tra chi la attribuisce a Woody Allen, anche se nessuna prova può portare a sostegno delle proprie affermazioni, e chi la ritiene, forse più legittimamente, ascrivibile ad una spiazzante replica ad un critico letterario da parte di uno dei maggiori autori del teatro dell’assurdo: Eugene Ionesco. Se l’intento del geniale drammaturgo era, come afferma qualsiasi esperto di teatro, fotografare l’assurdo che si cela e si disvela nei comportamenti più quotidiani, allora l’aforisma anticipa e presentifica la grande crisi degli ultimi trenta anni.
È evidente che, soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino, una delle grandi ideologie del XX secolo ha recitato il proprio de profundis, il comunismo sopravvive oramai solo come spauracchio nelle dichiarazioni di qualche anacronistico polituncolo. Si può affermare lo stesso per quella che spesso, con poco fondamento in verità, è stata tratteggiata come l’antitesi al sistema socialista, cioè il pensiero fascista, sempre che di un vero pensiero si possa parlare. Non mi voglio dilungare al riguardo, basti, in questa sede, una estrapolazione da “Il secolo breve” di Eric J. Hobsbawm: : “I movimenti fascisti attirarono ogni sorta di di teorici reazionari […] ma questi personaggi e le loro teorie erano più elementi decorativi che componenti strutturali del fascismo”. Certo è importante avere uno sguardo leggero ed ironico sulla storia, specie se si sta leggendo nel caldo dell’estate un esperimento di pensiero altro, nello specifico mi sembra doveroso compensare l’amico Woody Allen dall’avergli sottratto una delle sue frasi più celebri a lui attribuite ricordandone un’altra riferita ad un diverso evento, mi riferisco al Boston Tea Party che ha innescato la Rivoluzione americana. Descrivendo tale evento nel suo peculiare stile, il regista-filosofo-auto-satirico afferma:” […] degli americani offesi travestiti da pellerossa buttarono il tè inglese nella baia. Poi, dei pellerossa travestiti da americani offesi buttarono veri inglesi nella baia. Quindi gli inglesi travestiti da tè si buttarono l’un l’altro nella baia. Alla fine, dei mercenari tedeschi vestiti solo coi costumi delle Troiane si buttarono nella baia senza motivo alcuno”.
Tornando all’incipit del nostro incontro: che Dio sia morto ce lo aveva anticipato ancora nel XIX secolo il mio caro amico Nietzsche, ma che la verità non sia più da ricercare nella vita ultraterrena assisa sulle ginocchia dell’Eterno è dato per scontato da secoli. Quello che mi appare ancor più terribile è il fatto che nessuno sembri accorgersi che gran parte del dibattito contemporaneo non rappresenti più il pensiero debole quanto il pensiero del nulla. Quasi ci abitasse la necessità di un funzionale autoinganno: se non mi rendo conto di non dire nulla, se tutti attribuiscono valore a questo nulla, allora diviene qualcosa e posso serenamente continuare a non interrogarmi su ciò che magari un contenuto lo ha! Lo so, può sembrare complesso, ma non lo è: provo ad esemplificare. Diversi anni orsono in una meravigliosa classe di liceo stavo tentando di chiarire il concetto della fine delle ideologie, del vuoto intellettuale e dell’auto-inganno dell’intellighenzia contemporanea ricorrendo ad una allegoria: l’immagine di un treno sul quale salgono i passeggeri, si distribuiscono casualmente nei vari scompartimenti e cominciano a conversare, come accadeva spesso prima dell’avvento dei cellulari. Ben presto il dibattito si concentra sull’opportunità di aprire i finestrini oppure tenerli chiusi (oramai questione obsoleta in molti treni con i vetri fissi). In breve si costituiranno due fazioni, i chiusisti e gli abbassisti.
Certo le ragioni più oneste dei due schieramenti vanno rintracciate in motivazioni personali ma, entrambe le fazioni, sosterranno il loro punto di vista con motivazioni di alto valore etico ed interesse collettivo, chessò, proteggere i più deboli dall’aria corrente per sostenere la tesi chiusista, oppure tutelare la salute degli stessi consentendo un ricambio d’aria per il movimento abbassista. Non solo, sicuramente andranno imputate allo schieramento contrario ragioni di squallido opportunismo con dietrologie ad hoc, per esempio i finanziamenti di industrie farmaceutiche che faranno guadagni enormi vendendo medicinali o per curare i malati causati dall’insufficiente ricambio d’aria o quelli generati da una improvvida esposizione a corrente d’aria. È evidente il riferimento ai finanziamenti occulti ed illegali ai partiti che fanno storia da secoli in ogni fazione degna del ruolo di partito nazionale. Per chi fosse interessato posso suggerire la visione del filmato prodotto dai ragazzi della classe in oggetto e rintracciabile su you tube col titolo di “In treno”, ma per chi, come me, fosse afflitto da difficoltà informatiche, racconto anche la conclusione della parabola.
Nel bel mezzo della violenta contesa che ha coinvolto tutti i partecipanti al viaggio, e approfitto dell’opportunità per ringraziare e fare i complimenti agli attori che hanno improvvisato tutta la vicenda, ecco che si avverte la voce innocente di una bambina, Misia, come esplicito nel titolo, che, magari parafrasando la ben nota domanda-denuncia de “Il re è nudo”, chiede “forse” ingenuamente: “Scusate, qualcuno sa dove va questo treno?”
Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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