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I figli dell’after wall

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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I figli dell’after wall
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“[…] sottoponga, insieme con noi, al suo famoso cannocchiale rivoltato i fatti più notevoli, le questioni più ardenti e le più mirabili opere dei giorni nostri. Caro il mio dottore, ho gran paura ch’Ella non vedrà più niente né nessuno”: Le righe di apertura sono tratte dal racconto di Luigi Pirandello pubblicato sul Corriere della sera del 19 ottobre 1911 col titolo “La filosofia del lontano”. In esso già si intravede il capolavoro dei “Sei personaggi in cerca d’autore” e già questo gli varrebbe il nostro interesse, ma quello che più mi preme in questa sede non è l’analisi letteraria e psicologica del testo, piuttosto la possibilità di soffermarmi sulla teoria elaborata dal protagonista del brano, il “povero dottor Fileno” che, oltre a recriminare sul nome affibbiatogli da quell’incapace del suo autore, accusa lo stesso di non aver saputo valorizzare adeguatamente la sua filosofia, “La filosofia del lontano”, basata sull’impiego del cannocchiale rovesciato.

Nell’idea pirandelliana l’operazione doveva consentire all’osservatore quella sorta di distacco che avrebbe garantito allo stesso l’impassibilità di scuola ellenistica, operazione non mai riuscita al povero dottor Fileno. Come sempre, però, vorrei utilizzare la provocazione pirandelliana attualizzandola come occasione per un “pensiero altro”. A mio modo di vedere, infatti, molti politici, molti analisti, commentatori, intellettuali e sedicenti tali, insomma, la maggioranza dell’attuale intellighenzia, guardano il mondo contemporaneo da un osservatorio obsoleto, distorsivo, inefficace, come se studiassero gli avvenimenti ricorrendo al cannocchiale di Pirandello, solo che su di loro l’effetto è di vedere il presente con gli occhi del passato così da non comprenderlo affatto.

Mi spiego: è preliminarmente necessario sottolineare che, anche nel vecchio continente (sempre rendendoci conto che il vecchio continente implica anche i paesi maggiori protagonisti del secondo dopoguerra e non solo la “convenzionale Europa”) ma ancor di più in un’ottica globale, la maggioranza della popolazione è composta dalla generazione dell’after wall. Il 1989 può essere utilizzato, senza scomodare Hobsbawm, come spartiacque epocale ed è utile ricordare che da quella data sono trascorsi oramai trenta anni. Certo, nel “tempo della storia” possono essere pochissimi, ma il piano inclinato dello scorrere dello stesso ha determinato una accellerazione esponenziale così che i cambiamenti intercorsi nei soli trenta anni ai quali ci riferiamo possono essere tranquillamente comparati a quelli avvenuti nel corso di tutto il “secolo breve”, sempre per dirla con Hobsbawm, e di gran parte dell’800.

Le ultime elezioni europee hanno rimarcato come gli equilibri partitici si sovvertano nel breve volgere di un anno, i commentatori parlano di “eletttorato volatile”, intendendo volubile e non senza una punta di caustico e saccente sarcasmo. Non capiscono, o non vogliono capire, che il disordine valoriale dal quale sortisce la realtà dei fatti che stiamo vivendo, lo ha determinato proprio la loro generazione, quella di quei saputi intellettuali che ha raccontato dei miracoli (falsi) della globalizzazione, di una pacificazione (falsa) del pianeta, di un progresso (falso) del sistema, di un benessere (falso) per tutti. Che poi tale disordine, o presunto tale, sia negativo è, ancora una volta, il giudizio severo della generazione che lo ha causato e che non lo sa comprendere.

Le nuove generazioni non sono né prive di valori né sono così confuse, al contrario, sono, nella mia personalissima ottica, condizionate da quello stesso pragmatismo esasperato che hanno incontrato già definito nel loro super-io e che, fortunatamente, sanno spesso tradurre in un fastidio, in un disagio esistenziale che, non sempre ovviamente, sa trasformarsi in solidarietà, in speranza, in prospettive ambientaliste, in ottiche post ideologiche. Già, spesso la vecchia generazione si è glorificata dell’abbattimento del muro, ma è proprio il mondo del dopo muro che sta tentando di scrivere i nuovi valori, e la stessa generazione che lo ha eliminato vorrebbe che rinascessero dalle proprie ceneri quei meccanismi bipolari che lo hanno prodotto?

Non è possibile comprendere il mondo after wall con categorie novecentesche né è ipotizzabile consegnare il destino dell’umanità alla generazione contemporanea solo perchè è “bello” un cambio generazionale. Il vero cambiamento è nell’impiego di una prospettiva libera da dogmi, specie se meccanicamente ereditati dai fallimenti delle generazioni precedenti, forse è bene non ricorrere al cannocchiale pirandelliano, così impersonale e freddo, incapace di riconoscere l’uomo inghiottito da statistiche da libro di storia. Non se ne faccia un cruccio l’accozzaglia dei “poveri dottor Fileno”, ma si affianchi con modestia ed assunzione di responsabilità alle nuove generazioni così che l’abbattimento del muro di Berlino non ne generi l’innalzarsi di numerosi altri, e non mi riferisco banalmente al muri trumpiani ed est-europei. I muri più pericolosi sono quelli di natura etico – culturale che non proteggono dagli altri ma imprigionano chi li erige e, purtroppo, ogni uomo tende ad isolarsi sempre più nel suo loculo sicuro dove, perdendo di vista gli altri uomini, non può più comprenderne la bellezza.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
Clicca qui per leggere tutti gli articoli

Ferruccio Masci
29 Maggio 2019 alle 8:43
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