
Qualcuno di voi ha mai abortito?
Io no.
Perché sono un uomo.
Quando quel grido è arrivato ho capito che il mondo era appena cambiato per sempre. In quell’esatto istante. E quasi non volevo andarci in quel bagno, e non volevo aprirla quella porta, perché sapevo che la avrei trovata lì, con le mutandine rosa con gli orsi che tanto le piacevano e altrettanto non piacevano a me, alle caviglie, macchiate, e la testa tra le mani, e quel grido profondo e disumano nelle orecchie.
Come la crosta terreste che si spacca. Come il mare che vomita dolore. Come una lupa che insulta la luna e la sfida.
Qualcuno di voi ha mai abortito?
Io no.
Perché sono un uomo.
Una mano sul volante e una su di lei. “Smetti di piangere, amore. Smetti. Smetti, ti prego.”
Volevo smettesse di rivoltare zolle di dolore. Non riuscivo a guidare. E lei teneva le gambe strette. E poi in alto, sul cruscotto. Che fai? Sciocca bambina. Non servirà.
Ripenso a quando d’estate toglieva i sandali gialli, dopo una giornata di mare, e li piazzava sul cruscotto con aria impertinente di bambina adorabile e impunita. Su quei bei piedoni bianchi granelli dorati di sabbia, uno sbuffo di gelato al cioccolato sulla sua guancia, odori di cocco e sale.
Smetti di piangere, ti prego. Fammi guidare. Fammi arrivare in ospedale.
Qualcuno di voi ha mai abortito?
Io no.
Perché sono un uomo.
Guanti e mani che la scavano e la rivoltano. Attrezzi. Ha freddo.
Come lo so? Lei ha sempre freddo. Anche ad agosto. Anche nel posto più caldo del mondo lei si stringe a me, appoggia la testa sulla mia spalla e rabbrividisce: “Mi scaldi?”
Ora su quel lettino ha freddo e ha paura.
Le mutandine con gli orsi sul linoleum verde del pavimento. Un orso sorride da una macchia di sangue.
Che qualcuno la copra. Ha freddo, ne sono sicuro.
Qualcuno di voi ha mai abortito?
Io no.
Perché sono un uomo.
Quella pallina lì è tuo figlio. Quel buco. Quell’occhio cieco. Quell’oblò chiuso sul futuro.
Era tuo figlio.
Lei urla di guardare bene, di controllare ancora. Urla. Urla.
Con uno zompo eccezionale era piombata sul letto urlando, Lei, con quel test in mano, e tu la avevi presa in giro, le avevi detto che forse era stato il prosecco, o le ostriche, o tutta la panna che si era mangiata la sera prima. E invece no era vero. E lei urlava di gioia.
Quella pallina lì è tuo figlio. Quel buco. Quell’occhio cieco. Quell’oblò chiuso sul futuro.
Era tuo figlio.
Lei urla di guardare bene, di controllare ancora. Urla. Urla.
Ma pare che succeda. Che sia tutto normale. Che sia tutto giusto e fisiologico. Così dice il medico.
E ora che ne sarà di lei? E di me? E del nostro oblò sul futuro?
Qualcuno di voi ha mai abortito?
Io Sì.
Perché sono un uomo.
“Rosso Pistacchio” è la rubrica di Marzia Pistacchio, che ama definirsi “una truccatrice struccata”. Ogni martedì uno spazio al femminile dal taglio volutamente “leggero” in cui parlare a 360 gradi di tutto ciò che ruota intorno alle donne. In salsa savonese, naturalmente. Clicca qui per leggere tutti gli articoli