
Che sia il desiderio di evadere dalla routine di tutti i giorni o la cieca fiducia nella buona sorte, di fatto in Liguria sono molti quelli che decidono di affidarsi alla dea bendata. Negli ultimi tempi, però, si registrano delle tendenze diverse, che meritano di essere analizzate.
Dall’Agenzia dei Monopoli arriva il dato più rilevante, che risale al 2017 quando in regione sono stati spesi circa 2 miliardi di euro in gioco d’azzardo. Si tratta di una media di oltre 1.200 euro per abitante e sarebbe proprio Loano il comune ligure con il più alto tasso di giocatori. L’altro dato interessane è che una parte dei soldi spesi, che i giocatori vincono, viene il più delle volte investita nuovamente nel gioco.
La situazione è diversa per quel che riguarda, invece, il SuperEnalotto e il Lotto, che vedono rispettivamente un calo del -4,7% e -31,8%, mentre stabile è il giocato sulle slot, con principale riferimento alle slot online. Sembra che tale differenza sia dovuta al fatto che queste due tipologie di gioco siano più appetibili solo per gli anziani.
C’è da chiedersi, comunque, se con le recenti misure di prevenzione che il governo sta portando avanti per combattere la ludopatia, le cifre suddette possano subire ulteriori variazioni. Da Il Secolo XIX, apprendiamo anche che in Liguria sono stati stanziati ben 1,3 milioni di euro, da autorizzare proprio come fondo per aiutare le ASL a contrastare il fenomeno. Ma quali fattori hanno permesso al gioco d’azzardo di guadagnare così tanto terreno?
Difficile rispondere a questa domanda, anche se una parte dell’impennata si deve al fatto che per questo tipo d’intrattenimento non è più necessario recarsi nelle strutture che ospitano le macchinette. Con un computer ci si può collegare da casa ad un qualsiasi portale di giochi. Attraverso il canale virtuale, gli utenti hanno la possibilità di scegliere tra vari giochi e di usufruire eventualmente anche di bonus e offerte.
Proprio per questo, l’unica cosa certa è che tutti gli emendamenti tesi a tutelare gli italiani dovranno tenere conto anche di quello che accade sul web. Piccoli grandi passi sono stati già fatti su questo fronte: è il caso della cosiddetta “Blacklist” dell’AAMS, in cui convergono tutti i siti che non sono autorizzati dallo Stato.