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Aveva 57 anni

Millesimo: è morto Mirco Pellegrini, batterista rock dall’anima fragile

Andrea Chiovelli
22 Marzo 2019 alle 7:42
22 Marzo 2019
Millesimo: è morto Mirco Pellegrini, batterista rock dall’anima fragile
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Da anni schiavo della droga che ha annientato il suo talento innegabile

Millesimo. Un musicista, un animo rock, che in passato ha saputo stupire per la sua abilità alla batteria, specie nel gruppo valbormidese de I Giullari, ma anche a Genova quando ha suonato per la rappresentazione di Jesus Christ Superstar negli anni Novanta. Se ne è andato a 57 anni Mirco Pellegrini, un millesimese fragile, che non è mai riuscito a liberarsi dalla dipendenza della droga.

Il funerale si svolgerà nella chiesa parrocchiale di Millesimo domani pomeriggio alle 15, e oltre al padre con cui viveva, è la sorella Serena che vuole ricordarlo con un messaggio di addio, carico di rabbia contro quella schiavitù che ha annientato il fratello per anni, ma anche ricco d’amore.

“L’unica cosa che rispecchia e dice chi siamo realmente, è la nostra anima. In essa è racchiusa la nostra vera essenza, quella che spesso nascondiamo con un carattere difficile, a volte irragionevole, dietro ad errori e scelte che diventano malattie, come la droga, un demone senza pietà ma che appunto, nascondiamo. L’anima, il nostro nudo emotivo, forse la vedono in pochi. Sempre troppo pochi. Io voglio far sapere com’era l’anima di Mirco, perché la sua anima è stata l’unica parte di lui che la droga non ha potuto prendersi”.

“Mirco aveva un nudo interiore buono. Mirco aveva un’intelligenza vivace. Mirco sapeva essere generoso, troppo. Mirco era ingenuo, di quella parte bambina che in lui non ha saputo diventare adulta e non lo aiutava a difendersi. Mirco era ironico, pungente e con la battuta pronta, poteva farti ridere fortissimo o insultarti con finezza. Mirco era fragile, come uno stelo di erba, sensibile di una sensibilità che si strappava con crudezza e facendo rumore. Ma più di tutto… Mirco era un artista. Lui amava la musica e la musica amava lui. La musica è diventata il suo respiro, le sue orecchie, i suoi stessi occhi”.

“Diventava questo, quando si sedeva alla batteria ed impugnava le bacchette. Diventava un cuore pulsante insieme al suo strumento, insieme alla sua batteria… Diventavano, in simbiosi, i battiti del suo cuore stesso. Diventava un mago, faceva incantesimi mentre le sue braccia disarticolavano musica col ritmo della gioia. Mirco suonava, suonava, suonava… E mostrava la sua anima in questo modo. Comunicava al mondo ‘Ecco, questo sono io! Sono Mirco!’. Ecco. Questo sono io. Sono Mirco. Ricordatemi per la mia anima, ora che suono di nuovo la mia batteria. Potrete ascoltarmi nel vento”.

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