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Ginofobia e ginecocrazia

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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Ginofobia e ginecocrazia
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“Amare una donna intelligente è segno di omosessualità” affermava Charles Baudelaire, l’autore de Les Fleurs du mal, testo fondamentale della poesia dell’800 francese e mondiale. Non se ne abbiano le donne, ogni affermazione decontestualizzata può assumere sensi diversi da quelli intesi dall’autore e, comunque, è bene leggerla all’interno della prospettiva del tempo e del luogo in cui è stata concepita. In verità ho fatto ricorso all’aforisma di apertura solo per rimandare ad una doverosa riflessione sulla figura attuale della donna vista poi la prossimità della ricorrenza dell’8 marzo.

I miei lettori già sanno che il rimando storico all’origine della celebrazione è un falso, per chi non ne fosse informato rimando al mio articolo dello scorso anno “Il giallo della mimosa”. Ora, se possiamo giustificare l’affermazione di Baudelaire che ha scritto circa due secoli fa e che si è fatto abbondantemente perdonare regalandoci la bellezza della sua poesia, è impensabile non condannare le dichiarazioni di un “commentatore sportivo” pagato dalle televisioni (nello specifico quella di Stato) che, nel corso di una delle troppe trasmissioni sul nulla si è espresso sulla donna come cito testualmente: “Quando sento una donna, poi la moglie di un calciatore, parlare di tattica mi si rivolta lo stomaco, non ce la faccio. Se parli della partita e di come è andata va bene, ma non puoi parlare di tattica perché una donna non capisce come un uomo“.

Che reali o presunte capacità pedatorie autorizzano a sentenziare su ogni argomento è oramai diffuso, ma una simile sciocchezza non è passata tanto che la Rai ha sospeso lo sprovveduto commentatore per due settimane anche se non credo che un corso accellerato di soli 14 giorni possa risolvere problemi tanto gravi. Quello che è certo è che dobbiamo riconoscere che la nostra società è palesemente maschilista, basti constatare la differenza nelle retribuzioni tra uomini e donne. Sono certo che i miei intelligenti lettori non considerino il valore di una persona in relazione alla sua retribuzione, abitudine in verità assai diffusa, ma l’oggettiva discriminazione rimane. È ora il momento di provare a comprendere, sempre con l’intento di contribuire alla sopravvivenza di “un altro punto di vista”, le ragioni di tanta discriminazione sessista.

Anche se potrebbe risultare oscuro il nesso, credo sia possibile riconoscere la radice del problema in una epigrammatica sentenza latina: mater certam est, pater… ! Per i più curiosi rimando all’interessante opera di Bachofen intorno all’insorgere delle società patriarcali, a noi basti precisare che nello “stato di natura” la coppia era occasionale, temporanea e più o meno consapevolmente, finalizzata alla sola sopravvivenza della specie, ma, ovviamente, la maternità era evidente, insomma, la genitrice ben sapeva chi aveva partorito, ma, viste le libere frequentazioni di ogni persona, nulla di certo era affermabile intorno alla paternità.

Quello che il caro amico Nietzsche avrebbe definito come “risentimento” mosse il maschio ad organizzare un capillare sistema di controllo che vanificasse il naturale vantaggio femminile: ecco compreso l’insorgere del matrimonio, della coppia chiusa, della proprietà privata nei confronti di un essere umano, del mito della verginità con tutto ciò che ne consegue. Si passa in questo modo da una naturale e non violenta ginecocrazia al più feroce e bellicoso fallocentrismo dello stato moderno.

Non è questo il luogo per un percorso storico e antropologico, ma possiamo concederci una riflessione su come la strategia abbia avuto successo tanto che sia i maschi che le femmine tendono ad una visione fallocentrica e pregiudiziale in diverse situazioni quaotidiane, un esempio? Ecco: Se si vede una ragazza giovane e bella accompagnarsi, in senso lato, ad un uomo evidentemente molto più anziano di lei, addirittura anche poco avvenente, non è forse vero che il commento, magari solo pensato, da parte di tutti sarà “Bè, di sicuro lui ha i soldi”.

Quanto sarebbe utile al nostro modello culturale recuperare il valore della saggezza di molti anziani, quasi quanto restituire agli stessi il diritto di invecchiare senza dover sembrare giovani, eppure sappiamo bene quanto decresca la spesa pro capite per l’acquisto di libri mentre le fa da contraltare la crescita direttamente proporzionale della spesa per interventi chirurgici per rimuovere adipe, nasi, aumentare seni, peni e labbra!

Mi sembra evidente che la gabbia della follia nella quale ci aggiramo quotidianamente si regga sulla nostra stessa deviata volontà, nessuno ci impone di amare qualcuno e non un altro, nessuno ci costringe a salire ogni giorno su di un palcoscenico per recitare al cospetto di un pubblico, nessuno se non noi stessi, manipolati da una falsa cultura che si autoafferma confermandosi come solo i simulacri sanno fare. È il momento di guardarsi un poco alle spalle, a quel tempo della natura in cui il femminile aveva orgoglio di sé e non imitava la mediocrità del fallocentrismo, dobbiamo guardare indietro per poter riprendere ad andare avanti e, ne sono sicuro, sarà il femminile a riscoprirsi e ad indicare la via.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
Clicca qui per leggere tutti gli articoli

Ferruccio Masci
6 Marzo 2019 alle 8:00
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