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Economia

Editoria, Crimi annuncia gli Stati generali: “Studiamo incentivi per i lettori”

Il sottosegretario all'editoria spiega le idee in campo per rinnovare tutto il settore: dall'incentivo per i lettori a una più equa distribuzione della pubblicità

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Liguria. “Entro marzo avvieremo gli Stati generali dell’informazione e dell’editoria”: ad annunciarlo, ai microfoni di Bergamonews, è il sottosegretario all’editoria Vito Crimi (del Movimento 5 Stelle), a margine della lezione tenuta ai ragazzi della Bergamonews Academy 3 durante la quale ha spaziato dallo stato di salute del settore alle novità che lo attendono.

Una notizia che fa seguito alla dichiarazione di intenti fatta del presidente del consiglio Giuseppe Conte nella tradizionale conferenza stampa di fine anno.

Crimi, qual è l’obiettivo degli Stati generali dell’informazione?

Quello del rinnovo dell’editoria. Finora il contributo al pluralismo si è tradotto sostanzialmente in un contributo ai bilanci degli editori: questo io lo chiamo incentivo all’azienda, non al pluralismo. Tutta la filiera, invece, andrebbe incentivata, a partire dal giornalista fino all’edicola, passando dalla distribuzione e da ogni altro operatore coinvolto nel sistema. Oggi bisogna contribuire al sistema editoria nel suo complesso: per farlo occorre rivedere tutto l’impianto, serve un momento di riflessione generale.

I tempi?

Pensavamo di riuscire entro la fine di febbraio, probabilmente avvieremo questo percorso ai primi di marzo: sarà un momento di grandissima apertura, nel quale toccheremo tutti i temi.

Ci può dare qualche anticipazione?

Il ragionamento deve partire dai cittadini, dal loro diritto di informarsi e da come possiamo proteggerli dalle fake news. Ma poi c’è il giornalista che va tutelato dal punto di vista retributivo, protetto dalle querele, tutelato nelle fonti. E ancora c’è il fronte degli editori, con il tema della concentrazione che va a scapito dei più piccoli. Per non parlare della distribuzione, perché ovviamente a fronte dell’attuale calo delle vendite tutto il sistema che sta dietro e attorno soffre di conseguenza.

Quali risultati vi aspettate di ottenere?

Sicuramente non sarà un percorso breve ma alla fine avremo una chiara fotografia del settore ed emergeranno anche delle possibili soluzioni. Dobbiamo tenere conto di come e quanto velocemente il mondo stia cambiando. Pensate solo al fatto che adesso tutte le informazioni e il mondo virtuale che ci interessa sono dentro gli smartphone: chi l’avrebbe detto solo tre anni fa? Purtroppo gli editori si stanno adagiando e continuano a proporre la loro risposta a una domanda che è cambiata. Noi vorremmo aiutare chi fa informazione ad adeguarsi alla domanda del lettore. Finora non è successo e il risultato è stata un’offerta sempre uguale.

Tra le proposte che state studiando c’è anche quella di un incentivo al lettore: ce la spiega?

Se l’obiettivo è incentivare il sistema editoria è chiaro che non è una risposta adeguata dare soldi agli editori affinché ripianino i bilanci, molto meglio incentivare i lettori a leggere. Come? Anche attraverso un contributo, un bonus che premi chi sceglie di informarsi. Così aiuto davvero a creare persone che imparino a informarsi tramite canali di informazione professionale. Diamo un contributo ai lettori, poi saranno loro a scegliere le fonti da cui informarsi. Ciò permetterebbe la fidelizzazione da un lato e dall’altro ai giornali di vendersi e trovare il proprio pubblico. Ogni abbonamento digitale, ad esempio, è tutto guadagno per il giornale: è lì che deve andare l’incentivo.

Quindi lei vede già lettori pronti a pagare per dei servizi aggiuntivi?

È una strada che tanti giornali stanno percorrendo, all’estero un po’ di più, ma anche in Italia abbiamo esempi come il Fatto Quotidiano che permette ai suoi lettori abbonamenti differenti, con più contenuti, più benefici. Credo sia una strada assolutamente percorribile. Ma funziona molto anche la socializzazione, il creare la comunità, una comunità che si riconosce e riconosce la credibilità del giornale. Perché la credibilità è la cosa più importante: teniamo presente che un errore, una notizia sbagliata penalizza al punto di costate anni di fatica in termini di credibilità costruita.

Durante la lezione ai ragazzi lei accennava anche a una sorta di “marchio di qualità” per i giornali.

Diciamo che occorre valorizzare l’informazione di qualità e mettere il cittadino nelle condizioni di distinguere un sito che fa informazione in modo professionale da uno che invece veicola notizie non verificate. Sarebbe opportuno avere qualcosa che segnala questa opportunità. Importante sempre ma ancora di più in settori specialistici come possono essere quello sanitario o della sicurezza: informazioni non veritiere sono pericolose e possono portare a effetti gravi.

C’è, infine, tutto il tema legato alla pubblicità. Cosa non va oggi?

Oggi c’è una distribuzione distorta della pubblicità che non corrisponde alla reale fruizione da parte di lettori o telespettatori. Vengono utilizzati parametri vecchi che tengono conto dell’audience televisiva in base ai sondaggi. Ma oggi l’audience televisiva è solo una minima parte, i programmi vengono veicolati tramite i dispositivi più diversi. Finché non si arriverà a uno strumento capace di conteggiare esattamente tutto questo non avremo mai metriche in grado di rendere giusta la distribuzione pubblicitaria. E spesso chi fa pubblicità si affida e si fida di intermediari che in realtà guardano al proprio guadagno e acquisiscono onorari anche da coloro sui quali andrebbe fatto l’investimento. Per cambiare dobbiamo interrompere questo meccanismo e l’attuale sistema della rilevazione non fa altro che gonfiare alcuni mercati rispetto ad altri.

Luca Berto
8 Febbraio 2019 alle 18:42
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