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Valorizzare i giovani della Primavera resta una chimera

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

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Valorizzare i giovani della Primavera resta una chimera
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Per uno come me che dedica la vita al calcio giovanile la constatazione è amara. Ogni qualvolta si fanno raffronti con le altre realtà europee ci si accorge che l’Italia resta ancora indietro anni luce nell’impiego dei giovani nel calcio. Da un recente ed affidabile studio, infatti, emergono dati a dir poco inquietanti sull’utilizzo dei talenti usciti dai vari settori giovanili italiani nelle prime squadre. Di tutti i ragazzi fuoriusciti dal Campionato Primavera 2017/18 solo il 33% è rimasto nel professionismo (Serie A, B o C) e di questi però solo 10 (circa il 3%) militano nelle prime squadre delle formazioni di Serie A. Un dato che fa riflettere.

Un altro elemento interessante è quello secondo cui, delle prime cinque squadre in classifica, solo una, l’Inter, ha fatto esordire in Serie A un giocatore con meno di 21 anni, ma parliamo di Lautaro Martinez, e non di un ragazzo del nostro vivaio. In questa stagione in corso sono solo 16 i giocatori sotto i 21 anni che hanno fatto il loro esordio, ma solo 4 sono quelli italiani e si tratta di Zaniolo e Pellegrini (Luca) della Roma, Matarese del Frosinone e Sottil della Fiorentina. Lo scorso anno, alla fine del torneo, i giovani a esordire furono 40, di cui 12 italiani. Solo due, però, sono rimasti nell’organico delle formazioni di Serie A anche se, al momento, aggregati alla Primavera (Salcedo dell’Inter e Torrasi del Milan).

In merito al grave problema il tecnico del Torino, Mazzarri premiato dai Golden Boy, si è espresso cosi: “C’è la tendenza a fare le rose non pensando di poter valorizzare, ad esempio i migliori delle varie Primavera. Noi per esempio ci siamo trovati a dover far allenare in ritiro giocatori in prestito che immancabilmente hanno chiuso la strada a quei tre quattro ragazzi che avrei voluto far stare con noi. A volte quando ci sono questi nuovi corsi e nuovi cicli non si tiene in considerazione questo fattore. Secondo me bisognerebbe fare una rosa di 22 composta da 4-5 Primavera che stando con la prima squadra possano crescere e allenarsi con campioni. Sicuramente farebbe da stimolo e noi allenatori potremmo dargli qualcosa in più di quello che possono imparare dal vivaio”.

Anche su sponda Atalanta, considerata la regina indiscussa in fatto di giovani promesse ci si sta muovendo: “Mio figlio Luca ha parlato dello spazio da dare anche ai giovani della Primavera, io sono d’accordo”- così il presidente Antonio Percassi ha sposato l’idea di uno sfoltimento della rosa a gennaio rimpolpando l’organico con i gioielli di famiglia di Zingonia – la strategia va ancora definita col mister e la dirigenza, perché l’eliminazione dall’Europa League di Copenaghen ha impedito ad alcuni di trovare posto in squadra. Qualcuno resterà, altri potrebbero andar via. Vogliamo valorizzare i giovani di nostra proprietà“.

Cresce intanto il partito dei delusi delle politiche federali vigenti. Le squadre Under 23 (di fatto solo la Juventus), partecipando al campionato di Serie C, possono infatti inserire in distinta ben 23 calciatori, contro i 20 delle altre partecipanti (tutte), di cui ben 4 fuoriquota (vedi Stephy Alvaro Mavdidi, attaccante del 1998 prelevato dall’Arsenal). Il limite di età passa di 4 anni (sono un’eternità) quello della Primavera. Tanti non lo ritengono in linea con la valorizzazione dei giovani.

“Ci rendiamo conto – sostengono moltissimi allenatori – che 4 giocatori sono il 36/37% della formazione titolare?”. Basta tornare un attimo indietro ed ascoltare le parole di Costacurta: “Le squadre B consentiranno a tanti giovani calciatori di maturare e far crescere la qualità dei nostri campionati e delle Nazionali azzurre, a partire dall’Under 21“. Ecco le eccezioni a tale dichiarazione. Tanto per cominciare di Under 21 c’è poco niente, ma soprattutto che senso ha una squadra giovanile con calciatori comprati in giro per il mondo, calciatori di categoria, alcuni addirittura superiore? I giocatori ri-acquistati (avete capito bene) dal club bianconero (per rimanere in tema) hanno un passato nel settore giovanile ma erano già stati valutati non idonei al livello della prima squadra, quindi ceduti. Questo è il modo in cui valorizziamo i giocatori dei settori giovanili? Ovviamente la Juventus (che dal punto di vista di tanti addetti ai lavori è un modello di calcio da seguire e tanto di cappello) vuole vincere subito e portare la seconda squadra in Serie B ed è vero anche che siamo al primo anno, ma le regole vanno riviste! Altrimenti di giovani se ne valorizzano veramente pochi…

Christian Galfrè
19 Dicembre 2018 alle 18:41
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