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L'angolo dei curiosi

La parabola dell’aragosta

Daria Croce
13 Dicembre 2018 alle 14:00
13 Dicembre 2018
La parabola dell’aragosta
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"L'Angolo dei Curiosi" è la rubrica per chi è desideroso di vedere, ascoltare, conoscere: ogni giovedì con Daria Croce e Giulia Grenno

“L’Angolo dei Curiosi” è la rubrica di IVG a cura di Daria Croce e Giulia Grenno per chi è desideroso di vedere, ascoltare, conoscere, ritrovarsi o dissentire.
A Daria e Giulia piacciono il profumo dei libri, il rumore della puntina che tocca il vinile, il buio in sala quando sta per iniziare un film, l’odore delle cartolerie, il ticchettio della macchina da scrivere, i ritratti in bianco e nero, le prospettive diverse, fermarsi col naso all’insù.
Se ti piace almeno una di queste cose, prenditi una pausa insieme a noi.

Mi è capitato di guardare un video in cui lo psichiatra americano Abraham J. Twerski racconta una parabola interessante sullo stimolo che permette all’aragosta di crescere.
Ve la riporto attraverso le sue parole:

“L’aragosta è un animale soffice, molle, che vive all’interno di un guscio rigido. Questo rigido guscio non si espande. Allora, come fa l’animale a crescere? Beh, con la crescita dell’aragosta, quel guscio diventa estremamente limitante e l’aragosta si sente sotto pressione, a disagio.
Così si nasconde sotto una roccia, per proteggersi dai pesci predatori, si libera dal guscio e ne produce uno nuovo.
Con il tempo e con la crescita anche questo guscio diventa scomodo, così torna sotto la roccia e ripete. L’aragosta ripete questo processo più volte. Lo stimolo che permette all’aragosta di crescere nasce da una sensazione di disagio.
Ora, se le aragoste avessero dei dottori, non crescerebbero più, perché al primo segnale di disagio l’aragosta andrebbe dal dottore a prendersi un Valium o un antidolorifico e si sentirebbe bene: non si libererebbe mai del proprio guscio.
Quindi, credo che sia ora di capire che i momenti difficili sono anche i momenti di crescita maggiore, che non fanno altro che aiutarci; se mettiamo a buon uso le avversità, possiamo crescere grazie a esse”.

Questa parabola mi ha scatenato una serie di riflessioni (di cui vi risparmio i vari passaggi), una delle quali è che dovremmo imparare a guardarci dentro, scrutando in profondità, mettendo a fuoco il malessere che proviamo e cercando di capire come affrontare le situazioni che ci creano ansia e preoccupazione.

Per quanto mi riguarda, ho messo in fila alcune cose che mi stavano prosciugando e una di queste è legata all’uso delle tecnologie. Dando un’occhiata al resoconto settimanale delle ore trascorse tra social, whatsapp e telefonate, mi sono resa conto di quanto tempo venga letteralmente buttato via.
Il semplice scorrimento di Instagram, Facebook o Pinterest diventa una sorta di magnete da cui non riusciamo a staccarci. Magari lo facciamo in momenti di pausa/intervallo/attesa durante la giornata, nella nostra testa sono solo attimi.
Il risultato è che, spesso, ci riempiamo il cervello di cose che, a ben guardare, non ci servono, non ci arricchiscono.

Non sono contraria alle tecnologie né ai social, mi piace la possibilità di entrare in contatto con tutto il mondo, di accedere velocemente a mille informazioni, dopo tanti anni sono ancora innamorata di YouTube come il primo giorno. Ma non voglio farmi prosciugare il cervello inutilmente.

Per riprendere le parole di Jovanotti (così iniziamo a evocarlo in vista del Jova Beach Party di Albenga): “Internet, la rete. È come se ci avessero messo a disposizione un’astronave e molti hanno deciso di usarne solo il bagno, ignorando che con le astronavi si possono raggiungere i confini della galassia, con un po’ di pratica e di attenzione. Entri nell’Enterprise e chiedi dov’è il bagno, e poi non ti muovi di lì”.13

“L’Angolo dei Curiosi” è la rubrica per chi è desideroso di vedere, ascoltare, conoscere, ritrovarsi o dissentire, ogni giovedì a cura di Daria Croce e Giulia Grenno: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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