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Cronaca

Inchiesta ambiente e rifiuti ad Alassio, i retroscena sugli arresti di Pizzimbone e La Porta fotogallery

In Lamborghini per controlli anomali sulla gestione rifiuti, incontri riservati per un contratto di consulenza fittizio sotto ricatto

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Alassio. Irregolarità ed anomalie nella gestione dello smaltimento dei rifiuti ad Alassio: da una segnalazione della società consortile Alassio Ambiente a Renzo Caponetti, presidente dell’associazione antiracket di Gela, in provincia di Caltanissetta, e dirigente nazionale della Federazione Antiracket italiana, che poi si è rivolto alla Questura di Savona è partita l’indagine della squadra mobile savonese, in collaborazione coi colleghi della mobile di Genova, che ha portato all’arresto dell’ex re dei rifiuti Pier Paolo Pizzimbone e dell’ex imprenditore e ora pensionato Mario La Porta.

Al centro dell’attività investigativa una recrudescenza nei controlli sull’attività della società dei rifiuti ad Alassio che, in certe occasioni, venivano effettuati anche da Pizzimbone che si presentava alla guida di un’auto di lusso, una Lamborghini. Gli inquirenti (le indagini sono state coordinate dai sostituti procuratori Chiara Venturi e Massimiliano Bolla insieme al vice questore aggiunto di Savona Rosalba Garello ed al vice questore di Genova Alessandro Carmeli) hanno poi accertato che è scattata una richiesta di denaro verso i soci della società consortile Alassio Ambiente da parte di Pizzimbone (di qui l’accusa di estorsione aggravata) alla quale è seguito il pagamento di 16 mila euro ripreso dagli stessi investigatori durante le indagini.

Secondo il quadro probatorio raccolto dalla polizia, Pizzimbone avrebbe lasciato intendere ad uno dei soci della Alassio Ambiente che il pagamento di una somma di denaro avrebbe “ammorbidito” l’amministrazione comunale. Inizialmente la richiesta di denaro sarebbe stata di 120 mila euro complessivi, poi scesi nella trattativa a 96 mila euro, 8 mila euro al mese. Pizzimbone avrebbe costretto i titolari della società che gestisce il servizio di igiene urbana per il Comune di Alassio a sottoscrivere un contratto di consulenza fittizio con il suo collaboratore, Mario La Porta, formalmente titolare di una società con sede in Albania, per ricevere denaro.

L’inchiesta era venuta alla luce lo scorso 28 novembre 2018 quando c’era stato un blitz da parte dei poliziotti della squadra mobile di Savona in Comune ad Alassio.

Nell’occasione, gli agenti hanno visionato e sequestrato diversi documenti legati proprio al settore dei rifiuti (l’indagine infatti vede coinvolto anche l’assessore alassino all’Ambiente, Rocco Invernizzi al quale però, almeno per il momento, sono stati contestati solo reati contro la pubblica amministrazione, per la precisione un tentato abuso d’ufficio in concorso con Pizzimbone).

Per riuscire a fare luce su questa vicenda gli inquirenti sono partiti analizzando anche gli interessi professionali di Pier Paolo Pizzimbone, imprenditore da sempre impegnato nello smaltimento dei rifiuti con l’azienda di famiglia Aimeri Biancamano di cui è co-fondatore. Società che, in passato, ha anche gestito rifiuti ad Alassio. Poi nel 2013 ad Alassio, con l’amministrazione Canepa, c’era stata la vittoria della Alassio Ambiente. Inizialmente la gestione dell’appalto non aveva incontrato problemi, ma le cose cominciano a cambiare con l’insediamento della nuova giunta di Marco Melgrati e l’avvio di controlli sempre più stringenti seguiti da sanzioni contro la società consortile, articoli di stampa negativi ed anche la minaccia di rescissione del contratto.

Dal luglio 2018 sono iniziati i controlli sempre più frequenti, con lo stesso Pizzimbone presente seppur non ne avesse alcun titolo. Alassio Ambiente ha voluto quindi capire questa situazione anomala: uno dei soci chiede un appuntamento a Pizzimbone, con il via agli “incontri segreti”, uno avvenuto nella Spa del Grand Hotel di Alassio il 4 ottobre scorso quando il referente della società consortile è stato invitato ad indossare un accappatoio per l’incontro con l’imprenditore.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Pizzimbone in quelle occasioni ha ribadito che l’amministrazione comunale era pronta ad erogare nuove sanzioni, ma anche ad arrivare alla rescissione del contratto ed avrebbe offerto un’opzione per “ammorbidire” la vicenda. Come? Con un contratto fittizio di consulenza per La Porta, con il denaro che sarebbe stato poi girato a Pizzimbone. Il versamento doveva avvenire in parte in contanti ed in parte attraverso il pagamento di fatture nei confronti della società albanese che faceva capo al collaboratore di Pizzimbone.

Da lì inizia la situazione ad alta tensione sui rifiuti ad Alassio, con Pizzimbone che rinnova un nuovo appuntamento, il 30 ottobre, al socio della Alassio Ambiente, stavolta in un ristorante alassino dove i cellulari vengono consegnati al cameriere prima della cena. Il giorno seguente c’è un nuovo incontro, durante il quale entra in scena La Porta per la prima volta e viene firmato il contratto di consulenza, in mezzo alla strada, in provincia di Imperia.

Il 23 novembre scorso sarebbe avvenuto il pagamento della prima tranche di estorsione, all’hotel Savoia di Alassio, con un rappresentante dell’azienda consortile che avrebbe consegnato una busta col denaro a La Porta. Proprio La Porta, prima di far recapitare il giorno dopo i soldi a Cervo allo stesso Pizzimbone, avrebbe speso parte della mazzetta in un negozio di telefonia e, probabilmente, anche al Casinò di Sanremo.

Infine, dall’attività di indagine, non risulta alcun coinvolgimento del sindaco Marco Melgrati. Le accuse alle quali dovranno rispondere Pizzimbone e La Porta sono estorsione aggravata (per il pagamento di 16 mila euro) e tentata estorsione (per le successive tranche di soldi da versare per la consulenza inesistente messa in piedi per coprire la tangente).  Pizzimbone, in concorso con Rocco Invernizzi, è accusato anche di un tentato abuso d’ufficio perché – questa la tesi della Procura – avrebbe cercato proprio attraverso l’assessore di fare assegnare un lavoro di pulizia e manutenzione delle strade alla Co.r.in.t.e.a. di cui l’imprenditore sarebbe stato socio occulto. Un tentativo che, però, non era andato a buon fine.

Nelle 41 pagine della sua ordinanza di custodia cautelare in carcere, il gip Alessia Ceccardi riferendosi ai due arrestati ha scritto che “hanno rivelato un carattere culturalmente improntato all’illegalità, prevaricatore e del tutto temerario”. Pizzimbone e La Porta saranno ascoltati per l’interrogatorio di garanzia venerdì mattina in tribunale a Savona.

Federico De Rossi
12 Dicembre 2018 alle 12:51
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