
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista?
Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
“Egli vive, per così dire, una natura artificialmente disintossicata, manufatta e da lui modificata in senso favorevole alla vita. Si può dire che egli è biologicamente condannato al dominio della natura” così sentenzia Arnold Gehelen nel suo saggio “L’uomo, la sua natura e il suo posto nel mondo” argomentando intorno a quell’essere anomalo che è l’uomo.
In verità, per molti aspetti, un simile approccio affonda le proprie radici in epoche ben più antiche del XX secolo, basti pensare ad un dialogo platonico, il Protagora, nel quale il padre dell’Accademia ateniese fa esporre al sofista di Abdera una tesi molto interessante ricorrendo, come spesso accadeva nei suoi dialoghi, ad un mito. Nello specifico si tratta del momento in cui Epimeteo, lo sprovveduto, incapace di preveggenza, riesce a convincere il fratello più accorto, Prometeo, a delegargli il compito di distribuire ad ogni animale qualità tali da consentire a tutti la sopravvivenza. Solo al termine della distribuzione il saggio Prometeo sarebbe intervenuto per verificarne la correttezza.
In verità Epimeteo, come era prevedibile, pur cercando di fare del proprio meglio, riuscì solo in parte nel suo intento, assegnò adeguatamente forza e velocità, prolificità o longevità, artigli e pellicce e così via per ogni qualità tanto da consentire l’equilibrata sopravvivenza di ogni specie animale, solo che, al sopraggiungere dell’uomo in attesa di ricevere quelle che sarebbero state le sue peculiarità, si accorse di aver distribuito tutto ciò che gli era stato consegnato, tanto da trovarsi costretto a lasciare l’uomo privo di doti atte alla sua permanenza sul pianeta. Ecco che divenne inevitabile l’intervento di Zeus il quale pensò bene di consegnare agli uomini aidos (Aidos era la dea greca della vergogna, della modestia e dell’umiltà, qualità utili a trattenere gli uomini dal fare il male) e dike (Dike era la dea della giustizia). Nella sua lungimiranza il padre degli dei aveva compreso che, essendo gli uomini sprovvisti di qualsiasi strumento utile al loro adattamento all’ambiente ed alla conseguente sopravvivenza della specie, era indispensabile fossero dotati della cultura e dell’organizzazione politica. È per questa ragione che ogni essere umano partecipa di quelle che possiamo definire “virtù politiche”.
Una riflessione interessante credo possa essere che tali “virtù”, più o meno omogeneamente distribuite tra gli uomini, non sono connaturate alla specie, sono state, per così dire, successive, una sorta di “rimedio postumo” ad un “difetto d’origine”. Per dirla col linguaggio del mito, non sono “doti epimeteiche” ma “rimedi prometeici”, forse è per tale ragione che è possibile insegnare aidos e dike agli uomini, mentre non si può nè è necessario “insegnare” ad un macaco ad appendersi per la coda.
Non posso che condividere l’approccio del sociologo tedesco Helmuth Plessner quando afferma che l’uomo è, diversamente da ogni altro animale, oltre che il proprio corpo anche chi è cosciente dello stesso, quindi, oltre ad essere “nell’ambiente” è un “io nell’ambiente”. Come sentenzia provocatoriamente il mio grande amico Gershom Freeman, tutto è cominciato quando un primate ha preso in mano una pietra e, pronunciando l’archetipico “Hu” l’ha nomata, quindi si è interrogato su chi avesse deciso che il nome della stessa fosse “Hu” per poi deliberare che cosa farne. Il senso dei millenni successivi è stato un ondivago procedere tra: scolpisco la pietra e creo un’opera d’arte o la utilizzo per colpire ed assoggettare altri primati? Ne consegue che l’uomo deve realizzarsi come l’essere anti-naturale.
Per dirla con Dawkins tutto l’ingranaggio dell’esistenza è fondato sull’egoismo del gene che, senza nessuna ragione apparente e senza nessun progetto escatologico, si ostina a replicare se stesso. L’uomo, pertanto, non può che manipolare la natura, rendendola artificiale, al fine di garantire la propria sopravvivenza, ma attenzione, questo non lo solleva assolutamente dall’atto tragico che stà realizzando, non può essere ottusamente un parassita che, attaccato alla vita dell’ospite, lo sfrutta fino alla sua stessa distruzione. Se è vero che siamo capaci di manipolazione della natura al fine della nostra sopravvivenza, diviene indispensabile imparare a manipolarla nella misura in cui, per rispetto o per egoismo posso addirittura utilitaristicamente soprassedere intorno alla questione, si garantisca la sopravvivenza della stessa e della nostra specie. Tornando allo sprovveduto Epimeteo: sarà bene cercare di non essere come la sciocca Pandora che non seppe trattenersi e scoperchiò il terribile vaso delle sofferenze.
Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì: clicca qui per leggere tutti gli articoli