
Dopo sette anni da Amministratore Delegato della Juventus, il noto dirigente è sbarcato a Milano, sponda Inter con tante idee e tanta voglia di fare come nel suo stile. Pur essendo arrivato da poco in casa del biscione sembra esserci da una vita e si muove già con la naturalezza di chi ha preso le chiavi del club ormai. Il dg varesino classe 1957 ha voluto far subito sentire la sua vicinanza anche ai ragazzi del settore giovanile nerazzurro che, da anni, rappresentano il vero fiore all’occhiello del club come certificato dai tanti trofei e scudetti vinti negli anni.
A margine della festa delle giovanili dell’Inter, ha voluto indirizzare alcune parole direttamente ai talenti di Roberto Samaden: “L’esperienza che state facendo è fondamentale perché rappresenta una palestra di vita, al di là di quello che potrà essere il vostro futuro nel mondo del calcio.
Nella vita bisogna imparare a superare ogni momento, di felicità e difficoltà. L’auspicio è che attraverso il divertimento possiate raggiungere soddisfazioni importanti nella vostra vita”. Certo che in precedenza per lui è stato più difficile trovare spazio lanciare promesse perché la Juventus aveva ed ha come obiettivo quello di vincere e le statistiche dicono che con troppi giocatori giovani in campo non si vince.
Così l’ad della Signora del Calcio, Marotta, viveva sconsolato la graduatoria stilata annualmente dal Cies, secondo cui il club bianconero figura nelle ultime posizioni per numero di calciatori del settore giovanile in prima squadra. Chiamato in causa sull’argomento, ha tuttavia fatto presente come, grazie anche al team di osservatori coordinato da Fabio Paratici, la Juventus può vantare circa 49 giocatori tesserati con un’età media di circa 20 anni in prestito in club delle principali top league europee.
«Questo perché in Italia non abbiamo a disposizione le seconde squadre», ha spiegato dopo aver ricordato come nell’attuale rosa della Juventus giochino calciatori giovani quali Betancour e Bernardeschi, ribadendo come le vittorie passino da «una rosa competitiva con un’età media giusta».
Indica il modello della Spagna, Marotta, aggiungendo : “Bisogna permettere la crescita fino alla prima squadra; loro hanno le seconde squadre mentre in Italia non ci sono. Quando si conclude il settore giovanile ci si ferma, il giovane calciatore non trova sbocco nella prima squadra perché non è ancora pronto. Tanto più è alto il livello, tanto è difficile l’inserimento” ha spiegato l’ad.
“Da noi spesso le società sono costrette a mandare in prestito i propri talenti. In questo modo si perde il fattore di crescita dato dalla qualità dei giocatori con cui si allenerebbero. Il calcio italiano deve capire che le seconde squadre sono propedeutiche all’ingresso in prima squadra“.