
Il mondo del calcio piange Felice Pulici, scomparso a cinque giorni dal suo 73esimo compleanno. Nato a Sovico, in provincia di Milano, il 22 dicembre 1945, l’ex portiere aveva iniziato la propria carriera nelle giovanili del Lecco. Suo papà lavorava alle acciaierie Falck di Sesto San Giovanni.
Alle scuole da geometra al Mosè Bianchi di Monza, ebbe un compagno speciale: Adriano Galliani. Esploso nel Novara (112 presenze tra il 1968 e il 1972), visse i suoi anni migliori alla Lazio dove conquistò lo scudetto nel 1974. Ceduto nell’ottobre del 1977 al Monza, fu per tre anni il portiere dell’Ascoli in Serie A. Oltre che nella Lazio, dove in cinque campionati riuscì a mettere insieme 150 presenze consecutive, nel Monza, e nell’Ascoli aveva giocato anche con il Lecco e il Novara.
Era cittadino onorario di Latera dal 2012, ma il rapporto con il paese del viterbese risale agli anni 80 quando con la S.S. Lazio partecipava a dei raduni sia con la prima squadra che con il vivaio. Approfittava di queste occasioni per instaurare un rapporto di amicizia con tutti, partecipando alle feste e seguendo le vicende calcistiche del G.S. Latera calcio. Rimasto sempre molto vicino all’ambiente biancoceleste (che contro l’Atalanta ha giocato il posticipo con il lutto al braccio), aveva ricoperto diversi incarichi dirigenziali (già dal 1983, con Giorgio Chinaglia presidente), tra i quali quello di responsabile del settore giovanile. Di professione avvocato, in passato era stato anche consulente legale della Lega Nazionale Dilettanti.
Il Presidente Cosimo Sibilia ha espresso tutto il suo cordoglio per la perdita di un grande uomo di sport. Sempre sorridente e allegro. Così lo ricordiamo.E con la mente andiamo a frugare il quel suo passato glorioso. Era il 28 novembre del 1976, “Magnifico” (definizione di Nils Liedholm, maestro anche di fair play), “Perfetto”, “Mostro”: così fu definito Pulici in quel derby vinto per 1 a 0 con rete di Giordano, in un giorno in cui fece capire di essere un campione anche dal punto di vista umano. A fine partita gli dissero che Tommaso Maestrelli, non solo un allenatore ma anche uno a cui voleva un bene dell’anima, fiaccato dal male che lo aveva aggredito non ce l’aveva fatta a vedere la partita dagli spalti, e lui scoppiò a piangere mentre cercava di dedicargli la vittoria.
Maestrelli salutò per sempre appena quattro giorni dopo e quella fu l’ultima gioia calcistica che la sua Lazio e Pulici riuscirono a regalargli. Maestrelli, ma anche Luciano Re Cecconi, il patron Umberto Lenzini, Padre Lisandrini, Renato Ziaco, Mario Frustalupi, Giorgio Chinaglia, Mario Facco, e adesso il portiere che parava anche l’aria. E’ lo sgretolarsi di una favola forse non replicabile nel calcio business di oggi. Ciao gigantesco Felice!